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Accise sui carburanti: ecco cosa non funziona e perché i consumatori pagano

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Accise sui carburanti: ecco cosa non funziona e perché i consumatori pagano

La presidente del Consiglio ha confermato in Parlamento quello che i consumatori denunciavano da mesi: l’accisa mobile è inutile. Peccato che dalla diagnosi non sia seguita nessuna cura.

Quando anche chi governa ammette che uno strumento non funziona, il passo successivo dovrebbe essere eliminarlo o correggerlo. Ma secondo l’Unione Nazionale Consumatori, ieri in Parlamento Giorgia Meloni ha fatto esattamente la metà del lavoro: ha smontato la logica dell’accisa mobile, senza però trarne le conseguenze pratiche.

Cos’ha detto Meloni e perché fa discutere

La presidente del Consiglio ha spiegato di non aver attivato il meccanismo delle accise mobili perché gli introiti derivanti dall’IVA — quelli che dovrebbero “finanziare” il taglio — non consentono di costruire un impatto percepibile dai cittadini. Il meccanismo, ha aggiunto, scatterà solo quando l’aumento del prezzo del carburante diventerà strutturale.

Per Massimiliano Dona, presidente dell’UNC, questa è una confessione involontaria: «La Meloni ci ha detto che interverrà quando oramai sarà già scattata la spirale inflazionistica, dopo che i buoi saranno scappati dalla stalla». In altre parole: uno strumento che si attiva solo quando il danno è già fatto non è uno strumento di tutela, è una promessa vuota.

Il pieno costa già 10 euro in più. Ma forse non se n’è accorta

L’UNC non usa mezze parole nemmeno sul tema dei prezzi reali. Solo negli ultimi otto giorni, il costo di un pieno di gasolio è aumentato di oltre 10 euro. «Evidentemente la Meloni non va più a fare il pieno come qualche anno fa», attacca Dona, «altrimenti si sarebbe accorta che l’impatto è già reale, eccome».

Il punto è politico oltre che economico: il decreto legge n. 5/2023 prevede l’intervento sulle accise solo quando i prezzi hanno già raggiunto soglie critiche. Una logica che l’UNC contesta da mesi, chiedendo invece un taglio immediato, «senza tante chiacchiere, senza se o ma, senza meccanismi mirabolanti».

La quarta strada che nessuno vuole percorrere

Meloni ha dichiarato di avere solo tre strade percorribili per allineare le accise. Ma l’UNC ne conta quattro. La quarta — quella ignorata — è allineare le accise verso il basso, riducendole rispetto agli attuali 67,29 centesimi al litro.

I numeri parlano chiaro: non averlo fatto ha fruttato allo Stato 552,4 milioni di euro in più nel solo 2026. Soldi che, secondo l’associazione, dovrebbero essere restituiti ai cittadini sotto forma di un taglio di 10 centesimi al litro sulla benzina e 20 centesimi sul gasolio.

Una proposta concreta, con cifre precise. In attesa che qualcuno a Palazzo Chigi decida di ascoltarla.

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