Pesticidi e accordo UE-Mercosur: le associazioni italiane lanciano l’allarme su salute e ambiente
Mercoledì scorso gli agricoltori europei sono tornati a manifestare davanti alla sede del Parlamento europeo, riunito per l’approvazione dell’accordo di libero scambio tra Unione europea e Mercosur. Con i loro trattori hanno portato al centro del dibattito pubblico le forti preoccupazioni legate agli effetti che l’intesa commerciale potrebbe avere sulle filiere agroalimentari europee, sulla tutela della salute dei consumatori e sui diritti dei lavoratori.
Le proteste degli agricoltori
Gli agricoltori chiedono con forza l’applicazione del principio di reciprocità, ovvero il rispetto delle stesse regole ambientali e sociali che l’Unione europea impone alle proprie aziende agricole. Secondo i manifestanti, senza garanzie concrete l’accordo rischia di penalizzare le produzioni europee, già sottoposte a norme stringenti, favorendo invece prodotti provenienti da Paesi con standard meno severi.
Il nodo dei pesticidi vietati nell’Unione europea
Uno dei punti più critici riguarda l’utilizzo dei pesticidi. Nei Paesi del Mercosur è ancora consentito l’impiego di numerose sostanze chimiche considerate pericolose e da tempo vietate nei 27 Stati membri dell’UE. Il timore è che questi pesticidi possano arrivare indirettamente sulle tavole europee attraverso le importazioni agroalimentari, che rappresentano una quota significativa degli scambi commerciali con il Sud America.
Il principio di reciprocità
La richiesta di reciprocità è legittima, ma nel caso dei pesticidi appare incompleta. Tra i prodotti che l’Unione europea potrebbe esportare con maggiori agevolazioni verso i Paesi del Mercosur figurano anche pesticidi con principi attivi vietati per l’uso agricolo in Europa. Si crea così un paradosso evidente: l’UE protegge salute e ambiente vietando certe sostanze, ma ne consente la produzione e la vendita all’estero, con il rischio che rientrino nel mercato europeo attraverso le importazioni alimentari. Una dinamica che favorisce soprattutto l’industria agrochimica.
L’allarme delle associazioni ambientaliste
Dodici associazioni italiane, (ACU – Associazione Consumatori e Utenti; AIAB – Associazione Italiana Agricoltura Biologica; AIDA – Associazione Italiana di Agroecologia; Associazione Italiana Agricoltura Biodinamica; Federazione Nazionale Pro Natura; Greenpeace Italia; Lipu; Osservatorio Fairwatch; UPBIO – Unione Produttori Biologici; Rete Semi Rurali ETS; Terra!; WWF Italia), hanno evidenziato il serio rischio di una riduzione delle garanzie a tutela della salute dei cittadini e dell’ambiente. Secondo le associazioni, se il Parlamento europeo non recepirà le richieste degli agricoltori, le norme che regolano l’autorizzazione e l’uso dei pesticidi potrebbero essere indebolite.
Produzione e commercializzazione
Le associazioni ribadiscono inoltre l’urgenza di estendere il divieto dei pesticidi pericolosi non solo all’uso, ma anche alla loro produzione e commercializzazione. Questa misura sarebbe coerente con il principio di prevenzione del rischio, oggi richiamato proprio nel dibattito sull’accordo UE-Mercosur, e contribuirebbe a evitare incoerenze normative.
Il rischio di deregolamentazione
Nel tentativo di rispondere alla frustrazione degli agricoltori, le istituzioni europee sembrano disposte a sacrificare normative avanzate in materia di tutela ambientale e sanitaria. Questo rischio si è già concretizzato con la proposta di provvedimento Omnibus per l’agricoltura, che prevede autorizzazioni a tempo indeterminato per l’uso di pesticidi, ignorando le evidenze scientifiche sulla loro pericolosità.
Si tratterebbe di una vera deregolamentazione, in netta contraddizione con gli obiettivi del Regolamento SUR sulla riduzione dell’uso dei pesticidi, ritirato dalla Commissione europea dopo le proteste dei trattori nel 2024. Un precedente che oggi potrebbe ripetersi, mettendo nuovamente a rischio la sicurezza ambientale e sanitaria senza affrontare i problemi strutturali delle aziende agricole.
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