Acqua in bottiglia sotto accusa: fino a tre volte più microplastiche del rubinetto
Un recente studio scientifico riapre il dibattito sulla qualità dell’acqua in bottiglia rispetto a quella del rubinetto, mettendo in luce un dato sorprendente: le bottigliette di plastica potrebbero contenere una quantità significativamente superiore di micro e nanoplastiche.
La ricerca, condotta dalla Ohio State University e pubblicata sulla rivista Science of the Total Environment, ha confrontato campioni di acqua in bottiglia di sei marchi diffusi a livello globale con acqua potabile trattata proveniente da quattro impianti municipali statunitensi. I risultati mostrano una differenza netta tra le due tipologie.
Lo studio: più plastica nell’acqua in bottiglia
Secondo i dati raccolti dai ricercatori, un litro di acqua in bottiglia contiene oltre tre volte il numero di particelle di plastica presenti in un litro di acqua del rubinetto.
Un aspetto particolarmente preoccupante riguarda la dimensione delle particelle rilevate. Gran parte dei frammenti individuati sono nanoplastiche, ovvero particelle talmente piccole da risultare invisibili a occhio nudo e potenzialmente capaci di attraversare barriere biologiche, entrando nel sangue e nei tessuti.
Nei campioni di acqua del rubinetto, invece, la percentuale di nanoplastiche risulta inferiore al 50 per cento del totale delle particelle rilevate, evidenziando un profilo di contaminazione differente.
Da dove arrivano le microplastiche
Le microplastiche sono ormai diffuse nell’ambiente globale, dagli oceani ai ghiacciai. Tuttavia, nel caso dell’acqua in bottiglia, la principale fonte di contaminazione sembrerebbe essere proprio il contenitore.
Le bottiglie sono realizzate principalmente in polietilene tereftalato, noto come PET, un materiale che può rilasciare frammenti microscopici, soprattutto se sottoposto a luce, calore o agitazione. Anche tappi, fasi di imbottigliamento, trasporto e conservazione possono contribuire al rilascio di particelle.
Un ulteriore fattore di rischio è rappresentato dalle deformazioni della bottiglia: piegature o schiacciamenti possono aumentare in modo significativo la quantità di particelle liberate nell’acqua.
Il profilo dell’acqua del rubinetto
L’acqua del rubinetto mostra una composizione diversa delle particelle rilevate. Nei campioni analizzati prevalgono poliammidi, gomme ed elastomeri, seguiti da vari polimeri plastici.
Secondo i ricercatori, queste particelle derivano principalmente dalle fonti idriche originarie, come fiumi, laghi e ghiacciai già contaminati da microplastiche presenti nell’ambiente.
Un dato inatteso riguarda la presenza di particelle di gomma, riscontrate sia nell’acqua imbottigliata sia in quella del rubinetto. In passato questo tipo di contaminante era stato raramente individuato, soprattutto a causa dei limiti tecnologici delle analisi disponibili.
Le nuove tecnologie di rilevamento
Gran parte degli studi precedenti riusciva a intercettare solo particelle superiori a 5–10 micrometri. In questa ricerca è stata invece impiegata la spettroscopia infrarossa abbinata a microscopio elettronico a scansione, una tecnologia capace di rilevare particelle fino a 300 nanometri, circa 30 volte più piccole rispetto ai limiti precedenti.
Grazie a questo metodo, quattro particelle su cinque tra quelle rilevate risultano inferiori ai 5 micrometri. Ciò significa che una parte significativa dell’inquinamento plastico nell’acqua potabile potrebbe essere stata sottostimata finora.
Quali rischi per la salute?
Attualmente non esistono criteri ufficiali di sicurezza che definiscano soglie precise per l’esposizione a micro e nanoplastiche nell’acqua potabile. La ricerca è ancora in evoluzione e i metodi di rilevamento non sono sempre uniformi, rendendo complesso il confronto tra studi e la definizione di standard condivisi.
Sebbene anche l’acqua del rubinetto possa contenere contaminanti, inclusi residui di metalli pesanti o sostanze derivanti dalle tubature in alcune aree, i dati emersi suggeriscono che, nella maggior parte dei casi, rappresenti una scelta più sicura rispetto all’acqua in bottiglia sotto il profilo delle microplastiche.
La questione resta aperta: comprendere l’impatto a lungo termine delle nanoplastiche sulla salute umana sarà uno dei principali temi di ricerca nei prossimi anni. Nel frattempo, informarsi e valutare consapevolmente le proprie abitudini di consumo può fare la differenza.
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