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Acqua, dall’emergenza all’efficienza idrica: le 5 soluzioni di Confindustria

emergenza efficienza idrica

Acqua, dall’emergenza all’efficienza idrica: le 5 soluzioni di Confindustria

Cinque proposte per una gestione più sostenibile delle risorse idriche. Le ha elaborate Confindustria nel suo documento ‘Dall’emergenza all’efficienza idrica”, presentato oggi in occasione della Giornata mondiale dell’acqua.

L’Italia, indica l’associazione degli industriali, è il terzo Paese europeo per disponibilità di risorse idriche, ma c’è una progressiva diminuzione della quantità media annuale. Nel 2022, la disponibilità media è stata appena oltre i 221 mm, segnando una diminuzione di oltre il 51% rispetto alla media registrata nel periodo 1951-2022 e raggiungendo, così, il punto più basso di sempre.



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Le differenze regionali

A questo bisogna aggiungere il progressivo aumento degli eventi estremi legati all’acqua: nel periodo 2010-2021 si sono verificati 486 allagamenti e 134 esondazioni fluviali, che hanno interessato 602 comuni. Per quanto riguarda le risorse e i consumi, in Italia l’offerta d’acqua non è equamente distribuita sul territorio: più del 50% delle risorse superficiali sono localizzate al Nord, il 40% è equamente distribuito tra Centro e Sud, e il 7% circa è localizzato nelle isole maggiori. Il divario territoriale riguarda anche l’efficacia della sua gestione: infatti, resta una distanza molto netta in termini di capacità di investimento tra le gestioni industriali e quelle comunali, diffuse soprattutto nel Meridione. Dei 1.465 Comuni in cui la gestione di almeno uno dei servizi è demandata all’ente locale, l’80% si trova al Sud per una popolazione interessata pari a circa 7,6 milioni di persone.

La domanda: il settore agricolo in Italia è il più idrico-dipendente

Lato domanda, il settore agricolo è quello maggiormente “idrico-dipendente”, utilizzando il 41% (vale a dire 16 miliardi di m3 in un anno) del totale, superato in Europa solamente dalla Spagna. Nel settore civile, invece, l’Italia è prima in Europa (il 24% del totale, con 9 miliardi di m3 ogni anno), con valori doppi rispetto alla Germania, ma anche a Paesi a noi più simili, come Francia e Spagna. Questo primato è, almeno in parte, conseguenza di sprechi, ma anche di uno scarso valore economico percepito dagli utenti finali per la risorsa idrica. L’industria ha un consumo di oltre 8 miliardi di m3 ogni anno (il 20% del totale), un valore elevato ma comunque diminuito di oltre la metà negli ultimi 20 anni.

Azioni necessarie a contenere la domanda di acqua

Allo stato attuale esiste una forte dispersione idrica, legata al trasferimento dell’acqua tramite canali e atecniche di irrigazione non localizzate.

Questa criticità può essere superata attraverso una serie di azioni che richiedono investimenti significativi per sostenere il riuso delle acque depurate o recuperate in vari contesti, dall’agricoltura all’industria, come ad esempio. Rendere più efficiente il processo di irrigazione della colture in tutto il Paese, prevedendo diverse modalità di approvvigionamento idrico declinate secondo le necessità e le peculiarità delle diverse colture; – creare, mediante tecnologie di riutilizzo dedicate, apposite reti di distribuzione nelle aree industriali e incentivarne l’utilizzo da parte delle imprese.

Oggi in Italia, pur rappresentando una soluzione economicamente sostenibile, il riuso delle acque reflue depurate viene utilizzato solo per il 4% a fronte del possibile 23% di reflui destinabili al riutilizzo. E, in aggiunta, non è contemplato il recupero delle acque piovane; – integrare i sistemi di approvvigionamento e distribuzione idrica nel territorio valorizzando tutte le acque disponibili in un dato territorio e sostituendo, ove possibile, con le fonti di approvvigionamento naturali. In questo contesto, è essenziale un framework normativo coordinato, fondato sul “fit-for-use”, per valorizzare appieno tutti i possibili utilizzi delle acque trattate.

Azioni necessarie per l’incremento della disponibilità idrica e per ridurre le perdite

Per raggiungere questo obiettivo è fondamentale accrescere la capacità di raccolta delle acque piovane, attualmente all’11% del potenziale (5,9 miliardi di m3 su 54 possibili), mediante interventi sia sugli invasi che sulle grandi dighe.

In prima battuta, quindi, sono necessari importanti investimenti su diversi fronti, tra cui nuovi invasi, la manutenzione delle dighe, la ricarica e la mappatura delle falde sotterranee e la desalinizzazione dell’acqua marina. Le infrastrutture strategiche, come le dighe, devono essere preservate e correttamente manutenute. Per farlo, è importante affrontare il tema delle concessioni di grande derivazione idroelettrica scadute e in scadenza, assicurando certezza agli operatori in merito agli investimenti e valorizzando, al contempo, il ruolo dell’energia idroelettrica rispetto agli obiettivi europei di decarbonizzazione dei settori industriali. Fondamentale importanza assume il quadro normativo, che deve tener conto del cambiamento climatico, valorizzare il contributo dell’economia circolare alla mitigazione e all’adattamento e promuovere progetti di integrazione idrica ed edilizia sostenibile e rispettosa dell’ambiente.

Azioni di mappatura degli investimenti e delle reti attuali.

Fondamentale avere una mappatura precisa e fedele delle infrastrutture esistenti che sia accompagnata da un’adeguata quantificazione di consumi, prelievi, scarichi e ricicli, nonché da una rendicontazione capillare che fornisca un quadro chiaro delle reali esigenze. Occorre, poi, individuare le opere strategiche e prioritarie necessarie a mitigare gli effetti negativi derivanti dalla crisi idrica. Questo può essere realizzato attraverso una mappatura degli investimenti, che definisca un ordine di priorità e indifferibilità nella realizzazione delle opere urgenti e un piano strategico di investimenti a livello nazionale e regionale.

Azioni per favorire investimenti e nuovi modelli di governance.

Necessario definire un quadro di investimenti adeguato alle esigenze. Tuttavia, attualmente siamo ancora lontani dal livello necessario: infatti, per raggiungere la media europea di investimenti pro capite nel servizio idrico integrato, sarebbero necessari ulteriori 1,3 miliardi di euro l’anno, di cui solo una quota parte è prevista nei fondi Pnrr (circa 580 milioni di euro all’anno per il periodo 2021-2026). Per affrontare questa sfida, dunque, occorre implementare azioni volte a favorire gli investimenti e i modelli di governance più efficienti, premiando i gestori virtuosi nel campo dell’innovazione e dell’efficientamento tecnologico e creando percorsi agevolati per l’adozione di tecnologie innovative. È necessario poi completare la costituzione degli Enti Idrici Regionali, incentivare l’aggregazione delle imprese attraverso una revisione del perimetro degli ambiti territoriali da parte delle regioni e garantire l’immediato trasferimento alle Regioni dell’esercizio delle funzioni e il mantenimento delle stesse per tutta la durata dell’affidamento a regime del Servizio Idrico Integrato.

Azioni necessarie a incrementare i volumi disponibili

i volumi disponibili possono essere incrementati grazie ad una strategia di investimento a tutto tondo: dall’adeguamento delle infrastrutture alla manutenzione e al potenziamento della rete fognaria e dei depuratori. È necessario, infine, rafforzare la dimensione media degli operatori del settore promuovendo una gestione del settore idrico secondo criteri industriali. Più aumenta la dimensione del gestore, infatti, più crescono le economie di scala, che sono capaci di generare efficienza e capacità finanziaria. L’obiettivo è costruire una filiera idrica strutturata ed efficiente e iniziare a considerare l’acqua dopo l’utilizzo (civile, industriale, agricolo) come una risorsa/materia da valorizzare nel ciclo di riuso e riutilizzo (depurazione e immissione nel circolo).

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