Frutta e verdura italiane sui banconi tedeschi: chi controlla che siano prodotte nel rispetto dei diritti?
A Roma la presentazione di “Appellando in Italia”, il meccanismo internazionale di reclamo per la filiera agroalimentare. Confeuro: «Lo sviluppo economico deve procedere insieme alla tutela dei diritti umani e dell’ambiente»
C’è un filo invisibile che collega i campi italiani agli scaffali della grande distribuzione tedesca. Un filo fatto di contratti, subappalti, stagionali, trasporti e margini compressi. E lungo questo filo — spesso opaco, raramente tracciabile — scorrono questioni che vanno ben oltre il prezzo al chilo: il rispetto dei lavoratori agricoli, la tutela dell’ambiente, la responsabilità delle imprese verso chi sta all’inizio della catena e chi sta alla fine.
È per affrontare queste questioni che martedì 17 marzo, presso la Camera di Commercio di Roma, è stata presentata ufficialmente “Appellando in Italia” — l’alleanza internazionale con sede in Germania che sviluppa e gestisce un meccanismo di reclamo settoriale dedicato alla catena di fornitura di frutta e verdura fresca destinata alla grande distribuzione organizzata tedesca.
Un meccanismo di reclamo per chi non ha voce
L’iniziativa nasce in un contesto normativo in rapida evoluzione. Negli ultimi anni l’Unione Europea ha moltiplicato gli strumenti legislativi che impongono alle imprese maggiore trasparenza e responsabilità lungo le proprie catene di approvvigionamento — dalla direttiva sulla due diligence alle norme contro le pratiche commerciali sleali nel settore agroalimentare. Un quadro che riconosce, almeno sulla carta, che la sostenibilità di un prodotto non si misura solo in termini ambientali, ma anche sociali.
«La filiera agroalimentare rappresenta uno dei pilastri delle relazioni economiche tra il nostro Paese e la Germania», ha osservato Andrea Tiso, presidente nazionale di Confeuro — Confederazione degli Agricoltori Europei, intervenuto alla presentazione. «Diventa pertanto sempre più importante garantire che tali relazioni si fondino non solo sulla qualità dei prodotti, ma anche su principi condivisi di sostenibilità, rispetto dei diritti dei lavoratori e tutela dell’ambiente».
Il nodo irrisolto: piccoli produttori contro GDO e multinazionali
Il punto più delicato, e forse più politicamente rilevante, è quello del rapporto di forza. La grande distribuzione organizzata — tedesca come italiana — detta le condizioni: prezzi, tempi di pagamento, standard qualitativi, volumi. I piccoli e medi produttori agricoli subiscono. Un meccanismo di reclamo settoriale come quello presentato a Roma non risolve questa asimmetria strutturale, ma può almeno renderla visibile e fornire uno strumento di tutela a chi oggi non dispone di alcuna leva negoziale.
«Confido che il confronto di oggi possa contribuire a costruire sistemi sempre più trasparenti, responsabili e sostenibili a difesa dei consumatori e dei piccoli e medi produttori agricoltori di fronte all’azione di GDO e multinazionali», ha concluso Tiso.
L’evento ha riunito istituzioni, imprese e organizzazioni della società civile attorno a un obiettivo che, nella sua semplicità, resta ancora largamente disatteso: che ciò che arriva sulle nostre tavole — e su quelle tedesche — sia il frutto non solo di buona terra e buon lavoro, ma anche di buone pratiche.
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