A Roma il primo Arctic Circle Forum: clima, scienza e geopolitica al centro del dialogo polare
Scienza, diplomazia, sicurezza, formazione e ricerca sono state le parole chiave dell’Arctic Circle Rome Forum – Polar Dialogue, l’evento internazionale che la scorsa settimana per la prima volta ha riunito in Italia i principali protagonisti della ricerca polare e della cooperazione scientifica internazionale.
Il forum si è svolto presso la sede del Consiglio Nazionale delle Ricerche a Roma e ha coinvolto ricercatori, rappresentanti istituzionali, governi, imprese, comunità indigene e organizzazioni della società civile provenienti da oltre 40 Paesi. L’obiettivo dell’incontro è stato quello di favorire il dialogo internazionale sul futuro delle regioni polari e sulle sfide globali che riguardano l’Artico, l’Antartico e il cosiddetto Terzo Polo himalayano.
L’evento è stato organizzato da Arctic Circle in collaborazione con il Ministero dell’Università e della Ricerca e il Consiglio Nazionale delle Ricerche, con il coordinamento del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e il coinvolgimento del Ministero della Difesa e del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica.
Le sfide scientifiche e geopolitiche delle regioni polari
Durante le due giornate del forum il confronto internazionale si è concentrato sulle principali sfide scientifiche e geopolitiche che interessano le regioni polari.
Tra i temi più discussi figurano il cambiamento climatico, le tecnologie avanzate per il monitoraggio ambientale e l’osservazione degli ecosistemi estremi, ma anche le nuove rotte di navigazione che si stanno aprendo nell’Artico e la questione delle risorse minerarie.
Un ruolo centrale nel dibattito è stato dedicato anche alla sicurezza internazionale e alla diplomazia scientifica, considerata uno strumento fondamentale per mantenere la cooperazione tra Paesi in un contesto geopolitico sempre più complesso.
Il presidente di Arctic Circle Ólafur Ragnar Grímsson ha sottolineato come l’Artico sia ormai diventato uno dei principali scenari della geopolitica globale. Secondo Grímsson, il forum di Roma arriva in un momento storico in cui le regioni polari assumono un ruolo sempre più centrale negli equilibri internazionali.
Il ruolo dell’Italia nella ricerca artica
Il ministro dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini ha evidenziato l’importanza dell’evento per la comunità scientifica italiana, sottolineando come sia la prima volta che l’Italia ospita un Polar Summit.
Secondo Bernini, questo riconoscimento dimostra il valore della ricerca artica italiana, attiva da oltre cinquant’anni nelle regioni polari. Le attività scientifiche svolte in questi territori rappresentano anche un ponte tra diplomazia, politica estera e sicurezza internazionale.
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha ricordato come l’Artico non sia più una regione periferica, ma un’area strategica per lo sviluppo economico, la ricerca scientifica e la sicurezza internazionale. Proprio per questo il governo italiano ha lanciato un nuovo documento strategico nazionale sull’Artico con l’obiettivo di rafforzare il ruolo dell’Italia nella cooperazione con i Paesi artici.
Sicurezza e cooperazione internazionale nell’Artico
Secondo il sottosegretario alla Difesa Isabella Rauti, l’Artico rappresenta oggi un baricentro strategico globale. In questa regione si intrecciano infatti diversi fattori chiave come il cambiamento climatico, l’apertura di nuove rotte commerciali e interessi geopolitici spesso divergenti.
Per questo motivo è fondamentale preservare stabilità, cooperazione internazionale e rispetto del diritto internazionale, elementi considerati essenziali per garantire un equilibrio sostenibile nella regione.
Il forum ha rappresentato quindi un importante spazio di confronto tra istituzioni, ricercatori e decisori politici per promuovere una governance condivisa delle regioni polari.
Il contributo del CNR alla ricerca polare
Il presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche Andrea Lenzi ha sottolineato l’importanza scientifica e istituzionale dell’evento, che ha riunito oltre 500 ricercatori ed esperti provenienti da diversi ambiti disciplinari.
Durante il forum si sono svolte 40 sessioni tematiche parallele e due sessioni plenarie dedicate alle principali questioni scientifiche e politiche legate alle regioni polari.
Secondo Lenzi, l’Artico rappresenta un laboratorio naturale fondamentale per comprendere i cambiamenti climatici e gli equilibri ambientali del pianeta. Investire nella ricerca polare significa quindi anticipare i rischi, proteggere gli ecosistemi e contribuire alla tutela delle future generazioni.
Francesco Petracchini, direttore del Dipartimento Scienze del Sistema Terra e Tecnologie per l’Ambiente del CNR, ha ricordato che l’ente è presente da decenni nell’Artico, dove gestisce alle Svalbard la stazione di ricerca Dirigibile Italia, uno dei principali punti di riferimento per il monitoraggio climatico a lungo termine.
Il CNR è inoltre attivo in altri ambienti estremi del pianeta, dall’Antartide alla regione himalayana, attraverso collaborazioni scientifiche internazionali che permettono di studiare le trasformazioni ambientali globali.
L’Artico si riscalda più del resto del pianeta
Secondo Giuliana Panieri, direttrice dell’Istituto di Scienze Polari del CNR e coordinatrice scientifica dell’evento, studiare l’Artico significa osservare direttamente i cambiamenti futuri del pianeta.
La regione artica si sta infatti riscaldando a una velocità più che doppia rispetto alla media globale. Il 2025 ha inoltre registrato nuovi record di riduzione del ghiaccio marino sia durante l’inverno sia nei mesi estivi.
Se questa tendenza continuerà, entro pochi decenni l’Artico potrebbe diventare in estate quasi completamente privo di ghiaccio, trasformandosi in un mare aperto che influenzerebbe correnti oceaniche, clima ed ecosistemi a livello globale.
Secondo Panieri, affrontare questa sfida richiede un impegno scientifico internazionale sempre più forte, sostenuto da maggiori investimenti nella ricerca e nelle infrastrutture scientifiche.
Un dialogo internazionale che continua
A conclusione dell’Arctic Circle Rome Forum, l’Accademia Pontificia delle Scienze ha ospitato un seminario dedicato alla presentazione dei risultati e delle conclusioni dell’incontro internazionale.
Il seminario, presieduto dal cardinale Peter Turkson, rappresenta un ulteriore momento di confronto tra comunità scientifica, istituzioni e mondo accademico sul futuro delle regioni polari e sulle strategie globali per affrontare le sfide climatiche e ambientali dei prossimi decenni.
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