L’ONU lancia l’allarme: il mondo è entrato nell’era della bancarotta idrica globale
Le Nazioni Unite hanno dichiarato l’inizio di una nuova fase critica per il pianeta: l’era della bancarotta idrica globale. Secondo un rapporto pubblicato dall’Istituto per l’acqua, l’ambiente e la salute dell’Università delle Nazioni Unite, il mondo sta vivendo ben oltre i propri mezzi idrologici, con perdite irreversibili di risorse naturali e conseguenze sociali, economiche e geopolitiche sempre più gravi.
Cos’è la bancarotta idrica globale
Il rapporto intitolato “Global Water Bankruptcy: Living Beyond Our Hydrological Means in the Post-Crisis Era” afferma che termini come stress idrico o crisi idrica non sono più adeguati a descrivere la realtà attuale. In molte regioni del mondo non si tratta più di una pressione temporanea o di uno shock superabile, ma di una condizione post-crisi caratterizzata da danni permanenti al capitale idrico naturale.
La bancarotta idrica viene definita come il prelievo eccessivo e persistente di acque superficiali e sotterranee rispetto alla capacità di ricarica naturale, accompagnato da una perdita irreversibile o economicamente insostenibile degli ecosistemi legati all’acqua.
Vivere oltre i propri mezzi idrologici
Espressa in termini finanziari, la situazione globale appare allarmante. Molte società hanno consumato non solo il “reddito” annuale rappresentato dall’acqua rinnovabile di fiumi, suoli e manto nevoso, ma anche i “risparmi” accumulati in falde acquifere, ghiacciai, zone umide e laghi.
Questa dinamica ha prodotto effetti tangibili come la compattazione delle falde acquifere, l’abbassamento del terreno in città costiere e delta fluviali, la scomparsa di bacini idrici naturali e una drastica perdita di biodiversità, spesso irreversibile.
Perché non è solo una crisi locale
Secondo Kaveh Madani, direttore dell’UNU-INWEH, non tutti i paesi o i bacini idrici sono in bancarotta, ma un numero sufficiente di sistemi critici ha superato soglie di sicurezza irreversibili. Poiché questi sistemi sono interconnessi attraverso commercio, migrazioni, clima e geopolitica, il rischio è diventato globale.
Quando l’acqua scarseggia in una regione agricola chiave, gli effetti si propagano ai mercati alimentari internazionali, alla stabilità politica e alla sicurezza globale. La bancarotta idrica non è quindi una somma di crisi isolate, ma un rischio condiviso che richiede un nuovo approccio.
I principali punti caldi della bancarotta idrica
Il rapporto individua diverse aree del mondo particolarmente vulnerabili. Nel Medio Oriente e Nord Africa si sovrappongono stress idrico estremo, cambiamento climatico, agricoltura poco produttiva e forte dipendenza dalla desalinizzazione ad alto consumo energetico.
In alcune zone dell’Asia meridionale, l’uso intensivo delle falde per agricoltura e urbanizzazione ha portato a un declino cronico delle riserve sotterranee e al cedimento del suolo. Nel sud-ovest degli Stati Uniti, il fiume Colorado è diventato il simbolo di promesse idriche non più sostenibili.
I numeri di un pianeta in rosso
I dati presentati nel rapporto mostrano una situazione senza precedenti. Metà dei grandi laghi del mondo ha perso acqua dagli anni Novanta, mentre il 70% delle principali falde acquifere mostra un declino a lungo termine. Oltre 410 milioni di ettari di zone umide naturali sono scomparsi in cinque decenni e più del 30% della massa glaciale globale è andata persa in molte regioni.
Le conseguenze umane sono altrettanto drammatiche: il 75% della popolazione mondiale vive in paesi con elevata insicurezza idrica, quattro miliardi di persone soffrono di grave scarsità d’acqua almeno un mese all’anno e oltre due miliardi non hanno accesso ad acqua potabile gestita in modo sicuro.
Agricoltura, clima e sicurezza alimentare
L’agricoltura rappresenta la quota maggiore del consumo globale di acqua dolce. Milioni di agricoltori stanno cercando di aumentare la produzione alimentare utilizzando risorse idriche sempre più scarse, inquinate o in via di esaurimento. Senza una rapida transizione verso modelli agricoli più efficienti e sostenibili, la bancarotta idrica continuerà ad accelerare.
Poiché oltre il 50% del cibo mondiale è prodotto in regioni già sottoposte a stress idrico, la sicurezza alimentare globale è direttamente legata alla gestione dell’acqua.
Una nuova agenda globale sull’acqua
Il rapporto ONU avverte che l’attuale agenda globale sull’acqua, focalizzata soprattutto su accesso all’acqua potabile e servizi igienici, non è più sufficiente. Serve una nuova strategia che riconosca formalmente la bancarotta idrica e consideri l’acqua come un elemento centrale per le politiche su clima, biodiversità e territorio.
Tra le priorità indicate ci sono la prevenzione di ulteriori danni irreversibili, il riequilibrio dei diritti idrici in base alla nuova realtà, il sostegno alle comunità più colpite e la trasformazione dei settori ad alta intensità idrica come agricoltura e industria.
Bancarotta idrica e giustizia sociale
La bancarotta idrica non è solo un problema ambientale, ma anche una questione di giustizia. Gli impatti ricadono in modo sproporzionato su piccoli agricoltori, popolazioni indigene, comunità urbane a basso reddito, donne e giovani, mentre i benefici dello sfruttamento eccessivo spesso favoriscono attori più potenti.
Secondo le Nazioni Unite, gestire equamente questa nuova realtà è fondamentale per prevenire conflitti, sfollamenti e instabilità sociale.
Invito all’onestà e alla trasformazione
Dichiarare la bancarotta idrica globale non significa arrendersi, ma riconoscere i limiti fisici del pianeta per poter ripartire su basi più realistiche. Alcune perdite, come ghiacciai scomparsi o falde fortemente compattate, non possono essere recuperate. Tuttavia, è ancora possibile evitare ulteriori danni e riprogettare istituzioni e politiche in linea con i nuovi limiti idrologici.
Le prossime conferenze ONU sull’acqua, la fine del Decennio d’azione per l’acqua e la scadenza degli Obiettivi di sviluppo sostenibile rappresentano occasioni decisive per affrontare questa sfida. Rimandare ulteriormente, avverte il rapporto, non farà che aggravare il deficit idrico globale.
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