Fiumi e laghi italiani al collasso per colpa di specie aliene e incuria
Secondo il Living Planet Report del WWF, la biodiversità globale negli ecosistemi di acqua dolce è diminuita dell’85% negli ultimi cinquant’anni. Fiumi, laghi e zone umide stanno diventando ambienti ostili per le specie autoctone, spazzate via dall’inquinamento, dalla crisi climatica e dall’invasione di specie alloctone.
La situazione italiana è tra le più gravi in Europa, con un rapido degrado degli ecosistemi acquatici, spesso trascurati dalle politiche ambientali locali.
Specie aliene e clima estremo
Il problema non è soltanto l’eccessivo sfruttamento dei corpi idrici o la siccità crescente dovuta alla crisi climatica. A peggiorare il quadro contribuisce l’introduzione di specie aliene, introdotte quasi sempre per scopi ricreativi.
Tra i 15 decapodi d’acqua dolce presenti in Italia, ben 7 non sono originari del territorio. Ma la situazione è ancora più drammatica per i pesci: oltre il 60% delle specie nelle acque interne italiane non è autoctono. Tra i più noti ci sono il siluro, lungo fino a tre metri nel Po, e la Gambusia, piccola ma invasiva.
Pesca ricreativa vs fauna autoctona
Le introduzioni di queste specie esotiche sono state effettuate principalmente per fini alieutici, ovvero per alimentare la pesca sportiva. Pesci gatto, trote iridee, abramidi, lucioperca, persici trota e altre specie hanno colonizzato i nostri laghi e fiumi, alterando profondamente gli equilibri ecologici.
Le conseguenze sono gravi: delle 56 specie ittiche autoctone italiane, 35 sono minacciate di estinzione. Ben 15 risultano in pericolo critico nella Lista Rossa IUCN aggiornata al 2022.
Il divieto di immissione aggirato dalle Regioni
Nel tentativo di frenare questa emergenza, il Ministero dell’Ambiente ha introdotto nel 2020 un decreto che proibisce l’immissione in natura di specie ittiche aliene, come previsto dalla Direttiva Habitat 43/92/CEE. Tuttavia, diverse Regioni e Province cercano regolarmente di aggirare il divieto, mettendo a rischio il delicato equilibrio degli ecosistemi.
Il WWF, insieme ad altre associazioni, è spesso costretto a intervenire con azioni legali per fermare queste operazioni, ma la pressione resta alta e le immissioni proseguono.
Rischio deregulation
Secondo alcune indiscrezioni, il Ministero dell’Ambiente starebbe valutando un allentamento delle restrizioni per favorire ulteriormente la pesca sportiva, anche a costo di compromettere la biodiversità. Una mossa che, se confermata, potrebbe portare l’Italia a una procedura di infrazione europea con pesanti sanzioni economiche.
Questa prospettiva preoccupa gli ambientalisti, che chiedono un cambio di rotta immediato e politiche rigorose per la tutela della fauna d’acqua dolce.
WWF: “Chi provoca il danno deve pagare, non i cittadini”
Luciano Di Tizio, presidente del WWF Italia, ha dichiarato che, in caso di conferma della presunta deregulation, l’associazione valuterà azioni legali contro chi approverà il provvedimento. L’obiettivo è evitare che siano i cittadini a pagare il prezzo di scelte che mettono in pericolo il patrimonio naturale del Paese.
Secondo il WWF, la tutela della biodiversità non è una questione ideologica o tecnica, ma un dovere morale e giuridico nei confronti delle future generazioni.
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