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Bioplastiche compostabili, Italia leader nei controlli per individuare polietilene illegale

Bioplastiche compostabili, Italia leader nei controlli per individuare polietilene illegale

Un gruppo di ricercatori del Dipartimento di Chimica e Chimica Industriale dell’Università di Pisa ha sviluppato strumenti affidabili per individuare e quantificare il materiale non biodegradabile aggiunto illegalmente nelle bioplastiche compostabili. Lo studio, guidato dalla professoressa Erika Ribechini e pubblicato sul Journal of Analytical and Applied Pyrolysis, nasce in collaborazione con Biorepack, il consorzio nazionale per il riciclo organico delle bioplastiche compostabili.

L’obiettivo della ricerca è garantire la conformità dei prodotti alle normative europee, che stabiliscono un limite massimo dell’1% di polietilene, un polimero non biodegradabile, all’interno delle bioplastiche destinate al compostaggio.

La rilevanza ambientale del controllo

Molti prodotti etichettati come biodegradabili e compostabili contengono quantità di polietilene superiori al limite di legge, con alcune buste provenienti da Paesi extra UE che arrivano fino al 5%. La presenza di materiale non biodegradabile riduce la qualità del compost, favorisce la diffusione di microplastiche nel suolo e nelle acque e crea squilibri nel mercato a danno delle aziende rispettose delle norme.

Secondo Marco Mattonai, ricercatore coinvolto nello studio, “Non è sufficiente etichettare un prodotto come biodegradabile e compostabile: è essenziale verificarne l’effettiva conformità, per evitare che i residui plastici persistano nell’ambiente per anni”.

Tecnologie innovative

Il protocollo sviluppato dal team pisano si basa sulla pirolisi analitica accoppiata a spettrometria di massa, una tecnica in grado di rilevare concentrazioni di polietilene inferiori all’1%. Questi strumenti consentono controlli affidabili anche su campioni complessi, con tempi rapidi e costi contenuti, risultando utili sia per il controllo industriale di qualità sia per la sorveglianza ambientale.

Erika Ribechini sottolinea che “le metodiche analitiche sviluppate offrono uno strumento concreto a tutela dell’ambiente e della trasparenza verso i consumatori”.

Impatto per filiera e agricoltura

Il consorzio Biorepack sostiene che garantire la conformità delle bioplastiche compostabili è fondamentale per proteggere la filiera e l’ambiente. Controlli più rigorosi assicurano che il compost ottenuto dai rifiuti organici apporti benefici al suolo e alla produzione agricola. Carmine Pagnozzi, direttore generale di Biorepack, afferma: “Siamo felici di poter sostenere lo sviluppo di strumenti di controllo scientificamente inappuntabili, rafforzando così una filiera sostenibile di cui l’Italia è leader continentale”.

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