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Come il cambiamento climatico sta trasformando l’alimentazione delle balene

Come il cambiamento climatico sta trasformando l’alimentazione delle balene

L’aumento delle temperature marine e l’intensificarsi delle attività umane nel Nord Atlantico stanno provocando cambiamenti bruschi negli ecosistemi oceanici. Tra le specie più colpite ci sono le balene, costrette ad adattarsi rapidamente a nuove condizioni ambientali e alla trasformazione delle risorse alimentari disponibili.

Un nuovo studio pubblicato sulla rivista Frontiers in Marine Science ha analizzato l’impatto del cambiamento climatico sulla dieta di tre specie di balenottere che frequentano il Golfo di San Lorenzo, una delle principali aree di alimentazione stagionale per numerosi cetacei.

Laboratorio naturale

Il Golfo di San Lorenzo rappresenta un’area chiave per lo studio degli effetti del riscaldamento globale sugli ecosistemi marini. Qui, negli ultimi decenni, si sono registrati aumenti delle temperature dell’acqua e una riduzione dei ghiacci, fattori che incidono direttamente sulla distribuzione e sull’abbondanza delle prede.

I ricercatori hanno analizzato 28 anni di dati, suddivisi in tre periodi distinti, dal 1992 al 2019, per valutare come le condizioni ambientali abbiano influenzato le abitudini alimentari di balenottere comuni, megattere e balenottere di Minke.

La ripartizione delle risorse tra le specie

Dallo studio emerge un aumento della ripartizione delle risorse tra le tre specie analizzate. Questo meccanismo ecologico consente a più specie di condividere lo stesso habitat riducendo la competizione per il cibo e favorendo la convivenza.

In pratica, le balene stanno modificando le proprie strategie alimentari, imparando a sfruttare risorse diverse o a utilizzarle in modo differenziato nel tempo e nello spazio, in risposta a un ambiente sempre più instabile.

L’analisi dei campioni e la rete trofica

Per comprendere i cambiamenti nella dieta, gli scienziati hanno raccolto oltre 1.000 campioni di pelle delle tre specie di balene. L’analisi isotopica dei campioni ha permesso di ricostruire cosa mangiano i cetacei e quale ruolo occupano nella rete trofica del Golfo di San Lorenzo.

I dati mostrano che le risorse alimentari complessive potrebbero essere in diminuzione. Nonostante questo, le balene dimostrano una notevole capacità di adattamento, modificando la dieta in base alla disponibilità delle prede.

Il passaggio dal krill al pesce

Nel corso del tempo, tutte le specie incluse nello studio si sono spostate verso diete più ricche di pesce. Le balenottere comuni, che negli anni Novanta si nutrivano prevalentemente di krill, hanno progressivamente integrato capelin, aringa e sgombro, per poi orientarsi negli anni più recenti su sand lance e krill boreale.

Le balenottere di Minke, inizialmente legate ai pesci pelagici, hanno aumentato il consumo di krill nella fase finale dello studio, mentre le megattere hanno mantenuto una dieta basata su poche specie di pesci, come capelin, aringa e sgombro, per l’intero periodo analizzato.

Un segnale del declino del krill artico

Secondo i ricercatori, questo cambiamento nelle abitudini alimentari potrebbe essere un indicatore della diminuzione del krill artico, una risorsa fondamentale per molte specie marine. Come sottolineato dalla prima autrice Charlotte Tessier-Larivière, specie altamente mobili come le balene con fanoni possono adottare diverse strategie per ridurre la competizione, spostando le aree o i periodi di alimentazione e scegliendo prede alternative.

Lo studio evidenzia come il cambiamento climatico stia già rimodellando le dinamiche ecologiche del Nord Atlantico, con effetti diretti sulle balene e sull’equilibrio degli ecosistemi marini.

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