Cambiamento climatico, allarme sui fondali del Mediterraneo: il 77% delle specie si sposterà verso nord
Il cambiamento climatico sta trasformando in modo profondo la vita sui fondali del Mar Mediterraneo, modificando distribuzione geografica, diversità e composizione delle comunità bentoniche. Parliamo di organismi che vivono a stretto contatto con il fondale marino per gran parte della loro vita e che svolgono un ruolo essenziale nel mantenimento dell’equilibrio ecosistemico.
A evidenziarlo è una nuova ricerca italo-svizzera guidata dall’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale – OGS e pubblicata sulla rivista scientifica Global Change Biology, dal titolo The Geography of Mediterranean Benthic Communities Under Climate Change.
Cosa sta accadendo ai fondali del Mar Mediterraneo
Lo studio ha analizzato le possibili evoluzioni degli ecosistemi del fondale marino nei prossimi decenni in risposta a fenomeni legati al riscaldamento globale: aumento delle temperature, riduzione dell’ossigeno disciolto vicino al fondale e cambiamenti nelle correnti marine.
I ricercatori hanno utilizzato modelli di distribuzione delle specie, proiezioni biogeochimiche e climatiche dell’oceano e un database con oltre 100.000 segnalazioni di presenza. L’obiettivo era valutare la distribuzione attuale e futura di circa 350 specie bentoniche nel Mediterraneo, escludendo specie invasive, specie commercialmente sfruttate e cefalopodi.
L’attenzione si è concentrata su organismi fondamentali per il funzionamento degli ecosistemi marini e per i servizi ecosistemici, come bivalvi, spugne e coralli.
Migrazione verso nord e contrazione degli areali
I risultati indicano che la maggior parte delle specie bentoniche è destinata a spostarsi progressivamente verso nord, principalmente a causa dell’aumento della temperatura dell’acqua e della diminuzione dell’ossigeno disponibile nei pressi del fondale.
Secondo lo studio:
fino al 60% delle specie potrebbe subire una contrazione del proprio areale di distribuzione
il 77% delle specie è destinato a migrare verso nord
il 30% si sposterà verso acque più profonde
circa il 20% andrà incontro a una crescente frammentazione dell’habitat
Le specie adattate a condizioni termiche fredde risultano particolarmente vulnerabili: per loro è prevista una maggiore contrazione dell’areale e uno spostamento verso profondità maggiori, con un aumento del rischio di frammentazione e di estinzione locale. Al contrario, le specie adattate ad acque più calde potrebbero espandere il proprio areale e migrare verso zone meno profonde.
Impatti differenziati
Gli effetti del cambiamento climatico non saranno uniformi all’interno del bacino mediterraneo.
Nel Mediterraneo settentrionale si osserva una tendenza all’incremento della ricchezza di specie, mentre le regioni meridionali potrebbero registrare una diminuzione. In alcune aree il numero complessivo di specie potrebbe restare relativamente stabile, ma con un forte ricambio nella composizione delle comunità.
Le variazioni risultano particolarmente marcate nelle proiezioni relative al Mar Egeo, al Mar Tirreno, alle zone profonde del Mar Ionio e alle coste del Mar Adriatico.
Questi cambiamenti potrebbero comportare una perdita di funzioni chiave degli ecosistemi marini, con effetti sulle reti trofiche, sulla bioturbazione e sul ciclo dei nutrienti.
Perché le specie bentoniche sono così vulnerabili
Gli organismi bentonici sono particolarmente sensibili al riscaldamento delle acque e alla diminuzione dell’ossigeno. Inoltre, la loro scarsa mobilità limita la capacità di adattarsi rapidamente a nuove condizioni ambientali.
L’aumento della frammentazione degli habitat e la ridotta capacità di dispersione amplificano il rischio di estinzione locale, soprattutto per le specie più specializzate o legate a condizioni ambientali specifiche.
Nuova pianificazione dello spazio marittimo
Dallo studio emerge con chiarezza l’urgenza di adottare una pianificazione dello spazio marittimo basata sugli ecosistemi e attenta agli effetti del cambiamento climatico.
Le strategie di conservazione tradizionali, fondate sulle attuali distribuzioni della biodiversità, rischiano di diventare rapidamente inefficaci in un contesto di trasformazioni ambientali accelerate. Servono quindi politiche dinamiche, capaci di integrare modelli previsionali e scenari climatici futuri, per proteggere in modo efficace i fondali del Mar Mediterraneo e le specie bentoniche che ne garantiscono l’equilibrio.
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