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Scoperto nel Mediterraneo il capodoglio pigmeo grazie al DNA ambientale

Scoperto nel Mediterraneo il capodoglio pigmeo grazie al DNA ambientale

Una scoperta inattesa sta cambiando le conoscenze sulla biodiversità del Mar Mediterraneo. Il cogia di De Blainville, noto anche come capodoglio pigmeo, è stato identificato per la prima volta in queste acque grazie all’analisi del DNA ambientale, una tecnologia sempre più utilizzata nella biologia marina.

La scoperta grazie al DNA ambientale

Nessun avvistamento diretto, nessuna ripresa subacquea. La presenza del cetaceo è stata rilevata esclusivamente attraverso l’analisi dell’eDNA, ovvero le tracce genetiche lasciate dagli organismi nell’ambiente.

Questa tecnica innovativa permette di individuare specie elusive attraverso semplici campioni d’acqua, aprendo nuove prospettive per il monitoraggio degli ecosistemi marini e per l’aggiornamento della distribuzione delle specie.

Il progetto scientifico internazionale

La scoperta è il risultato del lavoro di un team coordinato dall’Università di Milano-Bicocca, in collaborazione con ISPRA, Stazione Zoologica Anton Dohrn e Università di Valencia.

La ricerca rientra nel progetto europeo LIFE CONCEPTU MARIS, coordinato da ISPRA, che ha utilizzato traghetti di linea come piattaforme per raccogliere dati e campioni lungo il Mediterraneo.

Come è stato individuato il capodoglio pigmeo

I ricercatori hanno raccolto campioni di acqua marina in 393 punti del Mediterraneo centro-occidentale, prelevando circa 12 litri per ciascun sito.

L’acqua è stata filtrata direttamente a bordo delle navi per catturare il materiale biologico sospeso. In laboratorio, grazie a tecniche di sequenziamento avanzate, è stato possibile identificare il DNA del cogia di De Blainville in 10 campioni, corrispondenti ad almeno 5 eventi distinti di presenza.

Le tracce sono state individuate in un’area molto ampia, dal Mar Tirreno fino allo Stretto di Gibilterra.

Identikit di un cetaceo elusivo

Il capodoglio pigmeo è un cetaceo lungo circa 3-3,5 metri, diffuso nei mari tropicali e temperati caldi. Si nutre principalmente di calamari, che individua grazie a un sofisticato sistema di biosonar.

È una specie estremamente difficile da osservare: vive lontano dalle coste e trascorre gran parte della sua vita in profondità, motivo per cui la sua presenza può passare inosservata.

La strategia di difesa che ha aiutato la scoperta

Un elemento sorprendente riguarda il modo in cui il DNA del cetaceo è stato rilevato. I membri del genere Kogia, quando minacciati, rilasciano un fluido scuro simile all’inchiostro dei calamari.

Questa sostanza, espulsa anche in grandi quantità, è ricca di materiale genetico. Paradossalmente, proprio il meccanismo che li rende invisibili ai predatori li rende più facilmente individuabili attraverso l’analisi molecolare.

Una possibile popolazione stabile nel Mediterraneo

I dati raccolti suggeriscono che non si tratta di presenze occasionali provenienti dall’Atlantico. La distribuzione geografica e la varietà dei profili genetici indicano la possibile esistenza di una popolazione stabile nel Mediterraneo.

Gli studiosi ipotizzano anche che si possa trattare di una popolazione relitta, isolata da lungo tempo, come suggerisce il ritrovamento di un profilo genetico distinto rispetto a quelli degli esemplari atlantici.

Implicazioni per la conservazione

La scoperta ha importanti conseguenze per la tutela della biodiversità marina. L’identificazione del capodoglio pigmeo nel Mediterraneo rafforza la richiesta di includere la specie negli accordi internazionali di protezione, come ACCOBAMS.

Riconoscere ufficialmente la presenza della specie è un passo fondamentale per garantire misure di conservazione adeguate.

Una scoperta pubblicata su rivista scientifica

I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista Mammal Review, confermando la solidità scientifica della ricerca e la rilevanza della scoperta per la comunità internazionale.

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