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Carburanti, proroga delle accise ma il diesel resta sopra i 2,1 euro: consumatori e opposizioni all’attacco

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Carburanti, proroga delle accise ma il diesel resta sopra i 2,1 euro: consumatori e opposizioni all’attacco

Sconto confermato fino al 1° maggio, ma per le associazioni è insufficiente. Il governo sotto pressione: “Intervento tampone, manca una strategia energetica”

La proroga del taglio delle accise sui carburanti decisa dal Consiglio dei ministri non basta a frenare la corsa dei prezzi, soprattutto del gasolio. Nonostante lo sconto fiscale venga confermato fino al 1° maggio, il diesel continua infatti a superare la soglia dei 2,1 euro al litro in diverse regioni italiane, riaccendendo il dibattito sull’efficacia delle misure adottate dall’esecutivo.

A lanciare l’allarme è l’Unione Nazionale Consumatori, che definisce il provvedimento “inadeguato” e sottolinea come la proroga rischi di trasformarsi in una semplice conferma della stangata già in atto. I dati, elaborati su base Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit), mostrano infatti un quadro diffuso di rincari, con il gasolio sopra i 2,1 euro in Calabria, Liguria, Lombardia, Puglia, Basilicata e Valle d’Aosta, oltre che nelle province autonome di Trento e Bolzano.

Proprio Bolzano si conferma tra le aree più care, con un prezzo medio di 2,134 euro al litro, seguita dalla Calabria (2,116 euro) e dal Friuli Venezia Giulia (2,113 euro). Anche in autostrada i listini restano elevati, con una media di 2,137 euro al litro. Più contenuti i prezzi della benzina, che si attestano su una media nazionale di circa 1,822 euro al litro, restando sotto la soglia dei 1,9 euro anche lungo la rete autostradale.

Unione Nazionale Consumatori: “Gasolio penalizzato, taglio inadeguato”

Per l’Unione Nazionale Consumatori la proroga del taglio delle accise rappresenta un intervento sbilanciato e poco efficace. Il presidente Massimiliano Dona parla apertamente di una misura “inadeguata” per il gasolio, oggi il carburante più utilizzato da famiglie e imprese.

Secondo l’associazione, il governo avrebbe dovuto aumentare lo sconto sul diesel, anche a costo di ridurre leggermente quello sulla benzina. Una rimodulazione delle accise – ad esempio da -20 a -15 centesimi sulla verde – avrebbe consentito di intervenire in modo più incisivo sul gasolio, senza portare la benzina sopra livelli critici.

La proroga, così impostata, rischia invece di confermare una situazione già pesante: il diesel resta sopra i 2,1 euro al litro in diverse regioni, trasformando di fatto lo sconto in una misura incapace di alleggerire davvero la spesa degli automobilisti.

Codacons: “Sconto già annullato dai rincari”

Ancora più netta la posizione del Codacons, secondo cui l’intervento del governo è ormai inefficace. L’associazione evidenzia come i continui aumenti alla pompa abbiano già neutralizzato il beneficio del taglio delle accise.

Nonostante la riduzione fiscale introdotta nelle scorse settimane, i prezzi del gasolio sono tornati ai livelli precedenti, superando i 2,1 euro al litro in numerose regioni. In autostrada, i listini risultano ancora più elevati, confermando una dinamica di mercato che sfugge agli interventi temporanei.

Per il Codacons, il governo avrebbe dovuto non solo prorogare la misura, ma rafforzarla, per riportare i prezzi su livelli più sostenibili. In assenza di un intervento più incisivo, il rischio è che ogni sconto venga rapidamente assorbito dai rincari.

ADUC: “Senza strategia si torna sempre al punto di partenza”

L’analisi più strutturale arriva dall’ADUC, che mette in discussione l’intero approccio adottato. Il presidente Vincenzo Donvito Maxia critica il ricorso a misure emergenziali, definite incapaci di risolvere il problema alla radice.

Secondo l’associazione, il meccanismo è ormai ricorrente: gli sconti fiscali vengono rapidamente riassorbiti dagli aumenti dei prezzi lungo la filiera, con rincari che spesso superano gli stessi benefici concessi. Il risultato è che il consumatore finale continua a sostenere il peso maggiore, senza alcuna tutela reale.

Per l’ADUC, l’unica soluzione efficace è un cambio di strategia: abbandonare la logica degli interventi tampone e ripensare in modo strutturale la politica energetica e il sistema di formazione dei prezzi. In caso contrario, alla scadenza della proroga si rischia di ritrovarsi nuovamente nella stessa situazione.

Un intervento da 500 milioni e le critiche politiche

La proroga del taglio delle accise comporta un costo stimato di circa 500 milioni di euro per le finanze pubbliche. Una cifra significativa che, secondo le opposizioni, viene coperta anche attraverso risorse che potrebbero essere destinate alla transizione energetica.

A intervenire è Angelo Bonelli, che accusa il governo di essere privo di una strategia energetica e di limitarsi a interventi emergenziali. Secondo il deputato, l’esecutivo continua a scaricare i costi della crisi su famiglie e imprese, senza intervenire sugli extraprofitti delle società energetiche né accelerare sulle fonti rinnovabili.

Il nodo irrisolto: prezzi, energia e transizione

Il caro carburanti non incide solo sui pieni degli automobilisti, ma si riflette su tutta l’economia. L’aumento del prezzo del gasolio, in particolare, ha effetti diretti sui costi di trasporto e quindi sui prezzi finali dei prodotti, contribuendo ad alimentare l’inflazione.

Per imprese e famiglie, il carburante resta una delle principali voci di spesa, mentre le misure adottate finora appaiono insufficienti a garantire stabilità. Il rischio, evidenziato da più parti, è quello di un ciclo continuo: rincari, interventi tampone, nuova impennata dei prezzi.

La scadenza del 1° maggio rappresenta un ulteriore elemento di incertezza. Senza un cambio di rotta, il termine della proroga potrebbe tradursi in un nuovo aumento dei listini, riportando il sistema al punto di partenza.

Il vero nodo resta quindi quello di fondo: costruire una strategia energetica capace di ridurre la dipendenza dai combustibili fossili, stabilizzare i prezzi e accompagnare il Paese verso un modello più sostenibile. Fino ad allora, il caro carburanti continuerà a rappresentare una delle principali criticità per l’economia italiana.

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