Loading Now

Gas +81%, luce +38%: la crisi in Medio Oriente costerà alle imprese italiane 15 miliardi in più nel 2026

caro energia imprese 2026

Gas +81%, luce +38%: la crisi in Medio Oriente costerà alle imprese italiane 15 miliardi in più nel 2026

Prima le famiglie. Poi le imprese. Il caro energia non risparmia nessuno.

Mentre gli italiani fanno i conti con bollette della luce aumentate del 49% rispetto al 2021, il sistema produttivo del paese si trova ad affrontare una crisi ancora più profonda. Secondo le stime della CGIA di Mestre, l’instabilità geopolitica legata al conflitto in Medio Oriente rischia di tradursi in un esborso aggiuntivo di 15,2 miliardi di euro a livello nazionale: 10,2 miliardi sulla bolletta elettrica e 5 miliardi sul gas.

Il divario con l’Europa: l’Italia paga il doppio della Francia

Il problema non è solo congiunturale — è strutturale. Il Prezzo Unico Nazionale (PUN) dell’energia elettrica ha raggiunto circa 168 euro per MWh a marzo 2026, con picchi orari superiori ai 230 euro per MWh. Il prezzo dell’energia in Italia resta significativamente più alto rispetto agli altri paesi europei: circa 140-150 euro per MWh contro i 95 euro della Germania e i 56-70 euro di Francia e Spagna.

In pratica, un’impresa italiana paga la luce più del doppio rispetto a un competitor francese. Un handicap competitivo enorme.

Il confronto con la Spagna è ancora più impietoso. “La Spagna paga l’energia a 8 euro al megawattora spot, contro i 151 euro dell’Italia“, denuncia Angelo Bonelli, deputato AVS e co-portavoce di Europa Verde. “Il governo ha speso 40 miliardi per abbassare il costo dell’energia — eppure oggi paghiamo la luce più cara d’Europa.”

I distretti più a rischio

La CGIA segnala tra le realtà più vulnerabili il distretto della ceramica di Sassuolo, la metallurgia di Brescia e Lumezzane, il cartario di Lucca, la seta e il tessile di Como e la siderurgia di Taranto. A rischio anche il polo petrolchimico di Sarroch in Sardegna.

Si tratta di filiere che già scontano un differenziale di prezzo rispetto alla media europea — e che ora si trovano a fronteggiare un nuovo shock energetico.

Chi paga di più: imprese in prima linea

La ripartizione dei costi vede le imprese in prima linea, con un aggravio di 9,8 miliardi di euro, seguite dalle famiglie che dovranno sborsare 5,4 miliardi in più rispetto al 2025.

In Lombardia la situazione è particolarmente critica. I costi energetici complessivi della regione potrebbero passare dai 23,6 miliardi del 2025 a oltre 28,8 miliardi nel 2026, con un incremento del 22%. Solo nel manifatturiero — che concentra il 47% della spesa elettrica regionale — l’aumento stimato vale 1,3 miliardi di euro in più rispetto al 2025.

La richiesta: disaccoppiare gas ed elettricità

La CGIA individua due livelli di intervento urgenti. Nel breve periodo chiede all’Unione Europea di accelerare il disaccoppiamento tra il prezzo del gas e quello dell’energia elettrica, per interrompere il meccanismo che trasmette automaticamente le tensioni sul gas alle bollette elettriche.

È la stessa richiesta che arriva da Confindustria, CNA e dalle associazioni di categoria: finché il prezzo della luce sarà agganciato a quello del gas, ogni crisi geopolitica si trasformerà automaticamente in una stangata per le imprese italiane.

Il confronto con il 2021

I numeri del confronto storico sono impietosi. Nel 2025, i prezzi al consumo di energia elettrica e gas in Italia erano già del 46,1% superiori alla media del 2021. Con i rincari del 2026, il gap si allarga ulteriormente.

Share this content: