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Cattura della CO2, l’Europa accelera: ruolo strategico per l’Italia

Cattura della CO2, l’Europa accelera: ruolo strategico per l’Italia

La cattura della CO2 si conferma una soluzione imprescindibile per la decarbonizzazione dei settori industriali hard-to-abate, come cemento, siderurgia, chimica, ceramica, carta e vetro. In questi comparti, caratterizzati da vincoli tecnologici all’elettrificazione e da emissioni di processo difficilmente eliminabili, le politiche di efficienza energetica e la diffusione delle rinnovabili non sono sufficienti a raggiungere gli obiettivi climatici.

È quanto emerge dalla terza edizione dello Zero Carbon Technology Pathways Report, realizzato da Energy&Strategy della School of Management del Politecnico di Milano, che analizza lo stato e le prospettive delle tecnologie di cattura, utilizzo e stoccaggio della CO2 a livello globale ed europeo.

Decarbonizzazione

Dal 1990 a oggi l’Unione Europea ha ridotto le emissioni di gas serra del 37%, grazie a efficienza energetica, rinnovabili ed elettrificazione dei consumi. Tuttavia, secondo il report, questi strumenti mostrano limiti strutturali nei settori industriali ad alta intensità emissiva, dove una parte consistente delle emissioni è legata direttamente ai processi produttivi.

In questo contesto, la cattura della CO2 rappresenta spesso l’unica soluzione tecnicamente praticabile per ridurre le emissioni residue e avvicinarsi agli obiettivi di neutralità climatica.

La crescita globale della cattura della CO2

A livello mondiale il settore della CCUS è in forte espansione. Nel 2025 risultano operativi 62 impianti di cattura della CO2, con una capacità complessiva di 64 milioni di tonnellate all’anno, mentre altri 35 sono in costruzione. Tra il 2024 e il 2025 i progetti annunciati sono passati da 408 a 489, con una capacità totale di cattura prevista pari a 513 milioni di tonnellate annue.

Si tratta in gran parte di impianti ancora in fase di sviluppo preliminare o avanzato, mentre solo una quota limitata è già operativa o in costruzione, pari a circa il 21% della capacità annunciata.

Il ruolo crescente dell’Unione Europea

Attualmente l’Europa rappresenta solo il 4% della capacità di cattura operativa globale, ma questa quota è destinata a crescere rapidamente. Secondo il report, il continente arriverà a rappresentare il 29% della capacità totale in fase di sviluppo, in linea con il percorso di decarbonizzazione accelerato dalle scadenze climatiche europee.

Le proiezioni indicano che l’Unione Europea passerà da circa 50 milioni di tonnellate di CO2 catturate al 2030 a 450 milioni di tonnellate al 2050, con il 55% destinato allo stoccaggio permanente. Un obiettivo reso vincolante dal Net-Zero Industry Act, che ha introdotto per la prima volta un target europeo di capacità di stoccaggio della CO2.

Italia protagonista nello stoccaggio della CO2

L’Italia si posiziona come il terzo Paese dell’Unione Europea per capacità di stoccaggio annunciata al 2030, dopo Paesi Bassi e Danimarca. Il sito di Ravenna prevede una capacità di iniezione di 4 milioni di tonnellate annue e dispone di un potenziale complessivo stimato in oltre 500 milioni di tonnellate, candidandosi a diventare un hub strategico per l’area del Mediterraneo.

La disponibilità di infrastrutture di stoccaggio ha favorito la nascita di quattro importanti progetti di cattura nel Nord Italia, tra Emilia-Romagna, Veneto e Lombardia, con una capacità complessiva a regime stimata in oltre 1,2 milioni di tonnellate di CO2 all’anno.

Evoluzione delle tecnologie di cattura

I progetti di cattura della CO2 stanno cambiando anche in termini di settori di applicazione. Se oggi la maggior parte delle emissioni catturate proviene dal trattamento del gas naturale e dalla trasformazione dei combustibili, entro il 2030 crescerà il peso di comparti come la generazione elettrica, la termovalorizzazione e soprattutto il cemento.

Le tecnologie più diffuse rientrano nella categoria della point source capture, con separazione della CO2 direttamente nei punti di emissione. Tra le soluzioni più mature figurano l’assorbimento chimico e fisico tramite solventi, l’adsorbimento e la separazione mediante membrane, con costi e criticità differenti a seconda del settore industriale.

Trasporto, stoccaggio e nuove destinazioni

Un’altra trasformazione rilevante riguarda la destinazione finale della CO2 catturata. L’utilizzo per pratiche di Enhanced Oil Recovery, oggi ancora prevalente a livello globale, è destinato a ridursi, mentre lo stoccaggio permanente aumenterà dal 22% del 2025 al 66% nel 2030.

Questo cambiamento rende centrali le infrastrutture di trasporto e stoccaggio. Le pipeline sono la soluzione più efficiente sulle distanze medio-brevi, mentre il trasporto via nave risulta preferibile su lunghe tratte. In Italia lo stoccaggio è attualmente consentito solo in giacimenti esauriti di idrocarburi, mentre nel Nord Europa sono già operativi anche acquiferi salini, con un potenziale nettamente superiore.

Le criticità regolatorie ed economiche

Nonostante il riconoscimento strategico della CCUS a livello normativo, permangono incertezze regolatorie e una carenza di meccanismi di supporto lungo l’intera filiera. Secondo Energy&Strategy, per raggiungere la piena decarbonizzazione dei settori considerati sarebbero necessari tra 1,6 e 3,1 miliardi di euro annui di finanziamenti pubblici, un impegno paragonabile a quello già previsto per il sostegno alle rinnovabili elettriche.

Le analisi economiche mostrano che, alle condizioni attuali, la CCS non è ancora competitiva senza adeguati incentivi. Tuttavia, l’aumento e la volatilità del prezzo delle emissioni ETS potrebbero migliorare la sostenibilità economica dei progetti, rendendo la cattura della CO2 una leva sempre più decisiva per il raggiungimento degli obiettivi climatici europei.

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