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Ciclone Harry, miliardi di danni e stato di emergenza: WWF e Greenpeace chiedono un Patto per il Clima

Ciclone Harry, miliardi di danni e stato di emergenza: WWF e Greenpeace chiedono un Patto per il Clima

Il passaggio del ciclone Harry su Sicilia, Sardegna e Calabria ha lasciato dietro di sé un bilancio drammatico fatto di allagamenti, crolli, arenili scomparsi, scuole e università chiuse e gravi disagi alla circolazione. I danni sono stimati nell’ordine di due miliardi di euro e il Governo ha avviato la richiesta dello stato di emergenza. Secondo le associazioni ambientaliste, però, intervenire solo dopo le catastrofi non è più sufficiente.

Le comunità costiere risultano ancora una volta tra le più colpite, confermando come l’Italia sia sempre più esposta agli effetti del cambiamento climatico e agli eventi estremi alimentati dall’aumento delle temperature marine.

La posizione del WWF

Il WWF ha espresso solidarietà alle popolazioni colpite, sottolineando la necessità di sostenere famiglie e imprese danneggiate dal ciclone Harry. Allo stesso tempo, l’associazione ribadisce l’urgenza di avviare politiche strutturali di prevenzione, puntando a una chiara leadership italiana nella lotta alla crisi climatica.

Secondo il WWF, il Governo dovrebbe prendere esempio da altri Paesi europei, come la Spagna, e promuovere un vero Patto per il Clima che integri riduzione delle emissioni e adattamento alle nuove condizioni climatiche. Il Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici risulta ancora in larga parte inapplicato, fermo da dicembre 2023 e privo di adeguati finanziamenti, nonostante l’istituzione recente dell’Osservatorio nazionale per l’adattamento.

Piani locali e rischio climatico nelle aree costiere

L’attuazione del PNACC dovrebbe passare attraverso piani strategici locali nelle zone più esposte ai rischi climatici. Oltre alle regioni colpite dal ciclone Harry, viene indicata come area particolarmente vulnerabile l’intera costa nord adriatica tra Emilia-Romagna, Veneto e Friuli-Venezia Giulia.

Uno studio del 2024 ha evidenziato come questa fascia costiera sia tra le più a rischio in Europa, con una possibile riduzione del PIL tra il 10 e il 20 per cento nei prossimi anni in assenza di interventi efficaci di adattamento.

L’ipotesi di un Commissario per l’adattamento

Secondo il WWF, qualora le istituzioni non riuscissero a rendere operativo il Piano di Adattamento, sarebbe opportuno valutare la nomina di un Commissario per gli interventi urgenti di adattamento climatico. Il suo compito sarebbe quello di avviare piani locali strategici nelle aree prioritarie, evitando lo spreco dei fondi straordinari legati alle emergenze.

Un altro nodo centrale riguarda il dissesto idrogeologico e il cattivo uso del territorio, che amplificano gli effetti degli eventi estremi. In molte aree, come le coste siciliane, la cementificazione intensiva agisce da moltiplicatore degli impatti climatici.

Regioni e leggi per il clima

La proposta di Legge sul Clima avanzata dal WWF e da altre associazioni ambientaliste è attualmente ferma in Commissione al Senato. Per questo, secondo Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del WWF Italia, le Regioni dovrebbero dotarsi di proprie leggi climatiche, definendo azioni concrete di mitigazione e adattamento e istituendo consigli scientifici indipendenti.

Alcune realtà regionali mostrano forti contraddizioni, come la Sardegna, colpita ripetutamente da eventi estremi ma ancora resistente allo sviluppo delle rinnovabili e favorevole a nuove infrastrutture fossili.

Il ruolo dei progetti WWF sulle coste

Le comunità costiere si trovano in prima linea nella crisi climatica e necessitano di soluzioni di adattamento che proteggano persone ed ecosistemi. In Sicilia, solo per il ciclone Harry, i danni sono già stimati in almeno 500 milioni di euro.

Il WWF è attivo con progetti come LIFE ADAPTS, che sperimenta nuove tecniche di monitoraggio e strategie innovative per la difesa degli habitat costieri, e con il progetto ELSP – Ripristino Marino e Costiero del Sud Adriatico, basato su soluzioni naturali per contrastare l’erosione e aumentare la sicurezza delle coste.

Greenpeace: eventi estremi sempre più frequenti

Anche Greenpeace Italia ha espresso solidarietà alle popolazioni colpite, definendo l’uragano Harry un evento di intensità senza precedenti negli ultimi cento anni. Secondo l’associazione, il Mediterraneo sempre più caldo, con temperature fino a 2,5 gradi sopra la media, alimenta fenomeni estremi sempre più violenti.

Greenpeace richiama i dati del Climate Risk Index 2025, secondo cui dal 1993 al 2022 nel mondo si sono registrate oltre 765 mila vittime e perdite economiche per quasi 4.200 miliardi di dollari a causa di eventi meteorologici estremi, con l’Italia tra i Paesi più colpiti.

Transizione ecologica e futuro del territorio

Secondo Greenpeace, senza una drastica riduzione delle emissioni di gas serra, l’innalzamento del livello del mare previsto entro il 2100 potrebbe allagare fino a 5.500 chilometri quadrati di pianura costiera italiana, dove vive oltre metà della popolazione.

Le associazioni ambientaliste chiedono quindi un cambio di rotta deciso, con investimenti strutturali nella transizione ecologica, nella mitigazione e nell’adattamento climatico, per evitare che eventi come il ciclone Harry diventino la nuova normalità.

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