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Ciucci per neonati sotto accusa: rilasciano bisfenolo A anche se “Bpa free”

Ciucci per neonati sotto accusa: rilasciano bisfenolo A anche se “Bpa free”

Da oggetto rassicurante e quotidiano per neonati e bambini piccoli, il ciuccio può trasformarsi in una potenziale fonte di rischio chimico. Un nuovo studio scientifico ha rilevato che alcuni succhiotti rilasciano bisfenolo A, noto come Bpa, una sostanza classificata come interferente endocrino e associata ad alterazioni ormonali e problemi dello sviluppo. Il dato più allarmante è che il livello più elevato di Bpa è stato riscontrato in un modello venduto come “Bpa free”.

La ricerca, pubblicata sulla rivista Environmental Science and Pollution Research, è tra le prime a quantificare la migrazione di bisfenolo A dai succhiotti e a stimare l’esposizione quotidiana di neonati e bambini piccoli. I risultati sollevano interrogativi sulla reale sicurezza di questi prodotti, sull’affidabilità delle etichette e sui vuoti normativi che ancora li riguardano.

Tutti i succhiotti analizzati contengono Bpa

Gli scienziati hanno analizzato sette succhiotti prodotti in Germania, Cina e India. Ogni ciuccio è stato smontato e testato separatamente per valutare il rilascio di Bpa dai diversi componenti. Il bisfenolo A è stato rilevato in tutti i campioni analizzati, compresi quelli dichiarati privi di Bpa. Le quantità migrate variavano da 33 a 26.536 nanogrammi per succhiotto. Sei modelli presentavano valori inferiori a 1.000 nanogrammi, mentre uno mostrava un rilascio nettamente superiore agli altri.

Lo scudo in plastica è la principale fonte di contaminazione

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, la fonte principale di rilascio del bisfenolo A non è la tettarella in silicone o lattice, ma lo scudo rigido in plastica, la parte che resta a contatto con il viso del bambino. Proprio lo scudo di un succhiotto etichettato come “Bpa free” ha mostrato il livello di migrazione più elevato. Anche il valore più basso misurato, tuttavia, ha superato l’attuale soglia di sicurezza europea per neonati e bambini piccoli.

Limiti di sicurezza superati

Il Bpa è noto per la sua capacità di interferire con il sistema endocrino anche a dosi molto basse. Nei primi mesi di vita, l’organismo è particolarmente vulnerabile perché fegato e reni non sono ancora pienamente in grado di eliminare le sostanze chimiche. L’esposizione precoce al bisfenolo A è stata associata a effetti su memoria e apprendimento e, nel lungo periodo, a un aumento del rischio di obesità, diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari e alcuni tumori.

Combinando i dati di rilascio con scenari realistici di utilizzo quotidiano, i ricercatori hanno stimato che un ciuccio ad alta migrazione potrebbe far superare i nuovi limiti europei di sicurezza fino a 1.900 volte nei neonati e 900 volte nei bambini piccoli. Anche il succhiotto con la migrazione più bassa superava comunque la soglia di sicurezza di decine di volte.

Normative insufficienti e vuoti regolatori

Il bisfenolo A è già vietato nei biberon e nelle tazze con beccuccio sia nell’Unione europea sia negli Stati Uniti, ma i succhiotti non rientrano esplicitamente nelle stesse restrizioni. Nell’Unione europea, dal gennaio 2025 il divieto riguarda in generale i materiali a contatto con gli alimenti, lasciando però questi prodotti in una zona grigia. L’unico paese europeo ad aver introdotto un bando nazionale specifico è l’Austria.

Negli Stati Uniti, invece, la regolamentazione dei succhiotti si concentra soprattutto sulla sicurezza meccanica, mentre l’etichetta “Bpa free” resta volontaria. Questo porta a grandi differenze tra marchi e a nessuna garanzia reale che l’assenza dichiarata della sostanza corrisponda a una effettiva sicurezza chimica.

Il problema delle sostanze sostitutive

Un’ulteriore criticità riguarda i bisfenoli usati come sostituti del Bpa, come Bps e Bpf, che mostrano effetti biologici simili. Alcuni studi hanno già rilevato tracce di queste sostanze nelle urine dei neonati che utilizzano il succhiotto. Inoltre, contaminazioni accidentali possono verificarsi durante la produzione, anche quando il bisfenolo A non viene aggiunto intenzionalmente.

Le richieste dei ricercatori e il principio di precauzione

Gli autori dello studio chiedono standard normativi armonizzati e verifiche indipendenti sulle dichiarazioni “senza Bpa”. Con soglie di sicurezza sempre più basse e un’esposizione diffusa fin dalla nascita, anche fonti aggiuntive apparentemente minime possono avere un impatto rilevante. Secondo i ricercatori, il principio di precauzione dovrebbe guidare le scelte regolatorie e produttive, soprattutto per i prodotti destinati ai più piccoli.

Come ridurre l’esposizione al Bpa

Eliminare del tutto l’esposizione al bisfenolo A è difficile, ma alcuni accorgimenti possono ridurla. È consigliabile non scaldare succhiotti o biberon nel microonde, evitare plastiche vecchie, rovinate o graffiate, preferire materiali alternativi come vetro, acciaio o silicone di qualità, sostituire frequentemente i ciuccetti usurati e limitare, quando possibile, il consumo di cibi confezionati o in lattina.

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