Loading Now

Prima climate litigation in Italia: Greenpeace sfida Eni sul banco degli imputati

Eni

Prima climate litigation in Italia: Greenpeace sfida Eni sul banco degli imputati

Il 16 febbraio segna una pietra miliare nella lotta al cambiamento climatico in Italia: la prima climate litigation contro Eni. Due giganti, Greenpeace contro Eni, si mettono a confronto in un processo civile che porta in campo ideologie, scienze e visioni diverse sulle responsabilità climatiche. Mentre il Tribunale si prepara per la prima udienza, la battaglia tra queste due prospettive diverse è destinata a durare anni, ma il suo esito potrebbe plasmare il futuro industriale e ambientale dell’Italia.

La climate litigation di Greenpeace

Il cuore della disputa è nella sfida di Greenpeace e ReCommon di far riconoscere al giudice le responsabilità climatiche storiche di Eni e di spingerlo a modificare il piano industriale per allinearle agli obiettivi dell’Accordo di Parigi. La scelta dei consulenti da entrambe le parti rivela la strategia di battaglia. Da una parte, Eni schiera Carlo Stagnaro, un economista e direttore ricerche del think tank liberista Istituto Bruno Leoni, insieme a Stefano Consonni, docente di Sistemi per l’energia e l’ambiente al Politecnico di Milano. Dall’altra, Greenpeace e ReCommon presentano una squadra più eterogenea, inclusi esperti di energia, clima e psicoterapia specializzata in ansia climatica.

Le ipotesi sulle strategie

La scelta di Eni di non includere un climatologo tra i consulenti solleva interrogativi sulla loro approccio alla questione climatica. La strategia appare chiara: Eni vuole parlare di energia ed economia, mentre le ONG vogliono approfondire i legami tra energia, clima e impatti umani. In ultima analisi, sarà il giudice a decidere se accettare le richieste di Greenpeace e ReCommon. La figura di Carlo Stagnaro, economista con un passato controverso sulle questioni climatiche, solleva ulteriori domande. Le sue posizioni passate e la collaborazione con think tank negazionisti come l’Heartland Institute suggeriscono un contesto di tensione tra la prospettiva ambientalista e quella economica. Le due associazioni ambientaliste accusano la scelta di Eni in un report pubblicato oggi.

Il primo caso di climate litigation

La causa di Greenpeace e ReCommon si inserisce in un contesto più ampio di climate litigation che si sta diffondendo a livello globale. Le azioni legali come queste, sebbene inizialmente possano sembrare velleitarie, stanno diventando sempre più comuni nel tentativo di costringere governi e aziende a rispettare gli standard di limitazione del riscaldamento globale. Il numero crescente di cause climatiche in tutto il mondo, secondo un rapporto dell’ONU, evidenzia la crescente consapevolezza della necessità di affrontare legalmente le questioni legate ai cambiamenti climatici.

Le richieste di Greenpeace e ReCommon

In Italia, Greenpeace e ReCommon cercano il riconoscimento della responsabilità di Eni per danni alla salute, all’ambiente e alla società, e chiedono una revisione della sua strategia industriale in linea con gli obiettivi dell’Accordo di Parigi. La sfida è enorme, ma se Greenpeace e ReCommon avranno successo, potrebbero aprire la strada per azioni simili contro altre grandi aziende, contribuendo così a ridefinire il ruolo delle imprese nella lotta contro i cambiamenti climatici.

Share this content: