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Emissioni CO2: cresce sostegno alla tassa per il settore marittimo

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Emissioni CO2: cresce sostegno alla tassa per il settore marittimo

Sempre più membri del Consiglio IMO (Organizzazione Marittima Internazionale) tra cui l’Unione Europea, il Canada, il Giappone e stati insulari del Pacifico, sono favorevoli ad una tassa sul settore marittimo per le emissioni di anidride carbonica (CO2) da questo prodotte, nuovi documenti esaminati da Reuters rivelano.

Secondo l’agenzia di stampa, dai meeting in corso in queste settimane presso l’IMO, emergono quattro proposte a sostegno di una tassazione delle emissioni di gas serra generate dal settore marittimo internazionale. Complessivamente le misure, che prevedono tra l’altro l’imposizione di una tassa su ogni tonnellata di gas serra prodotta, vedono il sostegno di 47 paesi.

I sostenitori affermano che questa politica potrebbe generare oltre 80 miliardi di dollari all’anno, che potrebbero essere reinvestiti nello sviluppo di carburanti per la navigazione a basso emissione di carbonio e per sostenere i Paesi più poveri nella transizione energetica.

Cresce il sostegno per la tassa sulla CO2

Come sottolineano anche da Reuters, il sostegno alla tassa sulle emissioni di CO2 sta crescendo in modo significativo: durante un summit in Francia sul finanziamento climatico dello scorso anno infatti, solo 20 Paesi si dicevano favorevoli a una misura simile.

Attualmente, gli sforzi si concentrano nel convincere altri Paesi, inclusi molti Paesi africani, a sostenere la misura. Tuttavia, alcuni paesi, tra cui Cina e Brasile, si oppongono all’imposizione della tassa, sostenendo che danneggerebbe le economie emergenti dipendenti dal commercio marittimo.

Sebbene le decisioni all’interno dell’IMO vengono generalmente prese raggiungendo un accordo tra tutti i membri partecipanti, se non si raggiunge un consenso, misure possono essere implementate a seguito del sostegno della maggioranza dei membri. Anche se durante i colloqui della scorsa settimana i Paesi hanno concordato sulla necessità di continuare i negoziati sul prezzo delle emissioni, una nota ufficiale dal meeting riporta che questi rimanevano “divisi su molteplici aspetti” relativi alla proposta.

Secondo Albon Ishoda, delegato delle Isole Marshall presso l’IMO, l’imposizione della tassa sulla CO2 sul settore marittimo è l’unico modo per raggiungere gli obiettivi dell’Organizzazione. “Se questo non viene approvato, quali sono le alternative? Perché abbiamo già accettato di determinati obiettivi. Torniamo al tavolo da disegno?”, ha dichiarato Ishoda a Reuters.

Le proposte di tassazione per le emissioni di CO2

Tra le proposte emerge quella avanzata da alcuni Paesi, tra cui quelli insulari del Pacifico noti per essere particolarmente vulnerabili al clima come le Isole Marshall e Vanuatu, di una tassa annuale sulle emissioni. Questi, nonostante una forte dipendenza dal settore marittimo per il commercio e il trasporto, supportano un contributo di 150 dollari per ogni tonnellata di CO2 emessa.

“Abbiamo bisogno di una transizione su una scala e ad una velocità senza precedenti – ha dichiarato il ministro del clima di Vanuatu, Ralph Regenvanu, aggiungendo che “soluzioni a basso costo” e “proposte ibride” non stanno permettendo di raggiungere tale obiettivo.

Un’altra proposta provenie invece dall’Unione Europea, dal Giappone, dalla Namibia, dalla Corea del Sud, dal gruppo industriale della Camera Internazionale di Navigazione e altri. Questi suggeriscono di definire un costo per le emissioni del trasporto marittimo ed uno standard globale su queste.

Lo standard globale sul consumo di energia del settore marittimo

Per sostenere l’adozione di carburanti marittimi sostenibili e il successo del del Green Deal europeo, nel luglio 2021, la Commissione UE ha presentato il pacchetto di proposte legislative ‘Fit for 55‘.

Tra le misure incluse nelle proposta europea, la “Fuel Standard” che limita l’intensità di carbonio dell’energia utilizzata a bordo delle navi, suggerisce l’obbligo per i tipi di navi più inquinanti di utilizzare l’elettricità a terra quando sono ormeggiate e propone di riconoscere la responsabilità delle compagnie di navigazione in relazione alle emissioni prodotte.

Secondo quanto dichiarato da un alto funzionario UE, il blocco ritiene che “solo le due misure” insieme (tassazione e standard globali), “saranno sufficienti” per raggiungere gli obiettivi dell’IMO. A settembre si terrà un incontro dell’IMO che vedrà i Paesi chiamati a decidere sulle proposte. Secondo alcuni diplomatici, “è probabile che almeno quella relativa agli Stardard globali di energia venga portata avanti, rivela Reuters.



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L’opposizione alla tassa sulle emissioni di CO2 del settore marittimo

Durante le discussioni dell’IMO dello scorso anno, Cina, Brasile e Argentina hanno respinto l’idea di introdurre una tassa sulle emissioni di CO2. Secondo quanto riporta ancora Reuters, un rappresentante brasiliano ha dichiarato che il Paese insieme ad altri in via di sviluppo stanno cercando di procedere con “una transizione energetica rapida, cercando nel contempo di minimizzare gli impatti sulle loro economie, specialmente per quei paesi che dipendono molto dal commercio marittimo”.

Una proposta avanzata da Argentina, Brasile, Cina, Norvegia, Sudafrica, Emirati Arabi Uniti e Uruguay suggerisce di stabilire un limite globale sull’intensità delle emissioni di combustibile, con una sanzione finanziaria per le violazioni, come alternativa all’introduzione di una tassa su tutte le emissioni di CO2 del settore marittimo. Ciò significherebbe che se i Paesi rispettassero completamente le normative sui carburanti, nessuna delle loro emissioni sarebbe soggetta a tassazione.

“Non siamo favorevoli a un’imposta generica che potrebbe danneggiare i Paesi in via di sviluppo, ma saremmo favorevoli a una tassa mirata solo alle emissioni che superano un certo parametro”, ha aggiunto il rappresentante brasiliano. Secondo un’indagine condotta dall’Università di San Paolo in Brasile l’implementazione di una tassa sul carbonio per le spedizioni potrebbe ridurre il PIL dei Paesi in via di sviluppo dello 0,13%, con l’Africa e il Sud America tra le aree più colpite.

Verso standard globali?

Nonostante le divergenze di opinioni, gli Stati membri dell’IMO stanno ancora cercando di concordare misure globali per evitare che più Paesi prendano di mira l’industria marittima su base nazionale. Questo eviterebbe di frammentare il mercato con standard locali variabili, causando problemi alle aziende che trasportano merci a livello globale. Ad esempio, l’Unione Europea ha dichiarato che potrebbe prendere misure unilaterali come includere ulteriori emissioni del trasporto marittimo internazionale nel suo mercato locale delle emissioni di CO2 se l’IMO non dovesse concordare un prezzo globale sulle emissioni entro il 2028.

Altre domande, come su chi dovrebbe amministrare l’imposta e come i proventi dovrebbero essere reinvestiti, restano aperte.

Alcuni diplomatici suggeriscono che un compromesso potrebbe risiedere nella definizione da parte dell’IMO di un contributo per le emissioni di anidride carbonica senza la necessità di considerarlo una tassa, progettando ad esempio la politica con l’obiettivo principale di ridurre le emissioni, piuttosto che raccogliere entrate.

Una proposta del Canada suggerisce che l’IMO concordi sul definizione sul contributo per le emissioni, ma che posticipi la decisione su come i suoi ricavi dovranno essere spesi – “una questione politicamente divisiva che ha bloccato i colloqui precedenti”, conclude Reuters. “Saremmo in grado di fare un miglio, ma procediamo di solo un pollice perché litighiamo su tutto”, ha dichiarato in delegato IMO per le Isole Marshall, aggiungendo che spera le dispute sui dettagli non impediscano di trovare un accordo.

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