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Corrente del Golfo e AMOC: il rischio collasso che minaccia il clima dell’Europa

Corrente del Golfo e AMOC: il rischio collasso che minaccia il clima dell’Europa

L’equilibrio climatico europeo dipende da un sistema di correnti oceaniche che agisce come un gigantesco regolatore termico naturale. Una recente inchiesta pubblicata dal The Washington Post ha acceso i riflettori sui rischi legati al possibile collasso della Corrente del Golfo, componente fondamentale della Circolazione Meridionale Atlantica, conosciuta come AMOC. I dati raccolti negli ultimi anni indicano un indebolimento che, pur non annunciando scenari apocalittici immediati, potrebbe avere conseguenze profonde e durature per l’Italia e l’intero continente europeo.

Il motore invisibile dell’Atlantico: cos’è l’AMOC

La Circolazione Meridionale Atlantica è un sistema complesso di correnti che trasporta acqua calda superficiale dai tropici verso il Nord Atlantico e riporta acqua fredda in profondità verso sud. La Corrente del Golfo rappresenta uno dei suoi ingranaggi principali.

Questo meccanismo funziona grazie alla differenza di temperatura e salinità dell’acqua marina. Quando l’acqua calda raggiunge le latitudini settentrionali, si raffredda, aumenta di densità e sprofonda, alimentando un ciclo continuo che distribuisce calore su scala planetaria. È grazie a questo sistema che città europee come Roma o Parigi godono di un clima più mite rispetto ad aree nordamericane alla stessa latitudine.

I nuovi dati del NOAA

Il cuore dell’allarme nasce dal lavoro degli scienziati del National Oceanic and Atmospheric Administration, che monitorano costantemente la Corrente della Florida attraverso cavi sottomarini posizionati negli Stretti della Florida.

L’oceanografo Ryan Smith ha analizzato serie storiche aggiornate, mentre Denis Volkov dell’Atlantic Oceanographic and Meteorological Laboratory ha contribuito a rivedere le precedenti stime sulla velocità di indebolimento della corrente.

Alcuni studi pubblicati su Nature Communications hanno corretto sovrastime iniziali, offrendo un quadro più preciso. Tuttavia, anche con dati rivisti, il segnale resta preoccupante: il sistema mostra segni di fragilità strutturale.

Perché la Corrente del Golfo sta rallentando

Il cambiamento climatico gioca un ruolo chiave. Lo scioglimento accelerato dei ghiacci della Groenlandia immette grandi quantità di acqua dolce nell’Atlantico settentrionale. Questa diluizione riduce la salinità e quindi la densità dell’acqua, ostacolando il processo di sprofondamento che alimenta la circolazione.

Se questo meccanismo si indebolisce oltre una certa soglia critica, l’intero sistema potrebbe avvicinarsi a un punto di non ritorno, il cosiddetto tipping point. Alcuni modelli climatici suggeriscono che tale soglia potrebbe essere raggiunta entro i prossimi 10 o 20 anni.

Le conseguenze per l’Italia e l’Europa

Un eventuale collasso dell’AMOC non significherebbe un’immediata era glaciale, ma un cambiamento drastico e destabilizzante del clima europeo.

Tra gli effetti più probabili:

Inverni molto più rigidi nel Nord Europa

Alterazioni profonde dei regimi delle precipitazioni

Maggiore frequenza di eventi meteorologici estremi

Impatti severi su agricoltura e risorse idriche

Per l’Italia, questo potrebbe tradursi in stagioni agricole imprevedibili, stress idrico crescente e una pressione ulteriore sulle infrastrutture costiere. Il rallentamento della corrente influenzerebbe anche il livello del mare lungo le coste atlantiche, con possibili effetti indiretti sul bacino del Mediterraneo.

Le stime più recenti parlano di una probabilità di collasso intorno al 25% entro la fine del secolo, anche nel caso in cui venissero rispettati gli obiettivi climatici internazionali. Alcuni Paesi del Nord Europa stanno già considerando questo rischio nei propri protocolli di sicurezza nazionale.

Monitoraggio e ricerca

Nonostante i segnali allarmanti, la comunità scientifica invita alla cautela. È fondamentale distinguere tra variabilità naturale e cambiamenti irreversibili indotti dal riscaldamento globale.

Le tecnologie attuali consentono misurazioni estremamente precise di velocità e salinità delle correnti, ma è necessario un impegno politico ed economico costante per garantire il monitoraggio a lungo termine. Senza dati solidi e continui, sarà impossibile prevedere con affidabilità l’evoluzione dell’AMOC.

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