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Emissioni zero nel vetro: le strategie italiane per ridurre CO₂ e consumi energetici

Emissioni zero nel vetro: le strategie italiane per ridurre CO₂ e consumi energetici

La decarbonizzazione dell’industria del vetro rappresenta una delle sfide più complesse della transizione energetica italiana. Si tratta infatti di un settore ad alta intensità energetica, fortemente dipendente dall’uso di gas naturale e responsabile di milioni di tonnellate di CO₂ ogni anno. Un recente studio condotto da ENEA e Assovetro, pubblicato sulla rivista scientifica internazionale Gases, propone sette soluzioni tecnologiche integrate per accompagnare il comparto verso l’obiettivo della neutralità climatica al 2050, in linea con l’Accordo di Parigi.

Lo studio ENEA-Assovetro

Lo studio analizza la decarbonizzazione dell’industria vetraria attraverso un approccio integrato e adattato alla realtà produttiva italiana. Secondo il presidente di Assovetro Marco Ravasi, la ricerca evidenzia come non esista una soluzione unica, ma un insieme di tecnologie da combinare in modo flessibile in base alle caratteristiche degli impianti e alle tipologie di produzione.

L’analisi prende in considerazione due diverse strategie di transizione energetica, entrambe in grado, secondo le simulazioni, di portare il settore alla neutralità climatica entro il 2050, seppur con costi, benefici e criticità differenti.

Decarbonizzare il settore del vetro

I ricercatori hanno individuato sette leve tecnologiche fondamentali per ridurre le emissioni di un settore energivoro come quello del vetro. Le soluzioni comprendono l’utilizzo di combustibili verdi come biogas e idrogeno, la cattura e lo stoccaggio della CO₂, interventi di efficienza energetica, l’elettrificazione dei forni, l’aumento dell’impiego di vetro riciclato, l’uso di materie prime già decarbonizzate e il ricorso a energia elettrica proveniente da fonti rinnovabili.

Secondo la coautrice dello studio Claudia Bassano, ricercatrice ENEA del Dipartimento Tecnologie energetiche e fonti rinnovabili, la diversificazione delle soluzioni è considerata prioritaria per raggiungere gli obiettivi climatici, proprio perché ogni impianto presenta vincoli tecnici e produttivi differenti.

Perché le sole rinnovabili non bastano

Lo studio evidenzia come la riduzione delle emissioni indirette legate al consumo di energia elettrica da fonti rinnovabili non sia sufficiente, da sola, a centrare gli obiettivi climatici al 2050. È quindi necessario intervenire anche sulle emissioni dirette, generate sia dalla combustione di gas naturale nei forni sia dalle reazioni chimiche delle materie prime durante il processo produttivo.

Secondo Dario Atzori, responsabile dell’Area Tecnica di Assovetro, la decarbonizzazione del vetro non passerà da una tecnologia miracolosa, ma da un mix di soluzioni calibrate sulle specificità del contesto industriale italiano.

Strategia Green fuel: vantaggi e limiti

La prima strategia analizzata, denominata Green fuel, punta principalmente sull’adozione di biometano e idrogeno verde. Questa opzione consentirebbe un abbattimento delle emissioni di CO₂ pari al 45%, risultando la leva più efficace all’interno di questo scenario. Seguono la cattura e lo stoccaggio della CO₂ con una riduzione del 26%, mentre efficienza energetica ed elettrificazione contribuirebbero per il 21%. Un ruolo più marginale è svolto dall’uso di vetro riciclato e di materie prime alternative decarbonizzate.

Il costo complessivo stimato al 2050 per questa strategia è di circa 15 miliardi di euro, di cui 4 miliardi destinati a impianti e infrastrutture e 10,6 miliardi ai costi operativi. Le principali criticità riguardano l’elevato costo dell’idrogeno verde e dei biocarburanti, la loro limitata disponibilità e le sfide infrastrutturali necessarie per un loro impiego su larga scala.

Strategia CCS: cattura e stoccaggio della CO₂

La seconda strategia, denominata Carbon Capture and Storage, vede nella cattura e stoccaggio della CO₂ il principale motore della transizione, con una riduzione delle emissioni pari al 69%. A questa si affiancano interventi di efficienza energetica ed elettrificazione per il 21%, l’uso di combustibili verdi per il 7% e l’aumento del vetro riciclato per il 3%.

I costi totali stimati per questa strategia ammontano a 11,2 miliardi di euro entro il 2050, suddivisi tra investimenti in impianti e infrastrutture e costi operativi. Nonostante il costo complessivo inferiore rispetto allo scenario Green fuel, le tecnologie CCS presentano ancora criticità legate alla disponibilità di siti geologici idonei, alla complessità della separazione della CO₂ e agli ostacoli normativi e autorizzativi.

Neutralità climatica

Secondo Giulia Monteleone, direttrice di ENEA-TERIN, la transizione verso la neutralità climatica dell’industria italiana del vetro è tecnicamente realizzabile, ma richiede una collaborazione strutturata e di lungo periodo tra industria, ricerca e pubblica amministrazione. Sarà fondamentale garantire lo sviluppo e l’adozione delle tecnologie abilitanti, adeguati strumenti di sostegno finanziario e una semplificazione burocratica e normativa.

Le emissioni del settore del vetro

Attualmente il settore del vetro in Italia emette circa 3,7 milioni di tonnellate di CO₂ all’anno. Il 75% delle emissioni è generato all’interno del perimetro aziendale, principalmente dalla combustione di gas naturale nei forni e dalle reazioni chimiche delle materie prime, mentre la parte restante è legata al consumo di energia elettrica negli impianti di produzione.

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