Decreto Bollette nel mirino delle associazioni ambientaliste: “Favorisce il gas e penalizza le rinnovabili”
Greenpeace, Legambiente e WWF esprimono un giudizio fortemente negativo sul Decreto Bollette varato dal Governo. Secondo le tre associazioni ambientaliste, il provvedimento non affronta le cause strutturali dell’aumento dei costi energetici e continua invece a sostenere il sistema del gas, sottraendo risorse alle energie rinnovabili e all’efficienza energetica.
Le organizzazioni sottolineano come il decreto rischi di indebolire alcune delle principali politiche climatiche europee e di rallentare la transizione energetica, privilegiando ancora una volta le fonti fossili rispetto alle tecnologie pulite.
Il Decreto Bollette sotto accusa
Secondo Greenpeace, Legambiente e WWF il decreto rappresenta un intervento che non mira a trasformare il sistema energetico italiano ma piuttosto a sostenere il comparto del gas. Le associazioni evidenziano come il provvedimento arrivi addirittura a rimborsare il gas dalla tassa sul carbonio prevista dal sistema ETS.
Si tratta, secondo gli ambientalisti, di un attacco a uno dei pilastri storici delle politiche climatiche europee, introdotto ben prima del Green Deal. Il sistema ETS, infatti, ha l’obiettivo di incentivare imprese e operatori energetici a ridurre le emissioni e investire in tecnologie più sostenibili.
Secondo le associazioni, indebolire questo meccanismo significa disincentivare comportamenti virtuosi e rallentare gli investimenti nella transizione energetica.
Il confronto con la Spagna e il ruolo delle rinnovabili
Nel dibattito sul decreto emerge anche il confronto con il modello energetico spagnolo. In Spagna le bollette energetiche risultano mediamente più basse del 40% rispetto a quelle italiane.
Secondo le associazioni ambientaliste questo risultato non deriva da un arretramento delle politiche ambientali, ma al contrario da una maggiore diffusione delle fonti rinnovabili nel mix energetico nazionale. Proprio questa differenza consentirebbe alla Spagna di contenere meglio i costi dell’energia.
Un dato che, secondo le organizzazioni, dimostrerebbe come l’unica strategia efficace per ridurre stabilmente i costi delle bollette sia aumentare la produzione di energia da fonti rinnovabili e ridurre la dipendenza dal gas.
Critiche alla strategia energetica del Governo
Le associazioni ambientaliste accusano il Governo di seguire una logica politica e ideologica che privilegia il gas rispetto alle alternative sostenibili. Tra le decisioni contestate c’è anche l’impegno a importare in Italia il 12% del gas naturale liquefatto statunitense destinato all’Europa.
Secondo Greenpeace, Legambiente e WWF questa scelta sottrae risorse alle politiche di sviluppo delle rinnovabili e dell’efficienza energetica. Le risorse vengono invece utilizzate per misure emergenziali come contributi una tantum destinati alle famiglie a basso reddito.
Il decreto, inoltre, avrebbe già prodotto i primi effetti sui mercati finanziari, con un calo dei titoli delle società energetiche compreso tra il 2% e il 3%.
Le associazioni: servono soluzioni strutturali
Per Greenpeace, Legambiente e WWF la strategia per affrontare davvero il caro energia dovrebbe puntare su interventi strutturali. Le tre organizzazioni indicano alcune priorità fondamentali:
investire massicciamente nello sviluppo di impianti eolici e solari
sbloccare le aste per l’eolico offshore
disaccoppiare il prezzo dell’elettricità da quello del gas
tassare gli extraprofitti delle multinazionali fossili
rafforzare le politiche di efficienza energetica
Secondo le associazioni queste misure permetterebbero di ridurre la dipendenza dal gas e garantire maggiore stabilità ai costi energetici per famiglie e imprese.
Bonus energia per le famiglie
Tra le misure del decreto è prevista una riduzione dei costi in bolletta per le famiglie con redditi più bassi. Le associazioni riconoscono l’importanza dell’intervento ma lo definiscono insufficiente perché si tratta di un contributo una tantum privo di effetti strutturali.
Il Governo ha stanziato 315 milioni di euro per questa misura. Tuttavia, secondo i dati dell’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente, le famiglie che beneficiano dei bonus sociali per luce e gas sono oltre 4,5 milioni.
Questo significa che il fondo permetterebbe di aiutare circa 2,7 milioni di famiglie, lasciando escluso circa il 40% dei potenziali beneficiari. Inoltre, le associazioni criticano il fatto che il contributo non tenga conto della composizione dei nuclei familiari, un elemento ritenuto fondamentale per garantire un sostegno equo.
Risorse sottratte a rinnovabili ed efficienza energetica
Un’altra critica riguarda le coperture finanziarie del decreto. Le associazioni giudicano strategicamente errato lo spostamento di risorse provenienti dalle quote di emissione di CO2.
Questi fondi, secondo la normativa vigente, dovrebbero essere destinati a sostenere lo sviluppo delle fonti rinnovabili e le politiche di efficienza energetica. Nel decreto, invece, vengono utilizzati per finanziare il bonus emergenziale.
Anche lo spostamento di risorse dal Fondo nazionale per l’efficienza energetica e da altri strumenti dedicati alla decarbonizzazione viene giudicato incoerente con gli obiettivi climatici del Paese.
Riduzione del prezzo dell’energia
Un’altra misura contestata riguarda la riduzione dei costi pagati dai produttori che utilizzano gas naturale negli impianti termoelettrici. Secondo le associazioni questo intervento rappresenta un nuovo sussidio ambientalmente dannoso.
L’impatto economico per i consumatori sarebbe inoltre molto limitato. La riduzione stimata è di circa 3 euro per megawattora, pari a circa 0,003 euro per kilowattora.
Considerando un consumo medio annuo di circa 2.700 kilowattora per famiglia, il risparmio complessivo sarebbe di circa 8 euro all’anno.
Secondo le associazioni politiche realmente efficaci per ridurre le bollette dovrebbero invece puntare su autoconsumo energetico, comunità energetiche e installazione di impianti rinnovabili sui tetti delle abitazioni.
Sistema ETS e rischi per la transizione energetica
Le organizzazioni ambientaliste esprimono inoltre forte preoccupazione per le modifiche al sistema ETS previste dal decreto. Secondo le associazioni, favorire il gas fossile all’interno di questo sistema rischia di disincentivare le imprese a migliorare la propria efficienza energetica.
Questa scelta potrebbe avere effetti negativi anche sulla lotta al cambiamento climatico. Le associazioni auspicano quindi che la Commissione europea non approvi questo meccanismo.
Semplificazioni per il gas ma non per le rinnovabili
Un ultimo punto critico riguarda le procedure autorizzative. Il decreto introduce tempi semplificati di circa sei mesi per nuove estrazioni di combustibili fossili e per l’aumento dei volumi di produzione di gas.
Secondo Greenpeace, Legambiente e WWF questo rappresenta l’ennesima conferma di una politica energetica ancora centrata sulle fonti fossili.
Le fonti rinnovabili, invece, continuano a essere penalizzate da tempi autorizzativi più lunghi e da un sistema normativo che non garantisce il rispetto delle scadenze previste.
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