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Decreto Bollette, Greenpeace, Legambiente e WWF: “Così si favorisce il gas e si colpiscono le rinnovabili”

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Decreto Bollette, Greenpeace, Legambiente e WWF: “Così si favorisce il gas e si colpiscono le rinnovabili”

Giudizio fortemente negativo da parte di Greenpeace, Legambiente e WWF sul nuovo Decreto Bollette.

Secondo le tre associazioni ambientaliste, il provvedimento non affronta le criticità strutturali del sistema energetico italiano e continua a sostenere il comparto del gas, arrivando di fatto a rimborsarlo rispetto alla tassa sul carbonio prevista dal sistema ETS europeo.

“Il decreto – affermano – toglie risorse alle rinnovabili e all’efficienza energetica per finanziare misure emergenziali, mentre continua a dare ossigeno alle fonti fossili. L’Italia ha bisogno di soluzioni vere, non di ennesimi regali al gas”.

ETS e carbon tax: “Un attacco alle politiche climatiche”

Tra le principali criticità evidenziate vi è l’intervento sul sistema ETS (Emission Trading System), uno dei pilastri delle politiche climatiche europee.

Secondo le associazioni, il rimborso al comparto gas equivale a un’esenzione di fatto dalla carbon tax, disincentivando imprese e operatori a investire in efficienza e decarbonizzazione.

Una scelta che, sostengono, rischia di compromettere il percorso di transizione energetica e gli investimenti già avviati nel settore industriale.

Bonus una tantum e risorse sottratte alla transizione

Sul fronte del sostegno alle famiglie, Greenpeace, Legambiente e WWF giudicano positivo l’intervento a favore dei redditi più bassi, ma contestano la natura emergenziale e non strutturale del bonus.

I 315 milioni di euro stanziati, secondo le associazioni, avrebbero potuto rafforzare strumenti come il Reddito energetico, ampliandolo a pompe di calore e sistemi di accumulo.

Inoltre, secondo i dati di ARERA, le famiglie titolari di bonus sociali per luce e gas sono oltre 4,5 milioni: le risorse disponibili coprirebbero circa 2,7 milioni di nuclei, lasciando escluso il 40%.

Le organizzazioni criticano anche la scelta di utilizzare risorse provenienti dalle quote di emissione di CO2 – che dovrebbero finanziare rinnovabili ed efficienza – per coprire il contributo straordinario.

Prezzo dell’energia e sussidi ambientalmente dannosi

Particolare contrarietà viene espressa rispetto alla riduzione dei costi per i produttori che utilizzano gas naturale negli impianti termoelettrici.

Secondo le associazioni, il beneficio per le famiglie sarebbe marginale: circa 3 euro per MWh, pari a 8 euro l’anno per un consumo medio domestico di 2.700 kWh.

Un intervento definito inefficace e potenzialmente configurabile come nuovo sussidio ambientalmente dannoso, in contrasto con gli obiettivi di decarbonizzazione.

Le organizzazioni ribadiscono la necessità di:

  • investire massicciamente in eolico e solare
  • sbloccare le aste per l’eolico offshore
  • disaccoppiare il prezzo dell’elettricità da quello del gas
  • tassare gli extraprofitti delle multinazionali fossili
  • rafforzare l’efficienza energetica e l’autoconsumo

Semplificazioni solo per il gas

Nel mirino anche l’articolo 11 del decreto, che prevede iter autorizzativi semplificati (6 mesi) per nuove estrazioni di combustibili fossili e per l’incremento delle produzioni nazionali di gas.

Secondo Greenpeace, Legambiente e WWF, si tratta dell’ennesimo favore alle fonti fossili, mentre le rinnovabili continuano a scontare tempi autorizzativi lunghi e incertezze normative.

Il confronto con la Spagna

Le associazioni citano il caso della Spagna, dove le bollette risultano inferiori di circa il 40% rispetto all’Italia grazie a una maggiore produzione da fonti rinnovabili.

“La soluzione non è colpire le rinnovabili per calmierare il prezzo del gas – concludono – ma ridisegnare il mercato energetico mettendo al centro le fonti pulite”.

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