Verde, luce e inquinamento: come l’ambiente urbano influenza la demenza precoce
L’ambiente urbano in cui viviamo può avere un impatto significativo sulla salute cognitiva. Il progetto DOUBTS ha analizzato il rapporto tra fattori ambientali urbani e rischio di demenza precoce, evidenziando il ruolo di elementi come il verde urbano, l’inquinamento atmosferico da traffico veicolare e la luce artificiale notturna.
I risultati mostrano come questi fattori possano influenzare sia l’insorgenza della malattia sia l’evoluzione dei sintomi nei pazienti già diagnosticati. Lo studio suggerisce inoltre che la pianificazione urbana può giocare un ruolo cruciale nella prevenzione e nella gestione delle patologie neurodegenerative.
Il progetto DOUBTS e il team di ricerca
Il progetto DOUBTS è coordinato da Andrea Rebecchi del Politecnico di Milano e coinvolge un team interdisciplinare composto da Stefano Capolongo e Silvia Mangili del Dipartimento di Architettura, Ingegneria delle Costruzioni e Ambiente Costruito del Politecnico di Milano, Tommaso Filippini e Marco Vinceti dell’Università di Modena e Reggio Emilia, e Anna Odone e Paola Bertuccio dell’Università di Pavia.
Lo studio ha utilizzato dati ambientali ad alta risoluzione, in particolare nella provincia di Modena. I ricercatori hanno analizzato dataset satellitari e applicato modelli statistici avanzati per valutare la relazione tra esposizioni ambientali e rischio di demenza.
Secondo Andrea Rebecchi, i risultati indicano che la creazione di ambienti urbani dementia-friendly richiede un approccio integrato, in cui la progettazione del verde urbano e le politiche di riduzione dell’inquinamento atmosferico e luminoso svolgono un ruolo centrale.
Inquinamento da traffico e rischio di demenza precoce
Uno dei risultati più rilevanti riguarda l’esposizione al benzene, utilizzato come indicatore dell’inquinamento atmosferico legato al traffico veicolare.
L’analisi ha evidenziato che livelli più elevati di benzene sono associati a un aumento del rischio di insorgenza della demenza precoce, in particolare per il sottotipo Alzheimer. Il rischio cresce in modo quasi lineare quando l’esposizione supera la soglia di 1,2 microgrammi per metro cubo.
Secondo Tommaso Filippini e Marco Vinceti, l’individuazione di una soglia di esposizione è particolarmente importante dal punto di vista della sanità pubblica. Questo dato può infatti contribuire alla definizione di limiti di sicurezza per l’esposizione agli inquinanti, soprattutto per le categorie più vulnerabili della popolazione.
I ricercatori sottolineano inoltre che i livelli medi di esposizione della popolazione risultano oggi inferiori rispetto alla soglia individuata, segno dell’efficacia delle politiche di riduzione delle emissioni introdotte negli ultimi anni.
Il ruolo protettivo del verde urbano
Il verde urbano emerge come un importante fattore protettivo rispetto al decadimento cognitivo e all’insorgenza della demenza a esordio precoce, in particolare per la malattia di Alzheimer.
La presenza di spazi verdi urbani di qualità è associata a una significativa riduzione del rischio. Questo effetto è legato a diversi fattori, tra cui la promozione dell’attività fisica, la riduzione dello stress e la diminuzione dei processi ossidativi.
Gli spazi verdi favoriscono inoltre la socializzazione e il benessere psicologico, elementi fondamentali per mantenere attive le funzioni cognitive nel corso della vita.
Tuttavia lo studio ha evidenziato anche un risultato in parte controintuitivo. Livelli molto elevati di verde urbano sono stati associati a un aumento del rischio di apatia nei pazienti già affetti da demenza. Questo fenomeno potrebbe essere collegato all’isolamento sociale tipico dei contesti meno urbanizzati, dove le opportunità di interazione sono più limitate.
Luce artificiale notturna e salute cognitiva
La luce artificiale notturna, nota anche come ALAN, svolge un ruolo complesso nella relazione con la demenza.
Da un lato, livelli più elevati di luce esterna notturna risultano associati a un minor rischio di insorgenza della demenza precoce. Una possibile spiegazione è che le persone più esposte alla luce notturna vivono spesso in contesti urbani più attivi, caratterizzati da una maggiore vita sociale e da una più intensa stimolazione cognitiva.
Dall’altro lato, nei soggetti con deterioramento cognitivo lieve, un’elevata esposizione alla luce artificiale notturna aumenta di oltre tre volte il rischio di conversione verso una forma di demenza.
Nei pazienti che hanno già ricevuto una diagnosi, l’esposizione alla luce artificiale notturna rappresenta uno dei principali fattori aggravanti dei sintomi neuropsichiatrici. Valori superiori alla mediana sono associati a un raddoppio del rischio di deliri, allucinazioni e disturbi del sonno, con un impatto particolarmente significativo sull’alterazione del ritmo sonno-veglia.
Verso città più dementia-friendly
I risultati del progetto DOUBTS evidenziano l’importanza di considerare l’ambiente urbano come un determinante chiave della salute cognitiva.
La progettazione di città più dementia-friendly richiede interventi integrati che includano la pianificazione di spazi verdi accessibili e socialmente inclusivi, la riduzione dell’inquinamento atmosferico legato al traffico e una gestione più attenta dell’illuminazione urbana.
Integrare questi aspetti nelle politiche di pianificazione urbana potrebbe contribuire in modo significativo alla prevenzione della demenza precoce e al miglioramento della qualità di vita delle persone che convivono con la malattia.
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