Il peso della crisi climatica sui giovani: rabbia, colpa e voglia di cambiamento
La crisi climatica non colpisce solo gli ecosistemi, ma anche l’equilibrio emotivo delle nuove generazioni. Una ricerca della Simon Fraser University, pubblicata sul Journal of Environmental Psychology, fornisce una panoramica dettagliata delle emozioni che bambini e adolescenti fino a 19 anni associano al cambiamento climatico.
Analizzando 48 studi internazionali, i ricercatori mostrano come la crisi stia ridefinendo la vita quotidiana, il senso di sicurezza e la percezione del futuro. Non si tratta solo di eco-ansia: emerge un intreccio di lutto, rabbia, impotenza, senso di colpa e speranza, con variazioni legate all’età, alla geografia e all’esperienza diretta degli impatti ambientali. Ne risulta un quadro profondo di una generazione che cresce nell’incertezza climatica.
Dall’eco-ansia all’eco-paralisi
Lo studio mette in luce un vero e proprio spettro emotivo. I giovani parlano di lutto per la scomparsa di specie e paesaggi, rabbia e senso di tradimento verso le istituzioni e le generazioni adulte percepite come complici, ma anche di impotenza fino alla cosiddetta “eco-paralisi”, quando le azioni individuali sembrano inutili.
Alcuni provano senso di colpa per comportamenti ritenuti poco sostenibili, come scelte alimentari o consumi quotidiani. Tuttavia, accanto al disagio, cresce una speranza radicata nell’azione collettiva, nell’impegno locale e nella costruzione di comunità più consapevoli e solidali.
Il peso del silenzio e delle differenze territoriali
Le emozioni più intense, come rabbia, apatia e senso di tradimento, emergono soprattutto quando i ragazzi possono esprimersi liberamente, ad esempio in interviste e focus group. Molti esitano a parlarne con coetanei e adulti per paura di essere giudicati o ignorati, soprattutto nelle aree meno colpite da eventi climatici estremi.
Per i giovani indigeni o per chi vive in territori già segnati da disastri climatici, la crisi climatica non è una minaccia futura, ma una realtà quotidiana che influenza attività, relazioni, identità culturale e prospettive di vita.
Trasformare l’angoscia in azione concreta
Gli esperti invitano adulti e istituzioni a non minimizzare né patologizzare queste reazioni emotive. Servono ascolto autentico, programmi educativi mirati e attività concrete: dal piantare semi da piccoli al partecipare a iniziative climatiche da adolescenti, fino al rafforzamento delle reti di quartiere.
Coinvolgere “testa, mani e cuore” può trasformare l’eco-ansia in impegno reale, rafforzando resilienza, consapevolezza e senso di comunità. La crisi climatica, se affrontata con strumenti educativi e sociali adeguati, può diventare un motore di crescita e di cittadinanza attiva per le nuove generazioni.
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