El Niño verso il ritorno: rischio nuovi record di temperatura globale nel 2026
Crescono i timori che le temperature globali possano toccare nuovi record nei prossimi mesi, mentre gli esperti monitorano la possibile formazione di El Niño nella seconda metà dell’anno. Secondo la National Oceanic and Atmospheric Administration, esiste una probabilità tra il 50 e il 60 per cento che il fenomeno si sviluppi tra luglio e settembre o oltre.
Nel frattempo, il passaggio da La Niña a una fase neutra dell’ENSO è atteso tra febbraio e aprile con una probabilità del 60 per cento. Tuttavia, la stessa NOAA avverte che l’incertezza dei modelli resta significativa, poiché le previsioni formulate nei primi mesi dell’anno risultano generalmente meno affidabili.
Cos’è El Niño e perché influenza il clima globale
El Niño e La Niña sono le due fasi opposte dell’ENSO, il sistema climatico che interessa il Pacifico tropicale ma ha effetti sul meteo in tutto il mondo.
In condizioni normali, gli alisei soffiano da est verso ovest, spingendo le acque superficiali più calde verso il Pacifico occidentale. Durante El Niño, questi venti si indeboliscono o si invertono, causando un riscaldamento anomalo delle acque del Pacifico orientale.
Al contrario, nelle fasi di La Niña gli alisei si rafforzano, spingendo le acque calde verso l’Australia e il Sud-Est asiatico e favorendo la risalita di acque fredde lungo le coste delle Americhe, con un raffreddamento medio delle temperature superficiali.
El Niño si presenta in modo irregolare, ogni due-sette anni, dura generalmente circa un anno e spesso è seguito da una fase di La Niña.
Quali effetti può avere sul meteo
Secondo Kieran Hunt del National Centre for Atmospheric Science nel Regno Unito, El Niño tende a ridurre le precipitazioni su gran parte delle terre tropicali. I monsoni in Asia, Africa e Sud America risultano spesso più secchi del normale.
Allo stesso tempo, il fenomeno è associato a un aumento delle piogge e a possibili inondazioni nel sud degli Stati Uniti, in Perù, Argentina, nell’Europa meridionale e in alcune aree dell’Africa orientale come Kenya e Uganda.
El Niño può inoltre intensificare le ondate di calore ai tropici. Non a caso, gli anni caratterizzati da questo evento rientrano spesso tra i più caldi mai registrati. Un episodio tipico può determinare un aumento temporaneo della temperatura media globale di circa 0,1-0,2 °C.
El Niño e cambiamento climatico
L’incremento legato a El Niño non è paragonabile al riscaldamento globale di lungo periodo causato dalle emissioni di gas serra, che ha già portato la temperatura superficiale globale a livelli di circa 1,3-1,5 °C superiori rispetto all’epoca preindustriale.
Per 75 anni la classificazione degli episodi di El Niño e La Niña si è basata sulle anomalie di temperatura in tre regioni tropicali del Pacifico rispetto alle medie trentennali. Un El Niño veniva definito tale con temperature di almeno 0,5 °C sopra la norma, mentre La Niña corrispondeva a un raffreddamento equivalente.
Con il progressivo riscaldamento del pianeta, però, anche il concetto di normalità climatica è cambiato. Per questo la National Oceanic and Atmospheric Administration ha introdotto un nuovo indice che confronta le temperature del Pacifico con il resto dei tropici.
Secondo Nat Johnson del Geophysical Fluid Dynamics Laboratory della NOAA, la differenza tra il vecchio e il nuovo metodo ha recentemente raggiunto anche mezzo grado Celsius, una variazione sufficiente a influenzare la classificazione degli eventi. Il nuovo sistema potrebbe individuare più episodi di La Niña e meno di El Niño rispetto al passato.
Possibili nuovi record di temperatura globale
Secondo Jennifer Francis del Woodwell Climate Research Center, quando El Niño si svilupperà sarà probabile registrare un nuovo record di temperatura globale.
L’accumulo di calore nel sistema climatico, dovuto alle emissioni di gas serra, rende oggi ogni evento naturale potenzialmente più intenso nei suoi effetti. In questo contesto, la combinazione tra variabilità naturale e cambiamento climatico potrebbe amplificare ondate di calore, siccità, piogge estreme e altri fenomeni meteorologici intensi.
Gli esperti sottolineano che la normalità climatica del passato non rappresenta più un riferimento stabile. Con oceani sempre più caldi e un’atmosfera carica di energia, la possibile formazione di El Niño nella seconda metà dell’anno viene osservata con particolare attenzione a livello globale.
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