Da fabbriche abbandonate a nuove aree sicure: la svolta dell’Emilia-Romagna sui “siti orfani”
La rinascita ambientale dell’Emilia-Romagna corre veloce grazie ai fondi del PNRR. Con uno stanziamento di oltre 27 milioni di euro, la Regione ha avviato il recupero di 17 “siti orfani”: ex aree industriali abbandonate, fonderie e fabbriche chimiche dismesse da decenni che rappresentavano un pericolo per la salute e il territorio.
Oggi, durante un sopralluogo all’ex Lav-Fer di Campogalliano, l’assessora regionale all’Ambiente Irene Priolo ha confermato che il piano di risanamento ha raggiunto il 70% del completamento, rispettando pienamente le rigide tempistiche europee.
Il caso ex Lav-Fer: da sito inquinato a risorsa
L’area di Campogalliano, un tempo sede di attività di zincatura a caldo, era abbandonata da 25 anni. L’intervento attuale sta eliminando l’eredità di rifiuti pericolosi e il rischio di contaminazione delle falde.
Stato dei lavori: Rimozione degli ultimi cumuli di materiale e smaltimento rifiuti.
Obiettivo: Restituire sicurezza ambientale e nuove prospettive urbanistiche alla comunità.
Mappa del Risanamento: 15 Comuni coinvolti
Il piano non riguarda solo il modenese, ma attraversa l’intera via Emilia, da Piacenza a Rimini, coinvolgendo realtà industriali storiche ormai inattive.
Vengono definiti “orfani” quei siti contaminati dove il responsabile dell’inquinamento non è individuabile, è fallito o non adempie agli obblighi di legge. In questi casi, è la Regione a farsi carico della bonifica utilizzando fondi pubblici per evitare che il danno ambientale diventi permanente.
“Non ci limitiamo alla tutela del suolo, ma inauguriamo una stagione di rinascita per questi spazi,” ha dichiarato l’assessora Priolo. “Restituiamo finalmente alle comunità aree sicure e vivibili, risolvendo criticità storiche rimaste nel limbo per troppo tempo.”
Prossimi passi
Con il superamento della soglia del 70%, la Regione punta a chiudere i restanti cantieri entro la fine del 2026. Il recupero di queste aree permetterà di non consumare nuovo suolo agricolo, favorendo il riuso di aree già urbanizzate per nuove attività produttive o parchi pubblici.