Alzheimer e inquinamento: l’esposizione al piombo aumenta fino a tre volte il rischio
Una nuova ricerca condotta dalla Facoltà di Sanità Pubblica dell’Università del Michigan evidenzia un legame preoccupante tra esposizione cumulativa al piombo e aumento del rischio di sviluppare il morbo di Malattia di Alzheimer e altre forme di demenza negli anziani americani.
Lo studio, pubblicato sulla rivista Alzheimer’s & Dementia: The Journal of the Alzheimer’s Association, suggerisce che una quota significativa dei nuovi casi annuali potrebbe essere attribuibile proprio al carico di piombo accumulato nel corso della vita.
Rischio triplicato per chi ha più piombo nelle ossa
I ricercatori hanno scoperto che gli individui appartenenti al quarto più alto per concentrazione di piombo nelle ossa presentavano un rischio quasi tre volte maggiore, pari a 2,96, di sviluppare il morbo di Alzheimer rispetto a quelli nel quarto più basso. Il rischio di demenza per tutte le cause risultava invece più che raddoppiato, con un valore di 2,15.
Secondo Kelly Bakulski, autrice principale dello studio, circa il 18% dei nuovi casi di demenza registrati ogni anno negli Stati Uniti potrebbe essere collegato all’esposizione cumulativa al piombo. Considerando che ogni anno vengono diagnosticati circa 500.000 nuovi casi, si tratta di quasi 90.000 diagnosi potenzialmente prevenibili.
I dati del Nhanes e il follow-up trentennale
Il team ha analizzato i dati dei partecipanti al National Health and Nutrition Examination Survey, collegandoli alle richieste di rimborso Medicare e ai dati di mortalità per un periodo di osservazione fino a 30 anni.
Attraverso algoritmi di apprendimento automatico, i ricercatori hanno stimato le concentrazioni di piombo nelle ossa, considerate un indicatore affidabile dell’esposizione cumulativa nel corso della vita. Questo approccio ha consentito di valutare in modo più preciso l’impatto a lungo termine del metallo pesante sulla salute cognitiva.
Piombo nel sangue e piombo nelle ossa
Uno degli aspetti più rilevanti dello studio riguarda la distinzione tra piombo nel sangue e piombo nelle ossa. Mentre il primo riflette un’esposizione recente, con un’emivita di circa 30 giorni, il secondo può persistere nell’organismo per anni o addirittura decenni.
Secondo Sung Kyun Park, professore di Epidemiologia e Scienze della Salute Ambientale, il piombo nelle ossa rappresenta un biomarcatore più accurato per misurare il carico cumulativo associato allo sviluppo di patologie croniche come la demenza.
Implicazioni per la salute pubblica e prevenzione
I risultati dello studio aprono scenari importanti sul fronte della prevenzione. Se una quota rilevante dei casi di demenza è legata all’esposizione ambientale al piombo, diventa fondamentale rafforzare le politiche di monitoraggio e riduzione delle fonti di contaminazione.
Interventi mirati alla bonifica ambientale, alla sicurezza delle abitazioni più vecchie e al controllo dell’inquinamento potrebbero contribuire in modo concreto a ridurre l’incidenza futura di Alzheimer e demenza, con un impatto significativo sia sulla qualità della vita degli anziani sia sui costi sanitari nazionali.
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