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Nuova Formula 1 e carburanti ecosostenibili: tra obiettivi climatici, costi elevati e deroghe ai test

Nuova Formula 1 e carburanti ecosostenibili: tra obiettivi climatici, costi elevati e deroghe ai test

Con l’avvio del nuovo ciclo tecnico, Formula 1 e FIA continuano a indicare il carburante sostenibile come il simbolo della svolta ambientale del campionato. A partire dal 2026, le monoposto dovranno utilizzare benzine prive di componenti fossili e con un bilancio di CO2 pari a zero lungo l’intera filiera produttiva, non solo nella fase di combustione. In pratica, ogni molecola di anidride carbonica emessa dovrà essere compensata da quella catturata o riassorbita nel processo di produzione.

Tra l’obiettivo dichiarato e la sua applicazione concreta, però, si frappongono una chimica estremamente complessa e una filiera industriale che non è ancora pronta a operare su larga scala. Questo scenario rende particolarmente delicata la fase di avvicinamento ai primi test della stagione 2026, in programma a porte chiuse sul circuito di Barcellona dal 26 al 30 gennaio.

Le due strade dei carburanti per la nuova Formula 1

I fornitori ufficiali hanno davanti a sé due opzioni principali per sviluppare i carburanti del futuro: la produzione di carburanti sintetici, ottenuti combinando idrogeno e CO2 catturata, oppure l’utilizzo di biomasse come materia prima. In entrambi i casi, il risultato finale deve garantire elevata densità energetica, accensione pulita e combustione stabile, caratteristiche fondamentali per un motore da competizione.

Per raggiungere questi standard sono necessarie molecole altamente specializzate, sviluppate in laboratorio e spesso non disponibili in quantità industriali. Molti componenti devono essere prodotti internamente dai fornitori stessi, con un forte impatto su tempi di sviluppo e costi.

Costi elevati e produzione ancora limitata

Secondo stime riportate da Autoracer, il costo dei nuovi carburanti sostenibili per la Formula 1 potrebbe aggirarsi intorno ai 250 euro al litro. Una cifra che riflette non solo la complessità chimica dei prodotti, ma anche l’assenza di economie di scala e la necessità di controlli estremamente rigorosi su ogni singolo additivo.

La produzione limitata di queste molecole rende difficile garantire una fornitura stabile e omogenea per tutti i team, soprattutto nelle fasi iniziali di sviluppo, aumentando il rischio di ritardi e differenze qualitative tra i carburanti.

Il carburante come nuovo fattore prestazionale

Le conseguenze non sono solo economiche, ma anche sportive. Gli addetti ai lavori prevedono che la qualità del carburante diventerà un elemento chiave della prestazione. Una maggiore densità energetica consente di ottenere la stessa potenza con un volume inferiore di carburante, riducendo il peso complessivo della vettura e offrendo un potenziale vantaggio in termini di velocità.

Nel caso dei biocarburanti entrano inoltre in gioco aspetti delicati come la nebulizzazione e la detonazione. Una combustione non perfettamente stabile può comportare perdite di prestazione o problemi di affidabilità, rendendo il carburante un’area di sviluppo cruciale tanto quanto l’aerodinamica o il motore.

La deroga FIA per i test pre-stagionali

Alla luce di queste difficoltà, alcuni fornitori hanno chiesto un supporto regolamentare alla FIA. La Federazione ha accolto la richiesta, come confermato ad Auto Motor und Sport, concedendo una deroga per i test pre-stagionali. Durante queste sessioni sarà possibile utilizzare miscele non ancora completamente certificate.

In pratica, al di fuori dei weekend di gara non sarà obbligatorio impiegare immediatamente il carburante finale omologato. In teoria, la deroga apre anche alla possibilità di utilizzare miscele con componenti fossili, anche se l’aspettativa è che i team lavorino comunque con prodotti molto vicini a quelli definitivi, per individuare per tempo eventuali problemi reali.

Un collo di bottiglia chiamato omologazione

Più che una retromarcia sugli obiettivi ambientali, la decisione della FIA riflette un vero e proprio collo di bottiglia nel processo di omologazione. Ogni molecola e ogni additivo devono essere analizzati e certificati per garantire il rispetto delle regole sulla sostenibilità, in una procedura lunga e senza precedenti.

Non esistono esperienze passate su cui fare affidamento: si tratta di un percorso nuovo per team, fornitori e Federazione. Per questo motivo la FIA ha deciso di allentare temporaneamente i vincoli solo nella fase di test, senza intaccare l’impianto regolamentare delle gare.

Deroga temporanea, l’obiettivo resta invariato

La deroga concessa ha una scadenza precisa e non sarà valida oltre il 2026. A partire dal 2027, anche le sessioni di test dovranno rispettare pienamente i requisiti dei carburanti sostenibili.

Per la nuova Formula 1, dunque, il conto alla rovescia non cambia. I test rappresentano una fase di adattamento necessaria, ma a stagione iniziata l’obiettivo resterà uno solo: correre con carburanti sostenibili come standard obbligatorio, trasformando la F1 in un laboratorio tecnologico per la decarbonizzazione dei combustibili ad alte prestazioni.

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