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Alberi “velocisti” al posto delle specie autoctone: foreste vulnerabili e biodiversità in pericolo

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Alberi “velocisti” al posto delle specie autoctone: foreste vulnerabili e biodiversità in pericolo

Le foreste del pianeta stanno crescendo più rapidamente, ma questo apparente segnale positivo nasconde un cambiamento profondo e silenzioso. Un team di ricerca internazionale, con risultati pubblicati sulla rivista Nature Plants, ha evidenziato come gli ecosistemi forestali stiano diventando sempre più uniformi.

Analizzando oltre 31 mila specie di alberi a livello globale, gli studiosi hanno delineato uno scenario preoccupante per i prossimi decenni: le foreste saranno dominate da specie arboree a crescita rapida, mentre quelle autoctone e a crescita lenta risultano in forte declino. Questo cambiamento nella composizione rischia di compromettere resilienza, stabilità e capacità di stoccaggio del carbonio.

Il declino delle specie specialiste e il rischio per gli ecosistemi

Le specie più minacciate sono quelle definite “specialiste”, alberi a crescita lenta caratterizzati da foglie spesse, legno denso e lunga durata di vita. Queste specie sono tipiche di ambienti stabili, in particolare delle foreste umide tropicali e subtropicali, dove svolgono un ruolo cruciale nel mantenere l’equilibrio ecologico.

Secondo l’autore principale Jens-Christian Svenning, si tratta di specie altamente uniche e concentrate in aree a elevata biodiversità. Quando questi alberi scompaiono, lasciano vuoti ecologici che le specie aliene raramente riescono a colmare, anche se crescono più rapidamente e si diffondono con facilità.

La perdita delle specie specialiste comporta un indebolimento strutturale dell’ecosistema forestale, riducendo la sua capacità di resistere a eventi estremi e di immagazzinare carbonio nel lungo periodo.

L’ascesa delle specie velociste e le nuove vulnerabilità

I ricercatori stimano che le foreste del futuro saranno sempre più dominate dalle cosiddette specie “velociste”. Si tratta di alberi con foglie piccole e chiare e legno meno denso, caratteristiche che favoriscono una crescita rapida nel breve termine.

Tuttavia, questa velocità ha un costo. Le specie a crescita rapida risultano più vulnerabili a siccità, tempeste, parassiti e shock climatici. Di conseguenza, le foreste diventano meno stabili e meno efficaci nello stoccaggio del carbonio a lungo termine.

Inoltre, circa il 40% delle specie arboree naturalizzate, cioè quelle che oggi crescono spontaneamente in nuove regioni, presenta caratteristiche da velocista. Spesso queste specie non riescono a svolgere le stesse funzioni ecologiche degli alberi autoctoni e intensificano la competizione per luce, acqua e nutrienti, aggravando ulteriormente la pressione sugli ecosistemi locali.

Le cause

Alla base di questa trasformazione vi sono soprattutto le attività antropiche: cambiamenti climatici, deforestazione, silvicoltura intensiva e commercio globale di specie arboree. Gli alberi a crescita rapida vengono spesso promossi perché garantiscono una produzione veloce di legname o biomassa.

Come sottolineato dal co-autore Wen-Yong Guo, dal punto di vista ecologico queste specie sono spesso più fragili e maggiormente soggette a malattie. La loro diffusione su larga scala può quindi compromettere la stabilità complessiva delle foreste.

Proteggere le specie a crescita lenta

I risultati dello studio evidenziano implicazioni cruciali per la biodiversità e il funzionamento degli ecosistemi. Per garantire foreste più resilienti e capaci di affrontare le sfide climatiche, è urgente adottare strategie di gestione che valorizzino le specie rare e a crescita lenta.

Quando si progettano nuove foreste o interventi di riforestazione, occorre prestare maggiore attenzione alla diversità delle specie e al ruolo ecologico degli alberi autoctoni. Solo promuovendo una maggiore varietà strutturale e funzionale sarà possibile rafforzare la resilienza degli ecosistemi forestali e contrastare la perdita di biodiversità.

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