Perché Niscemi sta franando. Lo spiegano i geologi AIGA
La situazione geologica di Niscemi si fa sempre più critica. Mentre i soccorsi lavorano senza sosta sulla frana, l’Associazione Italiana Geologia Applicata e Ambientale (AIGA) interviene per spiegare le cause tecniche di un fenomeno che appare oggi molto più vasto e pericoloso rispetto al precedente storico del 1997.
Giovanna Pappalardo, Ordinario di Geologia Applicata presso l’Università di Catania e referente AIGA, è attualmente impegnata in un sopralluogo tecnico sul fronte del dissesto per monitorare un’evoluzione che definisce “preoccupante”.

La trappola geologica: sabbia su argilla
Secondo l’analisi della Prof.ssa Pappalardo, la causa della frana risiede nella particolare conformazione del sottosuolo di Niscemi. L’abitato poggia su una stratigrafia ad alto rischio:
- Strato superiore: Sabbie permeabili che assorbono rapidamente l’acqua piovana.
- Strato inferiore: Argille e marne grigiastre impermeabili.
Il meccanismo: Le piogge intense (come quelle recenti portate dal ciclone Harry) filtrano attraverso le sabbie ma vengono bloccate dalle argille sottostanti. Questo crea un “cuscinetto” d’acqua che lubrifica il contatto tra i due strati, annullando l’attrito e facendo scivolare il costone verso valle.
I numeri dell’emergenza tecnica
| Parametro | Dati Geologici Rilevati |
| Estensione del fronte | Circa 4 chilometri |
| Altezza scarpate | Superiori ai 20 metri |
| Tipo di evoluzione | Retrogressiva (si sposta verso il centro abitato) |
| Precedente storico | Ottobre 1997 (400 evacuati) |
| Stato attuale | In continua evoluzione con fenditure attive |
Il rischio “Retrogressivo”: la minaccia per il centro abitato
Il dato più allarmante emerso dal sopralluogo riguarda la natura retrogressiva della frana. Questo significa che il distacco non si limita alla scarpata esterna, ma “mangia” progressivamente il terreno verso l’interno, minacciando direttamente le fondamenta delle abitazioni prospicienti.
“Il fenomeno è in continua evoluzione e mostra numerose fenditure nel terreno che testimoniano l’attività frenetica del movimento”, ha dichiarato la Pappalardo. “Oggi la situazione coinvolge direttamente le case e richiede un monitoraggio costante e accurato attraverso strumentazioni geotecniche d’avanguardia”.
Urgente monitoraggio H24
Per i geologi dell’AIGA, la priorità assoluta è ora la mappatura delle zone di frattura per prevedere la direzione del prossimo cedimento. La fragilità del costone meridionale, già pesantemente danneggiato nel 1997, impone una gestione tecnica che vada oltre l’emergenza immediata, puntando a interventi di consolidamento strutturale che tengano conto del complesso rapporto tra permeabilità dei suoli e drenaggio profondo.
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