Battaglia per la Gaiola: Marevivo e Greenpeace ricorrono al Consiglio di Stato
La difesa dell’Area Marina Protetta (AMP) Parco Sommerso di Gaiola si sposta a Roma. Dopo la sentenza del Tar Campania dello scorso novembre, che ha respinto il ricorso contro il progetto fognario di Invitalia per l’area SIN Bagnoli-Coroglio, Marevivo e Greenpeace Italia hanno annunciato il ricorso in appello al Consiglio di Stato.
Secondo le associazioni, la decisione del Tar è “sbagliata e contraria alla Costituzione”, poiché ignorerebbe i principi fondamentali di tutela dell’ambiente e della biodiversità inseriti negli articoli 9 e 41 della Carta.

Il nodo del contendere: scarichi fognari nel cuore del Parco
Il progetto contestato prevede la riconfigurazione della rete fognaria occidentale di Napoli. Il punto critico? Far confluire gli scarichi di piena proprio all’interno della Zona Speciale di Conservazione (ZSC) “Fondali marini di Gaiola e Nisida”.
- Cosa prevede il piano: Il raddoppio degli scarichi sulla battigia e il loro potenziamento sui fondali.
- La posizione del Tar: Il giudice di primo grado ha considerato il progetto “migliorativo” della qualità delle acque, sostenendo che le acque reflue del bypass non costituiscano tecnicamente “rifiuti”.
- La denuncia degli ambientalisti: Per Marevivo e Greenpeace, si tratta di una sottovalutazione tecnica gravissima. Introdurre agenti fisici o chimici che nuocciono alla qualità dell’ambiente è, per definizione del Testo Unico Ambientale, inquinamento.
Un ecosistema unico a rischio: Coralligeno e Posidonia
La Gaiola non è solo un paesaggio iconico, ma uno scrigno di biodiversità tutelato dalla Direttiva Habitat europea. Rosalba Giugni, presidente di Marevivo, ha ricordato la presenza di:
- Banchi di coralligeno: tra le comunità biologiche più importanti e fragili del Mediterraneo.
- Praterie di Posidonia oceanica: veri e propri “polmoni del mare” che garantiscono la salute delle acque e la protezione delle coste.
“Il mare è considerato un habitat di serie B”, denuncia Valentina Di Miccoli di Greenpeace Italia. La preoccupazione è che un progetto “mal scritto” possa sacrificare l’ultimo paradiso marino di Napoli invece di valorizzarlo con soluzioni alternative, come il convogliamento degli scarichi verso il depuratore di Cuma.
Una mobilitazione senza precedenti
La battaglia legale è sostenuta da una coalizione trasversale: 16 associazioni del coordinamento “Chi Tene o’ Mare”, la Fondazione UniVerde presieduta da Alfonso Pecoraro Scanio, miticoltori locali e migliaia di cittadini. Anche il Consiglio Regionale della Campania si era espresso all’unanimità contro il progetto, definendolo “nefasto”.
I rischi del progetto per l’Area Protetta
| Elemento Critico | Impatto Previsto | Violazione Normativa |
| Scarichi di piena | Aumento carico inquinante sui fondali | D.I. 7.8.2002 (Istitutivo Parco) |
| Banchi Coralligeni | Soffocamento da sedimenti e nutrienti | Direttiva Habitat (UE) |
| Definizione Reflui | Rischio di “normalizzare” lo sversamento | Art. 9 e 117 Costituzione |
| Salute Pubblica | Potenziale rischio balneazione e pesca | Testo Unico Ambientale |
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