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Rifiuti inerti, crescita del 65% in Italia. Primato della Lombardia ma il Molise è il vero caso

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Rifiuti inerti, crescita del 65% in Italia. Primato della Lombardia ma il Molise è il vero caso

L’Italia delle costruzioni sta vivendo una metamorfosi profonda, testimoniata da una crescita esponenziale dei volumi di rifiuti inerti. Secondo l’analisi di Quattro A (società del Gruppo Seipa), basata sul confronto tra il Rapporto ISPRA 2025 e i dati di dieci anni fa, la produzione di rifiuti da costruzione e demolizione (C&D) è passata da circa 49 a oltre 81 milioni di tonnellate, segnando un incremento del +65,35%.

Questa “Geografia degli Inerti” evidenzia un Paese a due velocità: se il Nord mantiene i primati assoluti, il Mezzogiorno registra accelerazioni record che pongono sfide logistiche e impiantistiche urgenti.

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La Classifica delle Regioni: Lombardia Regina, ma il Sud corre

Il Nord Italia conferma il suo peso strutturale, trainato dalle grandi opere infrastrutturali. Tuttavia, è nelle regioni del Sud che si osservano i cambiamenti più repentini.

Le prime 5 regioni per volume (tonnellate 2025)

  1. Lombardia: 16.316.377 (+149,5%)
  2. Piemonte: 7.867.980 (+182,9%)
  3. Veneto: 7.384.014 (+140,9%)
  4. Campania: 6.392.809 (+353,7%)
  5. Sicilia: 5.950.524 (+363,0%)

I Record di Crescita: Il Caso Molise

Oltre ai volumi assoluti, Quattro A evidenzia i “casi limite” dove la velocità di trasformazione è massima. Il Molise guida questa speciale classifica con un incremento sbalorditivo del 628,97%.

  • Top per variazione percentuale: Molise (+628,9%), Sicilia (+363%), Campania (+353%), Marche (+334%) e Basilicata (+318%).
  • Stabilità relativa: Liguria (+88,8%) e Trentino-Alto Adige (+91,6%), territori con modelli infrastrutturali più maturi e meno soggetti a picchi improvvisi.

Verso una gestione industriale: il commento di Quattro A

L’aumento dei volumi non è solo un dato statistico, ma una necessità di adeguamento per l’intero sistema Paese. Gli analisti di Quattro A sottolineano che il rischio principale è l’impreparazione dei territori meno strutturati di fronte a flussi così massicci.

«La vera partita si gioca sulla capacità di trasformare questa crescita in un’opportunità industriale. Senza filiere integrate, il rischio è che l’aumento dei volumi si traduca in inefficienze e costi ambientali.»

Il Gruppo Seipa spinge per una visione che integri recupero, riutilizzo e pianificazione territoriale, trasformando il rifiuto inerte in una leva strategica per l’economia circolare.


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