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L’Italia non conosce il suolo su cui è costruita. E continua a pagarne il prezzo

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L’Italia non conosce il suolo su cui è costruita. E continua a pagarne il prezzo

C’è una contraddizione che attraversa l’Italia da decenni, silenziosa e cocciuta: siamo uno dei Paesi geologicamente più complessi d’Europa, eppure la geologia non ha mai trovato un posto stabile nei banchi di scuola. Il risultato lo conosciamo bene — lo contiamo in vite umane, in miliardi di euro di danni, in emergenze che si ripetono con una regolarità che ha smesso di sorprendere.

È da questa contraddizione che parte la proposta dell’Ordine dei Geologi del Lazio: portare la geologia nelle scuole della regione, con l’obiettivo dichiarato di costruire una cultura della prevenzione che cominci dove ogni cultura dovrebbe cominciare — nell’infanzia e nell’adolescenza.

«Difficile governare ciò che non si conosce»

«In un Paese come l’Italia, geologicamente tra i più complessi in Europa, la geologia non deve restare una disciplina marginale o frammentaria nei percorsi scolastici», afferma Simonetta Ceraudo, presidente dell’Ordine dei Geologi del Lazio. «Al contrario, essa rappresenta una competenza fondamentale per interpretare i fenomeni naturali, supportare le trasformazioni urbane e infrastrutturali, tutelare l’ambiente e sostenere lo sviluppo in modo responsabile e duraturo».

Il punto non è formare geologi in miniatura. È qualcosa di più ambizioso e al tempo stesso più urgente: formare cittadini che sappiano cosa significa abitare un luogo, che capiscano perché certe aree sono a rischio frana, perché certe città tremano, perché certe falde acquifere si esauriscono. «La geologia non è lo studio astratto delle rocce», spiega Ceraudo, «ma la conoscenza dei processi che rendono possibile, o rischioso, abitare un luogo».

Una lacuna che si paga cara

Oggi la geologia entra nei programmi scolastici in modo frammentario, assorbita da altre materie scientifiche senza mai acquisire un’autonomia didattica propria. Una scelta — o meglio, una non-scelta — che secondo l’Ordine si riflette poi nei processi decisionali pubblici: nelle varianti urbanistiche approvate senza adeguata conoscenza del sottosuolo, nei piani regolatori che ignorano la morfologia del territorio, negli interventi infrastrutturali che arrivano dopo il disastro invece di precederlo.

«Gli studi geomorfologici, idrogeologici e sismici non rappresentano un adempimento formale», sottolinea Ceraudo, «ma il momento in cui un luogo viene letto per ciò che è realmente».

Una professione che invecchia, una società che si allontana

C’è anche una questione generazionale che l’Ordine non nasconde. Oggi oltre il 60% dei geologi professionisti ha più di cinquant’anni: un dato che non racconta solo un problema di ricambio professionale, ma una distanza crescente tra la società e la conoscenza del territorio. Una distanza che si misura nell’attenzione collettiva: il suolo esiste, nel dibattito pubblico, soltanto quando frana.

Per invertire questa tendenza, l’Ordine dei Geologi del Lazio avanza proposte concrete. Tra queste, l’istituzione di un percorso scolastico dedicato — un liceo orientato alle Geoscienze — che formi cittadini e futuri professionisti capaci di leggere il territorio prima che sia troppo tardi.

«Restituire alla geologia una presenza autonoma nell’educazione e nelle istituzioni», conclude Ceraudo, «significa compiere una scelta di responsabilità verso il futuro del Paese. Perché è difficile governare ciò che non si conosce, e ancora più difficile proteggere ciò che non si è imparato a comprendere».

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