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Ghiacciai alpini sempre più sottili: così perdiamo 6mila anni di memoria climatica

Ghiacciai alpini sempre più sottili: così perdiamo 6mila anni di memoria climatica

I ghiacciai delle Alpi non sono solo spettacolari elementi del paesaggio montano, ma anche preziosi archivi naturali che conservano informazioni sul clima del passato. Nelle loro stratificazioni di ghiaccio sono infatti intrappolate particelle come pollini, fuliggine e metalli che permettono agli scienziati di ricostruire le condizioni ambientali di migliaia di anni fa.

Grazie allo studio di queste particelle è possibile distinguere tra le fluttuazioni climatiche naturali e l’influenza crescente delle attività umane sull’ambiente. Tuttavia, il rapido scioglimento dei ghiacciai alpini sta mettendo a rischio questa memoria del clima terrestre.

Una carota di ghiaccio per studiare 6.000 anni di clima

Un gruppo di ricercatori ha analizzato una carota di ghiaccio lunga circa 10 metri estratta nel 2019 sulla Cima del Lago Bianco, a circa 3.500 metri di altitudine, sul confine tra Alto Adige e Tirolo austriaco.

Questo campione rappresenta una sorta di archivio naturale che racchiude informazioni climatiche risalenti a circa sei millenni fa. Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica Frontiers in Earth Science nella sezione Cryospheric Sciences, ha permesso di ricostruire diversi cambiamenti ambientali avvenuti nel corso della storia.

Ogni strato del ghiaccio contiene minuscole particelle depositate nel tempo dall’atmosfera, offrendo agli scienziati indizi preziosi sulle condizioni climatiche e sulle attività umane del passato.

L’archivio climatico che sta scomparendo

Il dato più preoccupante emerso dalla ricerca riguarda la velocità con cui i ghiacciai alpini stanno scomparendo. Nel punto in cui nel 2019 è stata estratta la carota di ghiaccio, oggi il ghiacciaio ha uno spessore di poco superiore ai 5 metri.

Ciò significa che gran parte di questo archivio climatico millenario è già andato perduto a causa dello scioglimento accelerato dei ghiacci. Secondo gli scienziati, la scomparsa dei ghiacciai non rappresenta solo una perdita paesaggistica ed ecologica, ma anche la distruzione di un’importante fonte di informazioni sulla storia climatica del pianeta.

Le tracce dell’attività umana nei ghiacci medievali

L’analisi delle particelle intrappolate nel ghiaccio ha rivelato anche la presenza di tracce chimiche legate alle attività umane. In particolare, a partire da circa il 950 d.C. compaiono nei campioni picchi di arsenico, piombo, rame e argento.

Secondo la ricercatrice Azzurra Spagnesi dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, autrice principale dello studio, questi segnali coincidono con periodi di intensa attività mineraria e metallurgica nel Medioevo, sia nelle Alpi sia in altre regioni europee.

Questi elementi chimici sono stati trasportati nell’atmosfera dalle attività di estrazione e lavorazione dei metalli, per poi depositarsi nei ghiacciai sotto forma di particelle.

L’impronta umana sempre più evidente nel tempo

L’analisi della carota di ghiaccio mostra come l’influenza delle attività umane sull’ambiente sia diventata progressivamente più evidente nel corso dei secoli. Fino al XVII secolo, infatti, la presenza di metalli nei campioni continua ad aumentare, riflettendo l’espansione delle attività minerarie e metallurgiche in Europa.

Queste tracce dimostrano come già molti secoli fa le attività umane fossero in grado di lasciare un segnale riconoscibile nell’atmosfera e negli ecosistemi naturali.

Perché studiare i ghiacciai è fondamentale per capire il clima

I ghiacciai rappresentano una fonte insostituibile di informazioni per comprendere l’evoluzione del clima terrestre. Analizzando gli strati di ghiaccio, gli scienziati possono ricostruire eventi climatici, cambiamenti ambientali e perfino l’evoluzione delle attività umane nel corso dei millenni.

La loro rapida scomparsa rappresenta quindi una doppia perdita: da un lato quella di ecosistemi unici e fondamentali per le risorse idriche delle regioni alpine, dall’altro quella di archivi naturali che custodiscono la storia climatica del nostro pianeta.

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