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Crescono i green jobs in Italia, ma la stabilità occupazionale è ancora lontana

Crescono i green jobs in Italia, ma la stabilità occupazionale è ancora lontana

Tra il 2010 e il 2019, in Italia, le assunzioni legate a lavori con una componente ambientale significativa sono aumentate, evidenziando l’importanza crescente dei green jobs nelle politiche e nei processi produttivi del paese. Secondo uno studio pubblicato sul Journal of Cleaner Production, realizzato da ricercatori dell’Università di Pisa e dell’Università di Torino, le nuove assunzioni green a maggiore intensità ambientale sono passate dai circa 40 mila del 2010 ai circa 56 mila del 2019. Nonostante il Nord resti l’area con il maggior numero complessivo di assunzioni green, i lavori più intensivi in chiave ambientale hanno riguardato soprattutto il Mezzogiorno e le Isole, con una forte presenza nel settore manifatturiero e tra lavoratori uomini con livelli di istruzione medio-bassi.

Crescita senza stabilità

Nonostante la crescita dei green jobs, lo studio mette in evidenza un paradosso significativo. Più un lavoro è caratterizzato da mansioni green, minori sono le probabilità di ottenere un contratto a tempo indeterminato. Anche considerando fattori come età, settore di attività e area geografica, le differenze tra lavori green e non green possono arrivare a 2-3 punti percentuali in termini di accesso a contratti stabili. Francesco Suppressa osserva come questo fenomeno crei una biforcazione del mercato del lavoro: i lavori verdi si sviluppano principalmente agli estremi del mercato, coinvolgendo lavoratori a bassa specializzazione o con livelli di istruzione medio-bassi, mentre la fascia intermedia resta poco interessata.

Profilo dei lavoratori e conseguenze per la sostenibilità

La composizione dei lavoratori nei green jobs italiani mostra come la sostenibilità ambientale possa innestarsi su segmenti occupazionali già fragili. Molti lavori verdi riguardano professioni meno specializzate, mentre una quota più limitata interessa lavoratori altamente istruiti. Questa dinamica evidenzia l’importanza di politiche mirate non solo alla crescita dei green jobs, ma anche alla qualità del lavoro, alla formazione e alla stabilità occupazionale.

Metodologia innovativa per identificare i green jobs

Dal punto di vista metodologico, la ricerca si è basata sulle singole mansioni che compongono una professione, superando i limiti delle misurazioni tradizionali basate su settori o titoli professionali. Analizzando oltre 9.300 attività lavorative dalla Rilevazione campionaria sulle professioni dell’Inapp, i ricercatori hanno identificato 204 mansioni riconducibili a competenze green, presenti in 84 occupazioni del mercato del lavoro italiano. Questi dati sono stati incrociati con le comunicazioni obbligatorie sui contratti di lavoro attivati in Italia tra il 2010 e il 2019, permettendo di quantificare con precisione la relazione tra intensità ambientale e stabilità occupazionale.

Transizione ecologica sostenibile anche sul lavoro

Lo studio conferma che la transizione ecologica rappresenta un’opportunità per la crescita economica e ambientale, ma evidenzia anche il rischio di una transizione “fragile” dal punto di vista sociale. Per rafforzare il mercato dei green jobs e renderlo sostenibile, è necessario accompagnare l’espansione dei lavori verdi con politiche attive su formazione, qualificazione professionale e stabilità dei contratti, in modo da coniugare progresso ambientale e qualità del lavoro.

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