Caro energia e guerra in Iran, Greenpeace: tassare extraprofitti di fossili e industria militare
Secondo quanto anticipato sulla stampa, il governo guidato da Giorgia Meloni starebbe valutando nuovi provvedimenti emergenziali per affrontare l’aumento dei prezzi energetici legato all’escalation della guerra in Iran. Misure che, secondo Greenpeace Italia, rischierebbero ancora una volta di essere pagate dalla collettività senza mettere in discussione il modello energetico basato sui combustibili fossili.
A sollevare le critiche è Simona Abbate della campagna Clima e Pace di Greenpeace Italia. L’organizzazione ambientalista sostiene che l’apertura di un nuovo fronte di guerra dimostra quanto sia fragile un sistema energetico dipendente da petrolio e gas. Per Greenpeace la vera risposta alla crisi energetica e climatica è accelerare con decisione la transizione verso le fonti rinnovabili.
La proposta: tassa sugli extraprofitti di fossili e industria militare
Per affrontare quella che rischia di trasformarsi da emergenza economica in emergenza sociale, Greenpeace propone da mesi un’alternativa alle misure emergenziali. L’idea è introdurre una tassa sugli extraprofitti delle aziende che operano nel settore fossile e in quello della difesa.
Secondo i calcoli dell’organizzazione, in Italia una tassa straordinaria sugli extraprofitti generati da petrolio, gas e industria militare potrebbe produrre un gettito aggiuntivo fino a 4,5 miliardi di euro. Le risorse potrebbero essere destinate al finanziamento del Servizio sanitario nazionale e alla creazione di un fondo dedicato alla transizione climatica.
Il fondo servirebbe anche per sostenere interventi di prevenzione del dissesto idrogeologico, rafforzare la sicurezza energetica dei consumatori e attenuare gli effetti sociali delle crisi geopolitiche.
Profitti in crescita per industria bellica ed energetica
Greenpeace evidenzia come le tensioni geopolitiche degli ultimi anni abbiano prodotto un forte aumento dei profitti sia nel comparto militare sia in quello energetico.
Dal 2021 al 2024 gli utili netti delle prime 15 aziende italiane del settore della difesa sono quasi raddoppiati, con un aumento del 97 per cento. Anche il 2025 si prospetta particolarmente positivo per il comparto.
I risultati preliminari del gruppo Leonardo mostrano una crescita significativa: gli ordini hanno raggiunto 23,8 miliardi di euro, con un aumento del 14,5 per cento, mentre i ricavi sono saliti a 19,5 miliardi di euro, pari a un incremento dell’11 per cento.
I profitti delle compagnie petrolifere
Parallelamente, anche il settore energetico ha registrato risultati eccezionali negli ultimi anni. Secondo Greenpeace, nel 2022 i profitti delle cinque maggiori compagnie petrolifere sono aumentati del 125 per cento rispetto all’anno precedente.
Tra queste figura anche l’italiana Eni, che nello stesso anno ha registrato utili pari a 20,4 miliardi di euro. La stessa azienda ha riconosciuto che questi risultati sono stati influenzati dalla volatilità dei mercati energetici dopo lo scoppio del conflitto.
Per l’organizzazione ambientalista si tratta di un esempio evidente di come le crisi internazionali possano generare guadagni straordinari per alcuni settori economici mentre cittadini e imprese affrontano l’aumento dei costi energetici.
Il rischio nuovi profitti con l’escalation in Iran
Greenpeace sottolinea inoltre che l’escalation militare in Iran potrebbe generare ulteriori guadagni per l’industria energetica globale. Alcuni studi recenti indicano che l’attacco all’Iran potrebbe favorire in particolare le imprese statunitensi che esportano gas naturale liquefatto.
Se il conflitto dovesse durare almeno un mese, gli esportatori statunitensi potrebbero ottenere profitti extra stimati intorno ai 4 miliardi di dollari. In scenari più ampi le stime arrivano fino a 170 miliardi di dollari.
Rinnovabili e produzione nazionale per la sicurezza energetica
Secondo Greenpeace la situazione attuale ricorda quanto accaduto dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia. In quel caso, mentre famiglie e imprese affrontavano il rincaro delle bollette e dei carburanti, alcune grandi aziende registravano profitti record.
Per l’organizzazione ambientalista la sicurezza energetica dell’Italia non può dipendere dalle importazioni di gas o petrolio da Paesi politicamente instabili. La soluzione, sostiene Greenpeace, è aumentare la produzione nazionale di energia da fonti rinnovabili e ridurre progressivamente la dipendenza dai combustibili fossili.
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