Loading Now

Festival di Sanremo, Greenpeace: “palcoscenico per il greenwashing delle aziende che inquinano il pianeta”

Festival di Sanremo, Greenpeace: “palcoscenico per il greenwashing delle aziende che inquinano il pianeta”

Greenpeace Italia torna ad accendere i riflettori sul ruolo dei grandi sponsor responsabili della crisi climatica nei principali eventi italiani. Dopo aver contestato la loro presenza ai Giochi Olimpici e Paralimpici di Milano Cortina, l’associazione ambientalista denuncia ora la partecipazione di Eni come main partner al Festival di Sanremo 2026.

Secondo l’organizzazione, il celebre evento musicale si trasformerebbe così in una vetrina per operazioni di greenwashing da parte di aziende ad alto impatto ambientale, sfruttando la visibilità mediatica per promuovere un’immagine sostenibile non coerente con le proprie attività industriali.

Sponsor ed emissioni

Dal 2022, Eni è tra i protagonisti della comunicazione del Festival, con campagne pubblicitarie che mettono al centro presunti impegni per la transizione energetica e la sostenibilità. Anche nella 76ª edizione del Festival, al via questa sera, il gruppo energetico figura come main partner.

Insieme a Eni, tra gli sponsor principali compaiono anche Suzuki e Costa Crociere, aziende che operano in settori ad alta intensità di emissioni. Tutte sono coinvolte nell’evento diffuso “Tra palco e città”, firmato da Rai Pubblicità, che amplia la presenza del Festival sul territorio attraverso iniziative collaterali e attività promozionali.

Le accuse di Greenpeace Italia

«Ci troviamo di fronte a un paradosso: un evento che dovrebbe celebrare la musica italiana diventa il palcoscenico per il greenwashing di colossi industriali che inquinano il pianeta», afferma Federico Spadini, della campagna Clima di Greenpeace Italia.

Secondo l’associazione, sponsor come Eni sfrutterebbero la visibilità del Festival per trasmettere al pubblico un’immagine di aziende attente all’ambiente, mentre le loro attività principali restano legate ai combustibili fossili. Greenpeace sottolinea inoltre una presunta mancanza di trasparenza nei rapporti tra queste aziende, la Rai e il Comune di Sanremo.

La richiesta di accesso agli atti e il nodo della trasparenza

Lo scorso anno Greenpeace Italia ha presentato una richiesta di accesso civico generalizzato (FOIA) nei confronti di Rai e Rai Pubblicità, per ottenere dettagli sui finanziamenti erogati dai principali sponsor al Festival e sugli spazi pubblicitari concessi in cambio.

La richiesta è stata successivamente estesa al Comune di Sanremo, al Ministero dell’Economia e delle Finanze e al Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Il Ministero dell’Economia esercita infatti un controllo diretto sulla Rai, mentre il Ministero delle Imprese definisce le linee guida del servizio pubblico.

La deputata Rachele Scarpa del Partito Democratico ha richiamato l’istanza di Greenpeace anche attraverso un’interrogazione parlamentare.

Nessuna risposta da Rai e istituzioni

Secondo quanto dichiarato da Greenpeace, le risposte ricevute finora non sarebbero state esaustive. Dopo diverse richieste di riesame, Rai e Rai Pubblicità avrebbero sostenuto di non essere tenute a rendere pubblici i dettagli richiesti.

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze avrebbe precisato che le informazioni non pubblicate dalla Rai rientrano nel segreto industriale e commerciale. Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy avrebbe invece trasmesso documenti fortemente oscurati. Il Comune di Sanremo, infine, avrebbe negato l’accesso alla documentazione citando clausole di riservatezza e l’opposizione delle aziende coinvolte.

70 milioni di euro di raccolta pubblicitaria

La questione assume un peso ancora maggiore alla luce della crescita costante della raccolta pubblicitaria del Festival di Sanremo. Per l’edizione 2026 si stimano circa 70 milioni di euro investiti da partner e sponsor.

Secondo Greenpeace, l’assenza di trasparenza da parte di enti pubblici o partecipati come la Rai e il Comune di Sanremo rende ancora più problematico il coinvolgimento di aziende come Eni. Per l’associazione, maggiore chiarezza sui rapporti economici rappresenterebbe il primo passo per limitare il greenwashing nel mondo dello spettacolo, della cultura e dello sport.

Share this content: