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La guerra in Iran arriva sulle nostre tavole. Il blocco di Hormuz minaccia i fertilizzanti e il cibo di tutti

Blocco Hormuz cibo

La guerra in Iran arriva sulle nostre tavole. Il blocco di Hormuz minaccia i fertilizzanti e il cibo di tutti

Oltre un terzo del commercio mondiale di fertilizzanti transita dallo Stretto bloccato dall’Iran. L’urea è già rincarata del 51% dall’inizio del conflitto. E il momento peggiore è proprio questo: la semina primaverile non aspetta

Le guerre non restano mai solo sui campi di battaglia. Entrano nelle case, nelle bollette, nel costo della benzina. E – con qualche settimana di ritardo, abbastanza da non far fare subito il collegamento – nel prezzo del cibo. Il conflitto aperto da Stati Uniti e Israele contro l’Iran e la risposta di Teheran con la chiusura dello Stretto di Hormuz sta innescando una crisi che va ben oltre i mercati energetici. La minaccia più silenziosa, e per questo più insidiosa, riguarda i fertilizzanti. E di conseguenza il grano, il mais, il riso, la frutta e la verdura che entro qualche mese arriveranno sugli scaffali dei supermercati.

Il collo di bottiglia del mondo

Dallo Stretto di Hormuz – il corridoio marino che separa l’Iran dalla penisola di Musandam, in Oman – transita circa un quinto delle esportazioni globali di petrolio e gas, ma anche il 45% dell’urea globale e milioni di tonnellate di altri fertilizzanti azotati come ammoniaca e fosfati. Dal 28 febbraio, con l’avvio delle ostilità, il traffico commerciale è stato quasi completamente interrotto: delle cinquanta navi che normalmente transitano ogni giorno, quelle che passano ora si contano sulle dita di una mano. I prezzi dei fertilizzanti sui mercati internazionali continuano a salire. Dal febbraio 2026 il prezzo dell’urea – il fertilizzante azotato più diffuso al mondo – è balzato del 41,6%, passando da circa 480 a 680 dollari a tonnellata. Secondo altre stime, la crescita complessiva dall’inizio del conflitto ha raggiunto il 51%.

Il timing peggiore possibile

C’è un dettaglio che trasforma un problema serio in una potenziale emergenza alimentare globale: il momento in cui questa crisi è esplosa. I fertilizzanti vanno inseriti nel terreno al momento della semina e hanno tempi brevissimi per entrare in circolo. Si usano adesso, e non è possibile recuperare il tempo perduto. I coltivatori ordinano i fertilizzanti a marzo per spargerli nei campi ad aprile e maggio. Chi non riesce a comprarlo adesso, o non può permetterselo, dovrà ridurre le semine o rinunciare a certi raccolti. Le conseguenze si vedranno più avanti, quando quei campi semivuoti produrranno meno grano, meno mais, meno soia. Anche nell’ipotesi migliore, se lo stretto riaprisse subito, il riavvio della produzione e della logistica richiederebbe settimane. Settimane che gli agricoltori dell’emisfero settentrionale non hanno.

Una tempesta perfetta, di nuovo

Qatar e Iran producono insieme il 45% dell’urea mondiale. La Russia, il maggior produttore globale per via delle grandi riserve di gas, al momento non può vendere a causa delle sanzioni. In pratica, la tempesta perfetta. I produttori europei potrebbero provare ad aumentare la produzione interna, ma a costi energetici più elevati, in un contesto in cui i conflitti incidono anche sui mercati di gas e petrolio. La Commissione europea si è aperta alla possibilità di sospendere temporaneamente i dazi sull’importazione di ammoniaca e urea: la proposta mira a calmierare i costi per gli agricoltori di circa 60 milioni di euro. Una misura tampone in attesa di risposte strutturali che ancora non ci sono.

L’Italia esposta su due fronti

La Coldiretti ricorda che negli ultimi quattro anni i fertilizzanti hanno già segnato un +46% e l’energia un +66%, un’eredità del conflitto russo-ucraino che non si è mai completamente riassorbita e che rende oggi il sistema agricolo più vulnerabile a nuovi shock. Il danno per l’Italia non è solo potenziale. Il blocco dello Stretto di Hormuz e la chiusura temporanea del Canale di Suez hanno costretto le compagnie a deviare le navi su rotte più lunghe, con effetti devastanti sulla logistica e sullo stato di conservazione dei prodotti freschi. Confagricoltura segnala problemi gravi per l’export di prodotti freschi verso il Medio Oriente: la chiusura dello stretto sta bloccando navi cariche di frutta, soprattutto mele, provocando disdette di ordini per le prossime settimane.

Il carrello della spesa, tra qualche mese

Disponibilità e costi dei fertilizzanti influiscono sui mercati alimentari con intensità ma con ritardo, seguendo la dinamica dei raccolti. Un impatto che tende a distribuirsi nel tempo su un arco di anni. Le famiglie, secondo le stime delle associazioni dei consumatori, potrebbero spendere fino a 1.000 euro in più nell’arco dell’anno per energia, carburanti e beni alimentari. I prezzi di benzina e biglietti aerei sono già saliti, visibili a tutti, mentre gli aumenti sugli alimenti essenziali potrebbero metterci qualche settimana a farsi notare, ma è quasi certo che ci saranno. La guerra in Iran è già sui mercati energetici. Presto arriverà anche a tavola.

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