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Guerra in Ucraina, 311 milioni di tonnellate di CO2 in quattro anni: 57 miliardi di dollari di danni climatici

Guerra in Ucraina, 311 milioni di tonnellate di CO2 in quattro anni: 57 miliardi di dollari di danni climatici

A quattro anni dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, il bilancio non è solo umano, politico ed economico, ma anche climatico. Secondo l’Initiative on GHG Accounting of War, il conflitto ha generato dal 24 febbraio 2022 un totale di 311 milioni di tonnellate equivalenti di CO2, una quantità paragonabile alle emissioni annuali della Francia o a circa la metà di quelle della Germania.

Solo nel quarto anno di guerra si è registrato un incremento di 75 milioni di tonnellate equivalenti di CO2, a dimostrazione di come il protrarsi del conflitto continui ad aggravare l’impatto ambientale globale.

Le emissioni della guerra

Le fonti delle emissioni sono molteplici e coprono diverse attività direttamente o indirettamente legate al conflitto. Una parte consistente deriva dall’uso massiccio di combustibili fossili per alimentare carri armati, mezzi blindati, artiglieria e jet da combattimento. Nel quarto anno di guerra, il consumo di carburante per operazioni militari ha rappresentato il 37 per cento delle emissioni complessive del conflitto.

A queste si aggiungono le emissioni legate alla produzione di munizioni e alla sostituzione dell’hardware militare distrutto. L’industria bellica, infatti, richiede processi altamente energivori e basati su fonti fossili.

Un’ulteriore quota significativa proviene dalla distruzione e successiva ricostruzione di infrastrutture civili ed energetiche, oltre che dall’aumento dell’aviazione civile, dai flussi migratori forzati e dai danni alle reti di riscaldamento ed elettricità.

Incendi fuori controllo

Tra le categorie che hanno registrato l’aumento più marcato figurano gli incendi del paesaggio. Per il secondo anno consecutivo, i roghi hanno rappresentato il 23 per cento delle emissioni complessive legate alla guerra.

Nel 2025 l’Ucraina ha registrato 1,39 milioni di ettari di incendi naturali, un dato che supera di gran lunga i livelli prebellici. Le operazioni militari, le esplosioni e la difficoltà di intervento nelle aree di combattimento hanno favorito la propagazione delle fiamme, contribuendo in modo rilevante alle emissioni di gas serra.

Gli esperti parlano di un vero e proprio circolo vizioso: i conflitti armati aggravano la crisi climatica, mentre il cambiamento climatico può aumentare l’instabilità e le tensioni, alimentando nuovi conflitti.

Ricostruzione e settore energetico sotto attacco

Nel corso dell’inverno 2025-2026 si è intensificata la campagna di attacchi russi contro le infrastrutture energetiche ucraine, in particolare impianti di riscaldamento ed elettricità. Questo ha determinato un ulteriore incremento delle emissioni, legato sia ai danni diretti sia agli sforzi di ricostruzione.

La ricostruzione di centrali, reti elettriche e infrastrutture richiede grandi quantità di materiali ad alta intensità di carbonio come acciaio e cemento. Di conseguenza, anche la fase di ripresa economica contribuisce in modo significativo al bilancio climatico del conflitto.

Dalla guerra al risarcimento climatico

Durante la COP30 delle Nazioni Unite tenutasi a Belém, l’Ucraina ha annunciato l’intenzione di chiedere alla Russia di rispondere anche delle emissioni climalteranti causate dalla guerra.

Il governo di Kiev presenterà nel corso dell’anno una richiesta di risarcimento nell’ambito della categoria Danni ambientali del Registro per l’Ucraina. Si tratterebbe del primo caso al mondo di risarcimento climatico legato a un conflitto armato.

Utilizzando un costo sociale del carbonio pari a 185 dollari per tonnellata di CO2, la richiesta complessiva supera già i 57 miliardi di dollari. Una cifra destinata a crescere se il conflitto dovesse proseguire.

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