Inquinamento atmosferico e smog: in Italia 25 città oltre i limiti europei, morti prevenibili in crescita
I dati definitivi del progetto nazionale “CAMBIAMO ARIA. Salute e inquinamento atmosferico nelle città italiane”, promossi da ISDE Italia in collaborazione con Kyoto Club e Clean Cities Campaign, confermano livelli elevati di inquinamento atmosferico nelle aree urbane italiane. Nonostante alcuni segnali di lieve miglioramento, l’esposizione cronica a sostanze nocive resta incompatibile con la tutela della salute pubblica.
Le principali fonti di inquinamento sono il traffico veicolare, il riscaldamento domestico a combustibili fossili e il trasporto marittimo. Ridurre queste emissioni non solo migliorerebbe la qualità dell’aria, ma contribuirebbe anche alla riduzione dei gas serra.
L’impatto dell’inquinamento sulla salute
L’inquinamento atmosferico è il principale rischio ambientale per la salute pubblica in Europa e in Italia, responsabile di malattie respiratorie, cardiovascolari, metaboliche e neurologiche, oltre a problemi nello sviluppo infantile e riproduttivo. Secondo l’OMS, oltre sette milioni di persone muoiono ogni anno nel mondo per esposizione a aria inquinata, mentre in Italia si stimano decine di migliaia di decessi prematuri.
Il PM2,5, particolato respirabile, può raggiungere i polmoni e il circolo sanguigno, influenzando anche lo sviluppo cognitivo e le funzioni neurologiche. Il PM10, frazione toracica, raggiunge gola e trachea, provocando infiammazioni croniche. Anche il biossido di azoto, correlato al traffico, contribuisce a gravi problemi respiratori e cardiovascolari.
I dati 2025 nelle città italiane

L’analisi dei dati di 57 stazioni in 27 città italiane mostra che:
PM10: 21 città superano i limiti della nuova Direttiva europea per la media annua, 16 per i limiti giornalieri; Palermo, Napoli e Milano tra le più critiche.
PM2,5: 25 città superano i limiti annuali europei, 19 per i limiti giornalieri (situazioni critiche a Milano, Torino e Padova); nessuna rispetta i valori giornalieri OMS.
Biossido di azoto: 24 città superano la media annua europea, 11 per i limiti giornalieri; Napoli, Palermo e Genova registrano oltre 100 giorni di superamento.
Secondo le stime, oltre 6.700 morti tra gli adulti sopra i 30 anni nel 2025 sono attribuibili al PM2,5, pari all’8% della mortalità per cause naturali non traumatiche. Milano, Torino e Padova presentano la maggiore incidenza percentuale, fino al 14%.
Nuovi standard europei e linee guida OMS
La Direttiva europea 2881/2024, in vigore dal 2030, stabilisce limiti più stringenti per proteggere la salute, in linea con le raccomandazioni OMS. L’Italia deve recepire e attuare la direttiva entro dicembre 2026. Gli esperti sottolineano che anche concentrazioni basse di inquinanti hanno effetti dannosi e che senza interventi strutturali su traffico, riscaldamento e pianificazione urbana questi limiti resteranno fuori portata.
Proposte di intervento per ridurre l’inquinamento
ISDE Italia, Kyoto Club e Clean Cities Campaign propongono:
Recepire e attuare la Direttiva europea senza deroghe.
Aggiornare Piani Nazionali e Regionali Aria con percorso verso il 2030.
Incrementare risorse per trasporto pubblico, mobilità sostenibile e ciclabilità urbana.
Promuovere elettrificazione dei mezzi, efficientamento energetico degli edifici e utilizzo di fonti rinnovabili.
Favorire la transizione agro-ecologica negli allevamenti intensivi.
Potenziare verde urbano, parchi e infrastrutture verdi per ridurre concentrazioni di inquinanti.
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