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Oceani sempre più contaminati: le sostanze chimiche umane invadono i mari di tutto il mondo

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Oceani sempre più contaminati: le sostanze chimiche umane invadono i mari di tutto il mondo

Un’analisi globale condotta su oltre 2.300 campioni di acqua marina, provenienti da più di 20 studi sul campo, evidenzia un fenomeno finora sottovalutato: le sostanze chimiche prodotte dall’uomo sono ormai una componente rilevante della materia organica negli oceani costieri. Questo studio internazionale, guidato dai biochimici Jarmo Kalinski e Daniel Petras dell’Università della California, Riverside, offre una nuova prospettiva sull’impatto umano sugli ecosistemi marini.

I risultati dello studio pubblicato su Nature Geoscience

La ricerca, sviluppata nell’arco di un decennio tra gli oceani Pacifico, Atlantico e Indiano, mostra che le sostanze chimiche industriali sono molto più diffuse e abbondanti di quanto si pensasse. Nei campioni costieri, le molecole organiche di origine antropica raggiungono livelli mediani fino al 20%, mentre nell’oceano aperto si fermano intorno allo 0,5%. In alcune aree particolarmente contaminate, come le foci dei fiumi con scarichi non adeguatamente trattati, questa percentuale supera addirittura il 50%.

Le sostanze chimiche industriali dominano il segnale antropico

Tra i principali risultati emerge che non sono pesticidi e farmaci a prevalere, ma soprattutto composti industriali utilizzati in plastiche, lubrificanti e prodotti di consumo quotidiano. Queste sostanze rappresentano la quota maggiore del segnale chimico umano negli oceani, confermando come le attività industriali abbiano un impatto più ampio e persistente rispetto a quanto ipotizzato in precedenza.

Impatti anche negli ecosistemi più remoti

Uno degli aspetti più sorprendenti dello studio riguarda la presenza di sostanze chimiche anche in ambienti considerati incontaminati, come le barriere coralline remote. I ricercatori hanno rilevato tracce evidenti di attività umana anche in queste aree, dimostrando che l’inquinamento chimico non conosce confini geografici. Persino a oltre 20 chilometri dalla costa, i composti antropici rappresentano circa l’1% della materia organica rilevata.

Il ruolo nel ciclo del carbonio e negli ecosistemi marini

Le sostanze chimiche artificiali non sono solo contaminanti: contribuiscono in modo significativo al pool di materia organica marina. Questo significa che potrebbero influenzare processi fondamentali come il ciclo del carbonio e il funzionamento degli ecosistemi oceanici. Tuttavia, gli effetti a lungo termine restano in gran parte sconosciuti e rappresentano una delle principali aree di ricerca futura.

Limiti dello studio e aree ancora inesplorate

Nonostante la vastità dei dati analizzati, lo studio evidenzia importanti lacune geografiche. Le informazioni sono concentrate soprattutto in Nord America ed Europa, mentre regioni come il Sud-est asiatico, l’India e l’Australia risultano poco rappresentate. Questo suggerisce che il fenomeno potrebbe essere ancora più diffuso di quanto documentato.

Le attività quotidiane e il loro impatto sugli oceani

Un messaggio chiave della ricerca è che molte delle sostanze chimiche presenti negli oceani derivano da attività quotidiane: prodotti per la pulizia, imballaggi, cura personale e trasporti. Trasportate da scarichi e acque piovane, queste sostanze raggiungono fiumi e sistemi fognari, fino a riversarsi in mare.

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