Cuore sotto attacco: smog, rumore, microplastiche e caldo estremo tra i nuovi killer cardiovascolari
Non solo smog. Anche inquinamento acustico e luminoso, caldo estremo, Pfas e microplastiche rappresentano nuovi fattori di rischio per il cuore e contribuiscono a oltre 5,5 milioni dei 20 milioni di decessi cardiovascolari che si registrano ogni anno nel mondo. È quanto emerge dal nuovo documento di consenso della European Society of Cardiology, in pubblicazione su European Heart Journal, presentato a Milano nel corso del seminario internazionale “Respirami: Recenti progressi sull’inquinamento atmosferico e sulla salute”, co-organizzato dalla Fondazione Menarini, in collaborazione con la Fondazione Irccs Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico e il Gruppo di Ricerca Ambientale dell’Imperial College di Londra.
Il documento aggiorna le linee guida europee del 2021 e, per la prima volta, inserisce ufficialmente i fattori ambientali tra gli acceleratori silenziosi delle malattie cardiache, sulla base di meccanismi comuni come stress ossidativo, infiammazione, disfunzione endoteliale e alterazione dei ritmi circadiani.
Smog e multi-inquinamento
L’inquinamento atmosferico resta uno dei principali killer globali. Secondo gli esperti, provoca da solo oltre 2 milioni di decessi l’anno per infarto e ictus, riducendo l’aspettativa di vita media di più di due anni.
Le particelle fini inalate penetrano nei polmoni, entrano nel circolo sanguigno e innescano processi infiammatori sistemici che favoriscono aterosclerosi ed eventi cardiovascolari acuti. Ma il rischio aumenta ulteriormente quando allo smog si sommano altri fattori ambientali, creando un cocktail tossico che triplica i danni.
Il legame tra inquinamento e cervello è sempre più documentato: una revisione pubblicata su The Lancet Planetary Health evidenzia un aumento del rischio di demenza e malattie neurodegenerative legato all’esposizione a particelle ultrafini.
Rumore da traffico
Anche l’inquinamento acustico è riconosciuto come fattore di rischio cardiovascolare. Nell’Unione Europea oltre il 20% della popolazione è esposto a livelli di rumore superiori alle soglie raccomandate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.
Secondo il documento ESC, per ogni aumento di 10 decibel il rischio di ipertensione può crescere fino all’81%, quello di malattia coronarica dell’8% e quello di cardiopatia ischemica del 6%. Il rumore cronico aumenta cortisolo e adrenalina, altera il sonno e favorisce uno stato infiammatorio persistente.
Inquinamento luminoso e rischio cardiovascolare
L’eccesso di luce artificiale notturna interferisce con la produzione di melatonina e con il fisiologico abbassamento notturno della pressione arteriosa. Questo fenomeno è associato a un aumento del rischio di infarto, ictus e scompenso cardiaco, con circa 10.000 decessi cardiovascolari l’anno attribuiti all’inquinamento luminoso.
La luce notturna è inoltre collegata a disturbi dell’umore, declino cognitivo e maggiore rischio di Alzheimer, a causa dell’alterazione dei ritmi circadiani.
Caldo estremo e cambiamenti climatici
Il documento della European Society of Cardiology riconosce anche il caldo estremo legato ai cambiamenti climatici come nuovo fattore di rischio cardiovascolare.
In Europa, già sopra i 20-22 gradi, la mortalità cardiovascolare aumenta in media del 2% per ogni grado Celsius in più. A livello globale il caldo è responsabile di circa 100.000 morti cardiovascolari ogni anno. Le ondate di calore colpiscono soprattutto anziani, malati cronici e donne in gravidanza, aumentando il rischio di infarto, ictus e complicanze materne.
Pfas e microplastiche: minaccia silenziosa per il cuore
Tra i nuovi fattori inclusi nelle linee guida figurano anche i Pfas, sostanze chimiche persistenti utilizzate in numerosi prodotti di consumo. Le persone con concentrazioni più elevate nel sangue presentano un aumento del rischio di malattia coronarica compreso tra il 10 e il 20%.
Le microplastiche e nanoplastiche, presenti in aria, acqua e alimenti, rappresentano un ulteriore pericolo emergente. Possono essere inalate o ingerite, penetrare nell’organismo e contribuire a infiammazione sistemica e patologie cardiovascolari. Nel complesso, gli inquinanti chimici e plastici sono associati a quasi 3 milioni di morti l’anno per malattie cardiache.
Le soluzioni: dalle ZTL ai modelli urbani europei
Ridurre il rischio cardiovascolare ambientale richiede politiche integrate. Le zone a traffico limitato e le low emission zones hanno dimostrato di ridurre NO2 e PM2.5, con effetti positivi su ricoveri e mortalità per infarto e ictus.
Il modello delle Ultra Low Emission Zones di Londra ha portato a una riduzione documentata delle concentrazioni di biossido di azoto. Anche città come Barcellona con i superblocchi e Parigi con la città dei 15 minuti stanno sperimentando strategie per ridurre traffico, rumore e isole di calore.
In Italia, Milano, Bologna, Torino e Roma stanno investendo in mobilità sostenibile, elettrificazione del trasporto pubblico e ampliamento delle aree pedonali.
Nuovo approccio alla prevenzione cardiovascolare
Il messaggio degli esperti è chiaro: le malattie cardiovascolari restano la prima causa di morte nel mondo e la prevenzione non può più limitarsi a fumo, dieta e sedentarietà. I fattori ambientali devono essere considerati parte integrante delle strategie di salute pubblica.
Ridurre smog, rumore, luce artificiale e contaminanti chimici significa non solo migliorare la qualità dell’ambiente, ma anche salvare milioni di vite ogni anno.
Share this content:







