Rapporto IPBES: senza natura non c’è crescita, oltre 100 azioni per cambiare rotta
Approvato all’unanimità da oltre 150 governi durante la dodicesima Plenaria IPBES, svoltasi a Manchester la scorsa settimana, il Methodological assessment of the impact and dependency of business on biodiversity and nature’s contributions to people rappresenta il primo quadro metodologico globale dedicato al rapporto tra attività economiche e biodiversità.
Il Business and Biodiversity Assessment colma un vuoto cruciale nel dialogo tra scienza, politiche pubbliche e mondo economico. Per la prima volta viene offerto un approccio integrato per analizzare in modo sistematico sia gli impatti delle imprese sulla biodiversità sia le loro dipendenze dai contributi della natura alle persone, fornendo una base scientifica per gestire in maniera più sostenibile le interazioni tra imprese, ecosistemi e benessere umano.
Crescita economica e perdita di capitale naturale
Il messaggio centrale del rapporto è chiaro: la crescita dell’economia globale è avvenuta a costo di una perdita senza precedenti di capitale naturale. Dal 1820 al 2022 l’economia mondiale è cresciuta da 1,18 a 130,11 trilioni di dollari a valori costanti 2011. Dal 1992 il capitale prodotto dall’uomo è raddoppiato pro capite, mentre nello stesso periodo gli stock di capitale naturale globale si sono ridotti di circa il 40%.
Questa traiettoria non rappresenta solo un problema ambientale, ma un rischio sistemico per l’economia, la stabilità finanziaria e il benessere umano. Un sistema economico che non integra il valore della natura nei propri meccanismi decisionali espone imprese e istituzioni a shock sempre più frequenti e intensi.
Un sistema economico che ignora il valore della natura
Il rapporto evidenzia come tutte le imprese, anche quelle apparentemente lontane dagli ecosistemi come i settori digitali, finanziari e assicurativi, dipendano in realtà da una molteplicità di contributi ecosistemici. Tra questi figurano input materiali come cibo, legno e fibre; servizi regolativi come disponibilità di acqua, impollinazione e mitigazione delle alluvioni; benefici non materiali legati a turismo, ricreazione e valori culturali.
Queste dipendenze sono spesso nascoste lungo catene del valore complesse e globalizzate e raramente vengono analizzate in modo sistematico. Allo stesso tempo, le imprese tendono a sostenere pochi costi per i propri impatti negativi sulla biodiversità, mentre faticano a generare ricavi da impatti positivi. I mercati e i sistemi finanziari non riflettono il valore complessivo dei contributi della natura, e i cicli decisionali aziendali, spesso di breve periodo, risultano incompatibili con i tempi ecologici di rigenerazione.
Nel 2023 i flussi finanziari globali pubblici e privati con impatti direttamente negativi sulla natura sono stati stimati in 7,3 trilioni di dollari, di cui 4,9 trilioni provenienti dalla finanza privata e circa 2,4 trilioni da sussidi pubblici dannosi per l’ambiente. Nello stesso anno, solo 220 miliardi di dollari sono stati destinati alla conservazione, alla gestione sostenibile e al ripristino della biodiversità: una quota minima rispetto ai flussi che alimentano il degrado degli ecosistemi.
La perdita di biodiversità
Secondo IPBES, la perdita di biodiversità è tra le minacce più gravi per le imprese. Il degrado degli ecosistemi compromette funzioni essenziali, espone le attività economiche a rischi fisici, normativi e reputazionali e può generare effetti a cascata lungo intere filiere produttive.
Agricoltura, pesca, turismo, assicurazioni e finanza sono tra i settori più esposti, ma nessun comparto può considerarsi immune da un deterioramento sistemico dei servizi ecosistemici. Il World Economic Forum colloca la perdita di biodiversità tra i principali rischi globali del prossimo decennio, in stretta connessione con cambiamento climatico, eventi estremi e scarsità di risorse naturali.
Anche banche centrali e autorità di vigilanza stanno iniziando a includere i rischi legati alla natura nelle proprie analisi. Studi del Network for Greening the Financial System e del Financial Stability Board evidenziano un crescente impegno nella valutazione dei rischi finanziari connessi alla degradazione degli ecosistemi.
Impatti e dipendenze
Uno dei risultati chiave dell’assessment è che metodi, dati e strumenti per misurare impatti e dipendenze delle imprese dalla biodiversità sono già disponibili. Il limite principale non è la mancanza di metodologie, ma la loro scarsa adozione e il contesto economico in cui le imprese operano.
Oggi meno dell’1% delle imprese che pubblicano report di sostenibilità menziona esplicitamente i propri impatti sulla biodiversità. Le imprese comprendono meglio gli impatti diretti rispetto alle dipendenze, soprattutto quelle legate ai servizi regolativi e ai benefici non materiali, riducendo così la capacità di gestire rischi e opportunità.
Il rapporto sottolinea che non esiste un metodo unico valido per tutte le decisioni. Gli strumenti devono essere scelti in base allo scopo, considerando copertura geografica e tematica, accuratezza e capacità di collegare le azioni aziendali ai cambiamenti osservati negli ecosistemi. Decisioni locali richiedono dati specifici di sito, mentre le scelte strategiche di portafoglio si basano spesso su modelli aggregati utili per lo screening, ma non sufficienti a valutare risultati concreti sul territorio.
Popoli Indigeni e comunità locali
L’assessment dedica ampio spazio agli effetti delle attività economiche sui Popoli Indigeni e sulle comunità locali. Circa il 60% delle terre indigene è minacciato dallo sviluppo industriale e un quarto dei territori indigeni è sottoposto a forti pressioni da sfruttamento delle risorse.
Queste comunità, che dipendono direttamente dagli ecosistemi per il proprio benessere, subiscono in modo sproporzionato gli impatti della perdita di biodiversità. Al tempo stesso, le conoscenze indigene e locali rappresentano una risorsa fondamentale per la gestione sostenibile della natura, ma restano ancora poco integrate nei processi decisionali aziendali.
Oltre 100 azioni per trasformare i rischi in opportunità
Il Business and Biodiversity Assessment individua oltre cento azioni concrete che possono essere adottate da imprese, governi, attori finanziari e società civile per promuovere un cambiamento trasformativo.
Le imprese da sole non possono realizzare la transizione necessaria. È indispensabile un contesto favorevole fondato su cinque pilastri: politiche e regolamenti, inclusa la riforma dei sussidi dannosi e obblighi di trasparenza; sistemi economici e finanziari capaci di riallocare capitali verso attività sostenibili; valori sociali e cultura orientati alla tutela della natura; tecnologia e dati per migliorare misurazione e tracciabilità; rafforzamento di competenze e conoscenze.
Le azioni proposte includono l’integrazione della biodiversità nella governance aziendale, la revisione delle strategie di portafoglio, la gestione sostenibile delle catene del valore, forme di collaborazione pubblico-privato e l’adozione di soluzioni basate sulla natura. Molte di queste misure risultano già economicamente vantaggiose, grazie a maggiore efficienza, riduzione degli sprechi e innovazione.
Una guida per allineare economia, natura e sviluppo sostenibile
Secondo il presidente di IPBES, David Obura, questo assessment risponde alla richiesta dei governi di fornire indicazioni operative per attuare il Quadro globale per la biodiversità, gli Obiettivi di sviluppo sostenibile e l’Accordo di Parigi sul clima.
La biodiversità non è una questione settoriale, ma una condizione essenziale per la sostenibilità economica e sociale di lungo periodo. In assenza di un cambiamento trasformativo, il business as usual continuerà ad alimentare rischi sistemici. Al contrario, un insieme coerente di politiche pubbliche, regole, incentivi economici, sistemi finanziari, valori sociali, dati e competenze può riallineare ciò che è conveniente per le imprese con ciò che è positivo per la natura e per la società, trasformando imprese e istituzioni finanziarie in protagoniste della transizione verso un’economia più giusta e sostenibile.
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