Stop al phase out del carbone: l’Italia rinvia l’uscita al 2038 con il decreto Bollette
L’Italia rinvia ufficialmente l’uscita dal carbone al 2038. La decisione arriva con l’approvazione alla Camera di un emendamento della Lega al decreto Bollette, riformulato dal governo e sostenuto dalla maggioranza. Una scelta che segna una svolta nella strategia energetica nazionale e riapre il dibattito tra sicurezza energetica e transizione ecologica.
L’emendamento della Lega e il rinvio al 2038
Il provvedimento, ribattezzato da alcuni “salva carbone”, porta la prima firma del capogruppo Riccardo Molinari e sancisce il rinvio del phase out delle centrali a carbone dal 2025 al 2038. Una scadenza, quella originaria, già considerata difficilmente raggiungibile.
L’emendamento è stato approvato durante l’esame alla Camera del decreto Bollette, il cui approdo in aula è previsto proprio oggi. Il governo ha inoltre annunciato l’intenzione di porre la questione di fiducia sul provvedimento, che interviene anche sul sistema Ets, il meccanismo europeo che tassa le emissioni di CO2 delle imprese.
Il contesto geopolitico ed energetico
Alla base della decisione pesano fattori internazionali sempre più rilevanti. La crisi energetica globale, aggravata dal conflitto in Iran ha reso più complessa la gestione degli approvvigionamenti.
In questo scenario, il rinvio del phase out del carbone viene giustificato come misura di sicurezza energetica. Dinamiche che fino a pochi anni fa sarebbero state considerate difficilmente accettabili trovano oggi spazio nel dibattito politico e nelle scelte istituzionali.
Il ruolo delle centrali e i costi energetici
Il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin ha più volte parlato della possibilità di mantenere “in riserva” alcune centrali strategiche, come quelle di Brindisi e Civitavecchia. Il nuovo decreto consente ora un ulteriore passo in questa direzione.
Secondo le stime del ministero, il ricorso al carbone diventerebbe economicamente sostenibile solo con un prezzo del gas superiore ai 70 euro per megawattora, rispetto ai circa 55 euro registrati negli ultimi giorni.
Un eventuale allentamento delle regole europee sugli Ets potrebbe però rendere il carbone più competitivo, ipotesi sostenuta dal governo italiano nei confronti delle istituzioni europee.
Le posizioni della politica
Per la Lega, il rinvio al 2038 rappresenta una scelta responsabile in un contesto di crisi internazionale. Secondo i deputati del partito, la priorità deve essere garantire la sicurezza energetica, sostenere la competitività delle imprese e contenere il costo delle bollette per le famiglie.
Sulla stessa linea il ministro per gli Affari europei e il Pnrr Tommaso Foti, che sottolinea come, almeno nel breve periodo, sia necessario utilizzare tutte le fonti energetiche disponibili.
Le critiche degli ambientalisti
Di segno opposto le reazioni delle associazioni ambientaliste. Il WWF Italia, attraverso la responsabile Clima ed Energia Mariagrazia Midulla, ha definito la decisione un passo indietro grave.
La critica principale riguarda l’impatto ambientale del carbone, considerato tra i combustibili fossili più inquinanti. Secondo il WWF, giustificare la proroga con l’emergenza energetica non tiene conto dei costi legati alle emissioni e al sistema Ets, che renderebbero comunque il carbone poco conveniente.
L’associazione evidenzia inoltre una serie di contraddizioni nelle politiche energetiche, tra impegni europei, sanzioni sulle forniture russe e scelte nazionali che continuano a sostenere i combustibili fossili.
Il nodo della transizione energetica
Il rinvio del phase out riaccende il dibattito sulla strategia energetica italiana. Secondo diversi studi, il raggiungimento del 100% di energia rinnovabile nel settore elettrico potrebbe essere possibile già entro il 2035, a condizione di accelerare gli investimenti e semplificare le procedure.
Gli ambientalisti sottolineano come puntare sulle rinnovabili rappresenti l’unica strada per garantire indipendenza energetica, stabilità dei prezzi e riduzione delle emissioni.
Prospettive e scenari futuri
La decisione di rinviare l’uscita dal carbone al 2038 avrà conseguenze rilevanti nel medio e lungo periodo. Da un lato, offre una maggiore flessibilità nella gestione delle emergenze energetiche; dall’altro, rischia di rallentare il percorso di decarbonizzazione.
Il confronto tra esigenze economiche, sicurezza energetica e obiettivi climatici resta aperto. Le prossime mosse del governo e le decisioni a livello europeo saranno determinanti per definire il futuro energetico del Paese.
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