Formaggi a latte crudo, quattro associazioni contro l’allarmismo: “Analisi distorta, ecco i dati reali”
Dopo alcuni episodi di tossinfezione alimentare, i riflettori si sono accesi sui prodotti a base di latte non pastorizzato. Ma quattro associazioni scientifiche e ambientaliste contestano l’impostazione del dibattito e pubblicano un documento tecnico per rimettere i dati al centro.
Il latte crudo — e i formaggi che da esso derivano — è tornato al centro di un acceso dibattito sanitario in Italia. Ma la narrazione dominante, secondo AIDA, ISDE, Slow Food Italia e SoZooAlp, rischia di essere distorta: focalizzata su alcuni episodi di tossinfezione senza un’analisi complessiva del rischio reale e del valore di un’intera filiera produttiva.
Le quattro associazioni hanno firmato un documento tecnico scientifico elaborato da un gruppo di esperti, disponibile sui siti di ciascuna organizzazione firmataria, che raccoglie e analizza dati nazionali ed europei affrontando la questione in modo sistemico.
Cosa sostiene il documento
Il testo non nega i rischi legati alla gestione impropria del latte crudo, ma contesta l’approccio selettivo con cui il tema è stato trattato da media e istituzioni, Ministero della Salute incluso. Secondo le associazioni, l’attenzione si è concentrata unicamente sui rischi, omettendo un’analisi equilibrata che tenga conto anche dei benefici nutrizionali, del valore culturale e del ruolo ambientale di questa produzione.
Il documento sviluppa riflessioni tecnico-scientifiche, legali e socio-economiche secondo un approccio One Health — il modello che lega inscindibilmente salute umana, salute animale e salute ambientale — riconosciuto dall’OMS e dalle principali istituzioni sanitarie internazionali.
Un patrimonio alimentare sotto pressione
I prodotti lattiero-caseari a base di latte crudo non sono solo una tradizione gastronomica: rappresentano, secondo i firmatari, «un patrimonio alimentare unico, di alto valore nutrizionale e con caratteristiche benefiche per la salute umana», oltre che il motivo di esistere di realtà produttive profondamente legate alla cura del territorio e alla salvaguardia degli ecosistemi alpini e rurali.
Il documento è stato inviato per conoscenza e adesione a un ampio ventaglio di destinatari istituzionali e scientifici: Ministeri della Salute e dell’Agricoltura, Istituto Superiore di Sanità, ordini professionali veterinari e medici, consorzi di tutela e numerose associazioni ambientaliste e di categoria.
Il testo integrale è consultabile sui siti delle associazioni firmatarie: AIDA (agroecologia.eu), ISDE (isdenews.it), Slow Food Italia (slowfood.it), SoZooAlp (sozooalp.it).
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