Decreto Bollette, 150 scienziati ed economisti scrivono al governo: non indebolire la decarbonizzazione
Una lettera aperta firmata da 150 tra scienziati ed economisti italiani chiede al governo di non indebolire gli strumenti europei di decarbonizzazione nell’ambito del decreto Bollette. Il documento è indirizzato alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, al ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin e all’esecutivo, con l’invito a rafforzare le politiche climatiche e di adattamento.
Il gruppo, composto da esperti di scienza del clima, transizione energetica e sistemi complessi, richiama la necessità di affrontare la crisi climatica con misure fondate sulle evidenze scientifiche e orientate al lungo periodo.
Tra i primi firmatari figurano il premio Nobel per la Fisica 2021 Giorgio Parisi, l’economista Carlo Carraro e il fisico climatologo del Cnr Antonello Pasini.
Il nodo dell’Ets e la difesa degli strumenti europei
Al centro della lettera c’è la difesa del sistema di Emission Trading, considerato uno strumento chiave per la riduzione delle emissioni. Secondo i firmatari, è un errore che l’Italia non mostri pieno sostegno a meccanismi di mercato come l’Ets, ormai adottato anche in Cina.
Gli studiosi sottolineano che il sistema ha contribuito in modo significativo alla riduzione delle emissioni nei settori regolati, dimostrando che politiche climatiche ambiziose possono produrre risultati concreti, stimolare innovazione e guidare la transizione industriale a costi sostenibili.
Indebolire questi strumenti, avvertono, rischia di compromettere il percorso di decarbonizzazione e di rallentare l’adeguamento del sistema produttivo italiano agli obiettivi europei.
Eventi estremi e crisi climatica
La lettera richiama anche i recenti eventi meteorologici estremi che hanno colpito il Sud Italia, citando il passaggio del ciclone Harry e il disastro di Niscemi come segnali coerenti con quanto documentato dalla comunità scientifica.
Secondo i firmatari, l’aumento delle temperature globali si traduce in una maggiore frequenza e intensità di fenomeni estremi. Il caso di Niscemi viene descritto come la drammatica metafora di un Paese esposto a rischi crescenti.
Viene inoltre ricordato che l’Ispra colloca da anni l’Italia ai primi posti in Europa per esposizione al rischio di frane, evidenziando la vulnerabilità del territorio nazionale di fronte agli impatti del cambiamento climatico.
Transizione energetica, industria e competitività
Un altro punto centrale della lettera riguarda il legame tra transizione energetica, innovazione e competitività. Secondo gli esperti, rallentare la decarbonizzazione avrebbe ricadute negative sull’industria italiana, esponendola a rischi tecnologici, industriali e finanziari crescenti.
Innovazione e competitività, si legge nel documento, sono ormai strettamente connesse alla transizione verso un modello energetico sostenibile. Ostacolarla significherebbe rendere il Paese subalterno alle componenti meno innovative dell’industria globale.
Al contrario, minori costi dell’energia e maggiore sicurezza energetica possono essere raggiunti attraverso un’accelerazione verso le fonti rinnovabili e una pianificazione coerente con gli obiettivi europei.
Piano di adattamento e obiettivi al 2040 e 2050
La lettera si chiude con un richiamo alla piena attuazione del Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici e al rispetto degli obiettivi europei di decarbonizzazione al 2050, con tappe intermedie al 2040, già approvate anche dall’Italia in sede comunitaria.
Per i 150 firmatari, la crisi climatica richiede una visione strategica, stabilità normativa e coerenza con gli impegni europei. Solo così, sostengono, sarà possibile coniugare tutela ambientale, sviluppo economico e sicurezza energetica, evitando scelte di breve periodo che potrebbero aggravare i rischi per il Paese.
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