Il Libro bianco di Legambiente: 30 proposte per la riconversione green dell’industria italiana
A Roma, alla presenza del Ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, Legambiente ha presentato questa mattina il suo nuovo Libro bianco sulla riconversione green dell’industria italiana. Un documento strategico che raccoglie 30 proposte operative per rilanciare la manifattura nazionale, renderla più competitiva e affrontare in modo strutturale la crisi climatica, puntando su innovazione, sostenibilità e qualità del lavoro.
Il Libro bianco è il risultato di un percorso di confronto dal basso avviato nel luglio 2025 e costruito insieme a istituzioni, imprese, mondo del lavoro e della ricerca. L’obiettivo è dare concretezza al Clean Industrial Deal Made in Italy, evitando scorciatoie come la deregulation ambientale e colmando i ritardi normativi che oggi frenano lo sviluppo industriale.
Settori chiave e pilastri per la nuova industria italiana
Le 30 proposte di Legambiente si concentrano su otto settori considerati strategici per la transizione ecologica dell’industria italiana: energia, bioeconomia, economia circolare, risorse idriche, agroecologia, semplificazione degli iter autorizzativi, lotta all’illegalità e rafforzamento dei controlli ambientali.
A sostegno di queste azioni, il Libro bianco individua sei pilastri fondamentali: decarbonizzazione dei processi produttivi, circolarità delle risorse, innovazione tecnologica, legalità, nuova occupazione green e inclusione sociale. Secondo Legambiente, senza un quadro normativo chiaro e senza un’applicazione rigorosa delle norme ambientali, la transizione industriale rischia di rimanere incompiuta.
Ridurre i costi energetici e accelerare sulle rinnovabili
Tra le priorità indicate nel documento c’è la necessità di abbassare il costo dell’energia per le imprese, uno dei principali fattori di perdita di competitività. Legambiente chiede una rapida entrata in vigore dei prezzi zonali dell’energia elettrica al posto del prezzo unico nazionale, per valorizzare i territori con una maggiore presenza di fonti rinnovabili.
Fondamentale anche il rafforzamento delle strutture amministrative coinvolte nella valutazione e autorizzazione dei progetti, a partire dalla Commissione PNRR–PNIEC del Ministero dell’Ambiente e dagli uffici regionali e comunali. Iter troppo lenti e burocrazia eccessiva rappresentano oggi ostacoli non tecnologici che rallentano la rivoluzione energetica.
Economia circolare, bioeconomia e gestione delle risorse
Il Libro bianco dedica ampio spazio all’economia circolare e alla bioeconomia come leve industriali decisive. Tra le proposte figurano la semplificazione dei decreti End of Waste, il sostegno alle filiere del tessile, dei RAEE, delle materie prime critiche e degli aggregati riciclati per edilizia e opere pubbliche.
Legambiente chiede inoltre l’emanazione del DPR sul riutilizzo delle acque reflue depurate in agricoltura e nell’industria e un piano di azione nazionale per rendere operativa la strategia europea per la bioeconomia, integrandola con il quadro regolatorio esistente.
Legalità ambientale e rafforzamento dei controlli
Un altro asse centrale riguarda la legalità ambientale. Tra le 30 proposte ci sono l’approvazione del disegno di legge contro i reati agroalimentari, il pieno recepimento della direttiva europea sulla tutela penale dell’ambiente e l’introduzione di nuovi reati come il saccheggio delle risorse idriche.
Legambiente chiede anche il rifinanziamento dei fondi per la demolizione degli immobili abusivi e il potenziamento dei controlli ambientali attraverso l’attuazione completa della legge che ha istituito il Sistema nazionale di protezione ambientale. Secondo la Commissione europea, una corretta applicazione delle norme ambientali potrebbe generare risparmi fino a 180 miliardi di euro l’anno per l’economia dell’Unione.
Decarbonizzare i settori in crisi
Nel Libro bianco trova spazio anche un’analisi approfondita di tre grandi settori industriali italiani oggi in difficoltà: chimica, automotive e siderurgia. Per Legambiente la crisi non è causata dal Green Deal europeo, ma dall’assenza di politiche industriali negli ultimi trent’anni.
La strada indicata passa dalla chimica verde, dalla bonifica dei siti di interesse nazionale e dalla riconversione delle grandi aree siderurgiche, come Taranto, Piombino e Terni. Non può esistere un’industria davvero sostenibile senza bonifiche ambientali e senza un approvvigionamento energetico libero dalle fonti fossili.
I cantieri della transizione ecologica
Il documento valorizza anche l’esperienza concreta delle imprese che hanno già investito nella transizione ecologica. Dal 2023 Legambiente ha censito 39 campioni nazionali della sostenibilità attraverso la campagna itinerante I cantieri della transizione ecologica, che ha toccato 12 regioni italiane.
Dagli impianti eolici con sistemi di accumulo alla filiera del riciclo di oli minerali, pneumatici e rifiuti organici, dalle cartiere alle vetrerie fino ai materiali innovativi per l’edilizia, queste esperienze dimostrano che un Clean Industrial Deal italiano è già in corso. Un modello che, secondo Legambiente, deve diventare la base di una politica industriale nazionale forte, concreta e competitiva anche negli anni a venire.
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