Bio è bello, ma l’import ci uccide: il paradosso del nuovo Marchio Biologico Italiano
Arriva finalmente il via libera definitivo per il Marchio Biologico Italiano. La Conferenza delle Regioni ha espresso l’intesa sul decreto che fissa le regole per l’attribuzione e l’utilizzo di questo nuovo “sigillo di garanzia”, uno strumento pensato per blindare le eccellenze del Made in Italy e offrire ai consumatori una bussola certa nel labirinto delle etichette.
Confeuro (Confederazione Agricoltori Europei) accoglie la notizia con favore, definendola un passo avanti cruciale per un Paese che nel biologico è già leader in Europa. Tuttavia, dietro i brindisi per il nuovo marchio, si nasconde un’insidia che rischia di rendere vani gli sforzi dei nostri agricoltori: la concorrenza sleale dei prodotti d’importazione.
L’allarme di Andrea Tiso: “Eccellenze minacciate”
Nonostante l’Italia sia un punto di riferimento globale per la produzione sostenibile, il sistema produttivo nazionale mostra crepe preoccupanti dovute alle dinamiche del mercato globale.
“È un ottimo segnale, ma la valorizzazione dei prodotti di punta non basta,” commenta Andrea Tiso, presidente nazionale Confeuro. “Dobbiamo monitorare con attenzione l’andamento generale. Se da un lato promuoviamo il Bio, dall’altro assistiamo a fenomeni che penalizzano i nostri produttori alla base.”
Il caso Olio d’Oliva: l’ombra della Tunisia sul Made in Italy
L’esempio più eclatante citato da Confeuro riguarda l’oro giallo italiano. Nell’ultimo anno si è registrata una vera e propria impennata delle importazioni di olio d’oliva dalla Tunisia. Questa massiccia immissione di prodotto estero ha scatenato due effetti devastanti:
- Crollo dei prezzi: L’abbondanza di olio tunisino a basso costo ha abbassato le quotazioni sul mercato.
- Margini azzerati: I piccoli e medi agricoltori italiani, che devono affrontare costi di produzione (sociali, ambientali e fiscali) molto più elevati rispetto ai competitor extra-UE, si ritrovano schiacciati tra l’import selvaggio e le dinamiche della Grande Distribuzione Organizzata (GDO).
La soluzione: produttività e difesa della filiera
Per Confeuro, il Marchio Biologico è solo l’inizio. La vera sfida del 2026 sarà rafforzare la produttività complessiva del sistema agricolo italiano. Non basta che il prodotto sia buono e certificato; deve essere messo in condizione di stare sul mercato senza subire speculazioni.
“Dobbiamo difendere gli ambasciatori del Made in Italy nel mondo, come l’olio d’oliva,” conclude Tiso. “Solo rafforzando la filiera e garantendo condizioni eque ai produttori potremo garantire un futuro sostenibile all’agricoltura nazionale.”
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