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Microplastiche nei pesci del Pacifico: anche le isole più remote sono contaminate

Microplastiche nei pesci del Pacifico: anche le isole più remote sono contaminate

Persino alcune delle aree più isolate del Pacifico non sono riuscite a sottrarsi all’inquinamento da plastica. Un’ampia analisi condotta su pesci catturati nelle acque intorno a Fiji, Tonga, Tuvalu e Vanuatu ha rivelato che quasi un esemplare su tre contiene tracce di microplastiche. Un dato che solleva serie preoccupazioni per la salute degli ecosistemi marini e per la sicurezza alimentare delle comunità locali.

Lo studio scientifico sui pesci pescati

Un nuovo studio scientifico ha dimostrato che l’inquinamento da plastica ha raggiunto anche le acque costiere delle isole più remote del Pacifico. La ricerca, pubblicata sulla rivista PLOS One e guidata da Jasha Dehm dell’Università del Sud Pacifico, ha analizzato centinaia di esemplari appartenenti a numerose specie ittiche.

I risultati mostrano che quasi un terzo dei pesci che vivono nei pressi dei Paesi e dei Territori Insulari del Pacifico presenta microplastiche all’interno dell’organismo, confermando come questo tipo di contaminazione sia ormai diffuso anche lontano dai grandi centri industrializzati.

Le cause dell’inquinamento da plastica nel Pacifico

Secondo i ricercatori, questi territori potrebbero essere particolarmente esposti all’inquinamento da plastica a causa della rapida espansione urbana e delle limitate capacità di gestione dei rifiuti e delle acque reflue. Le differenze emerse tra i Paesi analizzati mettono in evidenza l’inefficacia, o in alcuni casi l’assenza, di sistemi adeguati per la gestione dei rifiuti.

Queste criticità strutturali rendono difficile proteggere ecosistemi marini fragili, come le barriere coralline, che rappresentano una risorsa fondamentale per la biodiversità e per le economie locali.

I rischi per le comunità costiere e la sicurezza alimentare

Molte comunità costiere del Pacifico dipendono in modo significativo dal pesce come principale fonte di sostentamento e di reddito. La presenza diffusa di microplastiche nei pesci rende i risultati dello studio particolarmente allarmanti dal punto di vista della salute umana e della sicurezza alimentare.

L’accumulo di microplastiche nella catena alimentare potrebbe infatti avere effetti a lungo termine ancora poco conosciuti, aumentando l’urgenza di interventi mirati per ridurre l’inquinamento marino.

Livelli di contaminazione più elevati

Lo studio ha analizzato 878 pesci appartenenti a 138 specie diverse, pescati in acque costiere. L’arcipelago delle Fiji ha mostrato i livelli di contaminazione più alti: quasi il 75% dei pesci campionati conteneva microplastiche, una percentuale nettamente superiore alla media globale stimata intorno al 49%.

Due specie erano presenti nel pescato di tutti e quattro i Paesi analizzati: l’imperatore (Lethrinus harak) e la triglia linea punto (Parupeneus barberinus). Entrambe hanno mostrato livelli di contaminazione più elevati quando pescate nelle acque delle Fiji rispetto alle altre aree.

I pesci più esposti

Secondo la ricerca, i pesci associati alle barriere coralline e quelli che vivono vicino ai fondali marini presentano una probabilità maggiore di contenere microplastiche rispetto alle specie che abitano le lagune o il mare aperto. In particolare, le specie che si nutrono di invertebrati o che cacciano le prede esplorando tane e anfratti hanno registrato i tassi di contaminazione più elevati, evidenziando come le abitudini alimentari giochino un ruolo chiave nell’esposizione all’inquinamento da plastica.

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